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Caso ArcelorMIttal, Di Maio: Vogliamo una soluzione

Il ministro: aperti al dialogo. Ma è scontro sulla cassa integrazione

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

“Sull’Ilva tutti vogliamo trovare una soluzione. Salvaguardare l’indotto e il rispetto dell’ambiente non si escludono a vicenda. Se però la risposta è il ricatto, non va bene. Siamo aperti al dialogo, mi auguro lo sia anche Mittal”. In una intervista a Repubblica il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, torna sul tema della revoca dell’immunità penale legata all’attuazione del piano ambientale per gli ammi­nistratori di Ilva ora in mano ad ArcelorMittal. Il ministro nell’intervista si è detto pronto a trovare una soluzione per evitare che ArcelorMittal lasci lo stabilimento il 6 settembre – come annunciato – data in cui il decreto Crescita ha previsto che scatti lo stop all’immunità.

Nervi tesi, comunque, sul fronte acciaio. Ieri l’in­contro tra le organizzazioni sindacali e Arcelor Mittal per discutere nuovamente dell’apertura della procedura di cassa integrazione. “Nonostante i vari incontri, ancora ad oggi, l’azienda ha mostrato una totale chiusura sulle richieste avanzate dai sinda­cati” dicono Fim, Fiom, Uilm e Ugl che “hanno chiesto uno slittamento dell’avvio della procedura della cassa integrazione, in attesa dell’incontro mi­nisteriale previsto con le organizzazioni sindacali il prossimo 9 luglio, provando ad entrare nel merito sull’ integrazione salariale, rotazione del personale e gestione delle ferie programmate”. “Tali richieste” dicono i metalmeccanici “si rendevano necessarie per arrivare ad un confronto con il ministro Luigi Di Maio ed affrontare anche la complessità della vertenza ex Ilva e di quanto sta emergendo in que­ste settimane. Arcelor Mittal ha deciso di fatto di voler proseguire unilateralmente, con l’avvio della procedura di Cigo, assumendosi una responsabilità che peserà nei rapporti futuri con i lavoratori e le loro rappresentanze. Le scriventi organizzazioni sindacali, pertanto, proclamano 8 ore di sciopero su tre turni per la giornata del 4 luglio e inoltre percorreranno tutte le strade possibili, anche attra­verso il ricorso agli enti competenti, per impedire l’utilizzo da parte di Arcelor Mittal della stessa cassa integrazione”.

In rivolta anche l’appalto. “Il tavolo di incontro di ieri con ArcelorMittal, che nei fatti sancisce la decisione di avvio della Cigo all’interno della fabbrica, non può che creare ulteriori incertezze e preoccupazioni tra i lavoratori dell’appalto. Siamo dinanzi ad un atteggiamento fortemente unilate­rale e tristemente in continuità con il passato, che non rispetta a nostro avviso le reali necessità del territorio martoriato dal perdurare degli eventi di incertezza”. Così Fim, Fiom e Uilm che “ritengono questi atteggiamenti poco trasparenti e sicuramente privi della giusta attenzione e considerazione dei lavoratori dell’appalto, i quali prima di ogni altro hanno pagato e continuano a pagare a caro prezzo la ricaduta di scelte miopi ed insensate. E’ neces­sario contrastare con decisione tutto ciò che non dimostri il reale interesse e la tutela dei lavoratori dell’appalto e ci contrapponiamo alla differenzia­zione contrattuale dei lavoratori a parità di attività svolta, che ne alimenta la divisione nel contesto sociale; mancanza di trasparenza sull’affidamento degli appalti talvolta assegnati al massimo ribasso e che svendono professionalità, mettendo a rischio il requisito della salvaguardia della salute e sicurezza in fabbrica; mancanza della dovuta considerazione delle altissime professionalità già presenti nel terri­torio intesa come ricerca sfrenata di competenze al di fuori del perimetro locale; mancanza di politiche industriali nel perimetro dell’appalto che siano in grado di garantire ai lavoratori una prospettiva reale e di lungo termine”. Da qui la decisione di scioperare da parte dell’appalto il 4 luglio per la durata di 8 ore per ogni turno di lavoro con presidio davanti alla portineria imprese.

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