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Di Maio e l’incognita da evitare

Il ministro ha chiarito che non vuole la chiusura del siderurgico

La visita a Taranto di Luigi Di Maio
La visita a Taranto di Luigi Di Maio

Quali segnali raccogliere dopo la giornata del Tavolo istituzionale per lo sviluppo? C’è un primo dato confortante che si registra: il dialogo tra le istituzioni. Per anni a Taranto abbiamo vissuto di veti incrociati, di incomunicabilità e di dispettucci più o meno gravi che, uniti a inettitudine, lassismo amministrativo e scarsa autorevolezza politica, hanno di fatto paralizzato prospettive e cantieri. La sensazione è che questa volta le ragioni del territorio stiano avendo un peso in più rispetto a rivalità e tentativi incrociati di mettere il bastone tra le ruote.

Certo, non tutto fila per il verso giusto. Il ministro Luigi Di Maio ha subito colto, ad esempio, l’esistenza di una falla tutt’altro che trascurabile: l’assenza di coordinamento negli interventi di bonifica. Ci sarà una regia unica, è stato detto, per evitare sovrapposizioni improduttive. Del resto, già da tempo il sindaco Rinaldo Melucci ha sollevato questo problema e proprio al Tavolo ha sottolineato come la percezione dei cittadini rispetto gli interventi di bonifica sia ancora molto scarsa, nonostante proprio le bonifiche dovrebbero dare il senso del cambio di passo e di prospettiva rispetto al passato. Se questo aspetto, unito alla accelerazione che è stata data alla fase esecutiva del piano di riconversione economica, è l’elemento più confortante emerso dal Tavolo del 24 giugno, c’è però un altro aspetto che copre come una grande incognita il futuro di Taranto e della sua provincia: il destino dello stabilimento siderurgico.

Senza infingimenti di sorta: di fronte al mutato quadro delle condizioni iniziali, Arcelor Mittal potrebbe non garantire il proprio impegno su Taranto. Se è vero – come ha voluto precisare Di Maio – che la cosiddetta immunità non era inserita nel contratto siglato con questo governo, è anche vero che quella condizione faceva parte della cornice normativa entro cui quel contratto era stato sottoscritto. Cambiate le regole del gioco a partita iniziata, Arcelor potrebbe anche decidere di disimpegnarsi da Taranto. E questa è la grande incognita da affrontare. Siamo preparati ad una simile evenienza? Esiste una contromisura per evitare che l’eventuale rinuncia di Am si traduca in una catastrofe economica e sociale per la città e per la sua provincia? C’è un cosiddetto piano B? Il timore è che, ad oggi, su questo fronte si sia completamente scoperti. Per questa ragione, occorrerebbe uno sforzo di ragionevolezza da parte di tutti gli attori in campo.

Perché la riconversione economica è una strada che richiede anni per realizzarsi, mentre l’emergenza avrebbe un impatto immediato e devastante. A questo bisogna pensare, senza inutili prove muscolari che rischiano di lasciare sul campo morti e feriti. Di Maio questo lo sa bene e più volte ha lanciato messaggi distensivi: lui alla chiusura dello stabilimento non ci pensa. Anzi, ha auspicato che il siderurgico continui a dare lavoro ai tarantini ma aprendo vie che liberino la città dalla dipendenza quasi esclusiva da quella fabbrica. Nessuna ostilità, quindi, verso Arcelor Mittal. Altro elemento: la lettura dei dati sanitari da parte del ministro Grillo, pur confermando alcune importanti criticità, aiuta ad una analisi più distensiva che respinge un certo allarmismo esasperato e talvolta terrorizzante. È un segnale anche questo. La sensazione è che il capo politico del M5S abbia dovuto concedere alla sua base la cancellazione dell’immunità. Ben sapendo che, probabilmente, qualcos’altro andrà studiato per evitare quella emergenza che, sì, scatenerebbe il panico. Con conseguenze difficilmente gestibili.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

1 Commento
  1. Alessandra Fiusco 3 settimane ago
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    Gentile signor Ferrari se una fabbrica uccide ba chiusa. Alla gente che muore o perde i propri cari poco interessa “il mero calcolo economico”. E chiunque affermi il contrario è complice di questo GENOCIDIO. È dal 2012 che Taranto sacrifica i propri figli per qualche tonnellata d’acciaio. Portate i vostri figli a vivere a Taranto,.così vi si schiariscono le idee. Saluti.

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