Cronaca News

Riconosciuto il valore dell’informazione locale

Gli Stati Generali dell'Editoria alla Presidenza del Consiglio

Stati Generali dell'editoria
Stati Generali dell'editoria

Un punto fermo è stato messo: il valore dell’informazione locale.

Tutto il resto, però, è ancora da defi­nire e resta avvolto in una preoccu­pante nube di incognite.

Giovedì 27 giugno si è tenuto un ulteriore step degli Stati Generali dell’Editoria. Una fase di confronto e di ascolto che, in quest’ultima oc­casione, ha visto la partecipazione di numerosi direttori di giornali, da quelli nazionali a quelli locali. Fra gli altri, sono intervenuti i direttori de La Stampa, Maurizio Molinari, del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, del Secolo XIX, Luca Ubaldeschi, oltre ai vicedirettori di Avvenire, Fatto Quotidiano. Per i giornali locali hanno partecipato il direttore di Tarantobuonasera, Enzo Ferrari, Ferruccio Pallavera del Cittadino di Lodi, Pier Francesco Bellini, di­rettore de La Voce di Rovigo, oltre a rappresentanti del Corriere di Ro­magna, della Provincia di Cremona e della Voce Isontina. Uno spaccato rappresentativo della informazione cartacea nel nostro Paese.

A presiedere all’incontro è stato il sottosegretario con delega all’edito­ria, Vito Crimi. Riccardo Luna, di­rettore dell’agenzia Agi, e il docente della Sapienza, Alberto Marinelli, hanno tenuto gli interventi introdut­tivi al confronto. I lavori sono stati moderati da Ferruccio Sepe, capo del Dipartimento informazione e editoria.

L’informazione locale, dunque.

È l’unica alla quale il sottosegreta­rio Crimi ha riconosciuto il diritto a ricevere un sostegno pubblico. In quali forme, però, non è ancora chiaro. «C’è ancora tanta domanda di informazione locale – ha detto il senatore – ma bisogna accompagna­re i lettori ad abituarsi a forme di fruizione diverse da quelle tradizio­nali». È evidente che Crimi guardi al web e consideri ormai residuale la “carta”. Anche se, negli interventi che si sono succeduti, è stato spie­gato come il web, da solo, non sia remunerativo per i giornali locali e che le versioni online esistono in quanto esistono i giornali cartacei, che hanno una struttura redazionale e contratti da rispettare, a differenza degli innumerevoli siti improvvisati di informazione che, senza alcuna struttura, vivono di visualizzazioni strappate grazie alle informazioni “rubate” da altri siti.

Crimi ha anche considerato superato l’Ordine dei Gironalisti, «che non ha più ragione di esistere di fronte a questo cambiamento», se si considera che oggi l’informazione ha bisogno di figure non strettamente giornali­ stiche, come quelle dei data analyst, ad esempio.

«Non ho tutte le risposte – ha con­cluso Crimi, determinato nel consi­derare inderogabile la chiusura entro il 2023 del finanziamento pubblico ai giornali – ma il modello deve cambiare». E a proposito di modelli, Maurizio Molinari ha molto bene individuato il problema di fondo: la ricerca di un modello di business che sintetizzi l’esigenza di difendersi dalla perdita del cartaceo e ottenere il meglio dalla crescita del digitale. «Chi individuerà per primo il nuovo modello di business – ha detto il di­rettore de La Stampa – lo avrà trovato per tutti».

Il cambiamento, probabilmente, dovrà passare anche attraverso una rivisitazione dei modelli contrat­tuali, come più volte è emerso nel corso della discussione. Ma resta un interrogativo di fondo che rende il futuro dell’editoria gravido di in­cognite. L’interrogativo lo ha posto Ivan Zazzaroni: «C’è interesse a salvare i giornali, che sono ancora un baluardo dell’informazione»? Questo è l’interrogativo di fondo. La percezione è che la risposta non sia rassicurante.

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