20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2020 alle 16:52:58

Cronaca News

Sciopero, si ferma ArcelorMittal

I sindacati: alta partecipazione alla mobilitazione contro la cassa integrazione

ArcelorMittal
ArcelorMittal

«Registriamo una grande adesione da parte dei lavoratori. Siamo oltre il 75%: oggi la fabbrica è praticamente ferma, comprese le acciaierie». È il segretario della Fim Cisl di Taranto e Brindisi, Biagio Prisciano, a commentare – positivamente – lo sciopero che sta caratterizzando lo stabilimento Arcelormittal di Taranto. Una mobilitazione che nasce come risposta alla decisione «unilaterale», aggiunge Prisciano, dell’azienda di porre in cassa integrazione circa 1.400 lavoratori; provvedimento che Arcelor ha collegato alla crisi dell’acciaio che sta caratterizzando il mercato a livello globale ma che qui, nella “città dell’(ex) Ilva”, con tutto ciò che questa definizione porta con sè, ha inevitabilmente un significato diverso, più ‘profondo’.

Gli operai incrociano le braccia, infatti, a pochi mesi dall’arrivo nella più grande fabbrica d’Europa del gigante francoindiano; e lo fanno, anche, nel giorno dell’incontro tra il ministro Di Maio e Mathieu Jehl, amministratore di Arcelormittal Italia, dopo l’annuncio della prossima chiusura dello stabilimento, il 6 settembre, se non verrà di fatto ripristinata quell’immunità penale appena cancellata – tra gli squilli di tromba del Movimento Cinquestelle – con il Decreto Crescita. «Anche in ragione di questo incontro, e di quello già calendarizzato per il giorno 9, avevamo chiesto ad Arcelor di soprassedere sulla cigo. Invece l’azienda ha scelto questa prova di forza» annota Prisciano, che sottolinea come «anche l’appalto ha risposto e sta scioperando». Proprio l’indotto ha patito in maniera pesantissima gli anni difficili che hanno caratterizzato la vita dell’ex Ilva pre-Mittal, e il nuovo clima di incertezza è fonte di preoccupazione. «I lavoratori dell’ex Ilva di Taranto stanno aderendo in massa allo sciopero di otto ore su tre turni proclamato da Fim Fiom Uilm e Ugl» aggiunge Rocco Palombella, segretario generale Uilm.

L’ultimo sciopero di questa portata risale a ottobre 2017 quando Am InvestCo e commissari straordinari inviarono la comunicazione art. 47 ai ministeri interessati e alle organizzazioni sindacali per il trasferimento di Ilva in ArcelorMittal. Le condizioni di assunzione all’epoca prevedevano 4.000 esuberi, senza il mantenimento dei livelli retributivi, di inquadramento e di anzianità. Anche in quel caso l’adesione dei lavoratori fu altissima. «Per questo – piega Palombella – la giornata di oggi è importante non solo per evitare la cassa integrazione, ma per evidenziare come i lavoratori siano preoccupati per il loro destino e per gli investimenti del piano ambientale che dovrebbero garantire il futuro dello stabilimento e della città di Taranto. Ci auguriamo che l’incontro di oggi al ministero dello Sviluppo economico tra azienda e Ministro, che anticipa quello del 9 con le parti sindacali, serva a chiarire la questione legata al tema dell’immunità, ma anche a scongiurare che ArcelorMittal prosegua in modo unilaterale con la procedura della cassa integrazione».

Nella giornata di mercoledì 3 luglio, erano state le Rsu di Fim, Fiom e Uilm a rimarcare l’importanza della mobilitazione: «Sbaglia chi cerca di delegittimare lo sciopero del 4 luglio e chi lo fa è per scopi indubbiamente diversi dalla piattaforma rivendicativa dei sindacati che hanno organizzato un primo momento di lotta in concomitanza dell’incontro previsto per domani tra Arcerlor Mittalr e il ministro Di Maio. Vorremo inoltre sfatare il falso mito che quando si sciopera si produce ugualmente perché ci sono le comandate. Le comandate servono alla salvaguardia di alcuni impianti, non tutti, e non servono a garantire la produzione. Non servono a garantire la produzione». Ieri 3 luglio si è riunito anche l’Esecutivo della UIL di Taranto, per il quale è «inammissibile il comportamento dell’Azienda che a sei mesi dalla presa in carico degli impianti non esita a ridurre ulteriormente il numero di personale, peraltro, solo su Taranto, in una realtà già pesantemente interessata da una crisi interminabile, che continua a gettare nell’incertezza e nello sconforto migliaia di lavoratori con le loro famiglie».

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