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Grottaglie, i preziosi dipinti riportati alla luce

Presentato il restauro delle opere della Chiesa del Carmine

Cappella della Madonna, nella Chiesa del Carmine, a Grottaglie
Cappella della Madonna, nella Chiesa del Carmine, a Grottaglie

GROTTAGLIE – Una vera scoperta quella che hanno fatto i cittadini di Grottaglie che hanno partecipato alla presentazione del restauro dei dipinti sulla volta della Cappella della Madonna nella Chiesa del Carmine. Gravemente compro­messi dal degrado provocato dal tempo, i dipinti erano ormai illeggibili: in parte anneriti dal fumo delle candele che devoti e celebranti accendevano in gran numero nella cappella, in parte orbati da distacchi più gravi, i dipinti che decorano tutta la volta, erano diventati un “ricordo sbiadito”. È stata la volontà della Confraternita del Carmine, attiva dal XVI secolo e con sede nello stesso complesso monastico fondato nel 1505, a voler completare il restauro della cappella che, dopo la grande tela della Vergine e il baldacchino ligneo portato a nuovo l’anno scorso, ha impegnato per un intero anno la restauratrice Maria Gaetana Di Capua, curatrice degli altri interventi, che anche in anni precedenti avevano riguardato la chiesa parrocchiale, che ha dovuto dare fondo a tutta la propria professionalità per salvare e al contempo restituire alla loro bellezza i dipinti.

Cappella della Madonna, nella Chiesa del Carmine, a Grottaglie
Cappella della Madonna, nella Chiesa del Carmine, a Grottaglie

La presentazione è avvenuta nel corso di una cerimonia alla quale hanno preso parte, oltre al parroco don Ciro Santopietro e al priore della Congrega, Antonio Santese, la restauratrice e il vicario generale della diocesi di Taranto, monsi­gnor Alessandro Greco, presenti il sindaco Ciro D’Alò e il vicesindaco Vincenzo Quaranta.

Non di affreschi si tratta, come in genere per tutti i dipinti parietali successivi all’età barocca, ma di dipinti ed è questo che li rende più delicati, dal momento che la pittura, pur fatta con diversi materiali, non si lega solidamente all’intonaco fresco. I dipinti dell’apoteosi della Vergine furo­no realizzati da un giovane artista grottagliese, molto promettente, Vincenzo Marseglia, che aveva studiato a Napoli, ricevendone l’influenza artistica, e che ha lasciato solo pochissime opere, essendo morto giovanissimo, ma che aveva messo in mostra doti molto singolari e che proprio in questa cappella lascia il compendio del suo stile e la sua opera più importante.

Monsignor Greco, nel suo intervento, ha sotto­lineato il ruolo teologico e pastorale che l’arte sacra ha sempre svolto, non limitandosi mai alla decorazione o all’abbellimento dei luoghi di culto, ma proponendosi di spiegare visiva­mente ai fedeli, soprattutto quando la stragrande maggioranza era composta da analfabeti, quindi limitati nel rapporto con le sacre scritture e con le catechesi, l’identità, il ruolo, le modalità di esple­tamento del compito delle figure rappresentate. In questo caso, il dipinto mostra la Vergine del Carmelo che regge il Bambino che ha le braccia spalancate rivolte al mondo. Entrambi reggono lo scapolare, segno di un’antica promessa fatta dalla Madonna a San Simone Stock, e segno della mi­sericordia. Un angolo di Paradiso, con numerosi e bellissimi angeli, ma decorato con tantissimi fiori di campo che fanno preciso riferimento alla campagna locale.

di Silvano Trevisani

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