24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

Cronaca News

Di Maio non teme la chiusura del siderurgico

Il vicepremier: «Nessun problema se i patti saranno rispettati»

Il ministro Luigi Di Maio a Taranto prima di salire in prefettura per presiedere il Tavolo istituzionale su Contratto di Sviluppo
Il ministro Luigi Di Maio a Taranto prima di salire in prefettura per presiedere il Tavolo istituzionale su Contratto di Sviluppo

La parola “chiusura” aleggia come uno spettro ormai da tre giorni. Da quando, cioè, nel decreto crescita è stata introdotta la norma che abolisce l’immunità penale per i nuovi gestori dello stabilimento siderurgico.

Ieri a Taranto il ministro Di Maio ha cercato di alleggerire il peso di una vicenda che rischia di fare da detonatore all’interno del governo. Perché, come è noto, mentre la Camera approvava il decreto che porta via l’immunità, dall’altra c’è da fare i conti con la posizione della Lega che, invece, ha fatto approvare un ordine del giorno che viaggia in direzione diametralmente opposta. Luigi Di Maio stamattina avrebbe dovuto occuparsi eslusivamente del Contratto Istituzionale di Sviluppo. La cronaca di questi giorni lo ha costretto a fare il punto sull’ex Ilva: «Il problema dell’immunità è risolto: l’immunità non esiste più. Questo non è stato un atto contro i lavoratori o contro Arcelor Mittal. Ma come sapete su questo aspetto si sarebbe pronunciata in autunno la Corte Costituzionale. Noi su questa norma abbiamo sempre avuto perplessità e quindi abbiamo ritenuto che nessuna immunità potesse esserci in una situzione complicata come quella di Taranto».

Già, ma Arcelor Mittal ha lasciato intendere che senza immunità sarà impossibile gestire quegli impianti. Eccola allora la parola “chiusura” che riecheggia. Ma Di Maio ha ostentato tranquillità: «Se si porteranno avanti i patti, se ci sarà l’aggiornamento degli impianti, se sarà rispettato il piano ambientale e la copertura parchi, non ci saranno problemi». Troppi “se”, forse. Intanto c’è da affrontare il nodo della cassa integrazione annunciata da Arcelor Mittal. «Sono al lavoro – ha detto il ministro – anche sulla cassa. Chiederemo chiarimenti all’azienda sul perché 1.300 lavoratori dovranno essere messi in cassa integrazione». Un’altra grana, insomma. Probabilmente cominciano ad essere troppe e allora il ministro ha preferito spostare l’attenzione sui contenuti del Tavolo istituzionale: «L’ultima volta che sono venuto qui c’erano un miliardo di investimenti e solo 300 milioni di euro impegnati. Oggi ci sono 700 milioni impegnati ed entro settembre, quando verrò la prossima volta, avremo 500 milioni di euro per progetti in fase di esecuzione. Abbiamo varato la zona economica speciale e 90 milioni di euro per il Centro Storico sono già assegnati ai progetti». Quindi l’annuncio: «Oggi firmiamo un protocollo d’intesa per l’Arsenale: 30 milioni per dargli una doppia funzione: produttiva e come museo aperto ai turisti». E non a caso stamattina c’era anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta insieme alla nutrita pattuglia di ministri pentastellati che erano stati a Taranto già ad aprile: Giulia Grillo (salute), Alberto Bonisoli (cultura), Sergio Costa (ambiente), Barbara Lezzi (Sud).

Praticamente tutto il governo di matrice pentastellata. Nella consapevolezza che il M5S a Taranto si sta giocando buona parte del suo futuro politico.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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