29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 06:35:20

Danilo Tarso
Danilo Tarso

– È stato il trio cameristico capitanato da Danilo Tarso al pianoforte, con Nicolò Masetto, al contrabbasso e Giovanni Iacovella alla batteria a chiudere la 75ª Stagione degli Amici della Musica venerdì scorso al Mudi. Tarso, tarantino di soli 27 anni è risultato vincitore assoluto lo scorso 7 giugno, presso la Casa del Jazz a Roma, del Premio Lelio Luttazzi per la categoria Giovani Pianisti Jazz. Un concerto intitolato Wormhole, termine mutuato dalla fisica che sta a significare un ideale viaggio verso una dimensione nuova, irreale ma sicuramente più completa di quella di partenza in cui l’espressione artistica ambisce ad essere specchio dell’io più intimo, mai adeguatamente rappresentato.

Danilo Tarso
Danilo Tarso

Batteria e contrabbasso integravano la formazione tipica nella dimensione in trio utilizzata da Bill Evans e Keith Jarret per assicurare quell’equilibrio tra le sonorità, fondamentale in un ambito in cui nulla è codificato o prestabilito ma nel quale è evidente il tentativo di esprimere i propri stati d’animo, le proprie emozioni in una tensione continua che tende a trasmettere l’essenza del proprio essere. Un percorso di ricerca, di sperimentazione affrontato da Tarso a volte con estrema delicatezza, in punta di piedi, a volte con impeto ed irruenza, a volte con cristallina chiarezza nel continuo tentativo di esprimersi al meglio. Danilo Tarso ha saputo proporre il jazz come musica libera, la cui bellezza sta proprio nella libertà di suonare fuori da canoni predeterminati, il che ne fa una musica sostenibile.

“In questo concerto ci sono tutte musiche scritte da me, – ci racconta Tarso prima dell’inizio del concerto – e come tali rappresentano la perfetta sintesi della mia personalità. Se fossero brani scritti da altri, verrebbero suonati da me alla mia maniera, invece sono melodie e armonie tutte scelte da me e dai musicisti che suonano con me, sintesi e fotografia di tutto quello che sono stato, della mia formazione, consapevole e inconsapevole”.

Perchè intitolare il concerto Wormhole?
«Sono innamorato del film Interstellar di Christopher Nolan in cui si parla anche del sentimento dell’amore tra il protagonista e la figlia che non finisce neanche a distanza di anni luce. Wormhole è il momento in cui i protagonisti riescono a fare nella fiction questo viaggio interstellare fisicamente, un passaggio, una galleria che permette di arrivare lontano in pochissimo tempo. Così come il wormhole è una cosa che non appartiene certamente al mondo reale, anche la musica è sì materializzazione sonora, ma ha qualcosa che sfugge, di cui è difficile parlare. Noi cerchiamo di tradurre nel nostro linguaggio delle emozioni non del tutto traducibili».

Con la tua formazione classica come sei approdato al jazz?
«La musica classica è stata la mia prima passione, da piccolo facevo il finto direttore d’orchestra quando mettevo i dischi di musica classica di mio padre, ne ascoltavo tantissimi. Per questo mi sono appassionato al pianoforte ed ho iniziato a studiarlo. Sul finire del percorso classico ho scoperto che c’era anche questa musica, con il linguaggio del jazz in cui mi sono reso conto che tutto è possibile. Giá quando ero al conservatorio improvvisavo tantissimo, è un mondo in cui tutto è possibile e a questo mondo ho sentito di appartenere. Il jazz attira nel suo campo gravitazionale molteplici generi è un linguaggio che nasce dove c’è improvvisazione, più che come contaminazione lo vedo come incontro di musiche diverse, di linguaggi diversi che diventano una cosa unica, in questo contesto ognuno lo fa con il suo background».

Il futuro di Tarso è sempre verso il jazz questa estate lo vedrà infatti impegnato come maestro collaboratore all’Accademia Chigiana di Siena per il terzo anno consecutivo con il grande David Krakauer nel corso di clarinetto contemporaneo in cui affronterà con gli studenti un repertorio classico ma anche di avvicinamento all’improvvisazione, sarà inoltre protagonista di un progetto tra l’Accademia Chigiana e Siena Jazz con un’orchestra sinfonica impegnata su musiche di Frank Zappa.

di Daniele Lo Cascio

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