29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Novembre 2020 alle 15:43:40

Cronaca News

«Basta propaganda sull’ex Ilva»

La Fim sfida Di Maio. La Fiom: Grave il silenzio dopo l’incontro al Mise

ArcelorMittal
ArcelorMittal

«I casi dell’ex Ilva – attuale Arce­lorMittal Italia -, insieme alla gestione di Ilva in Amministrazione Straordinaria, con le loro diverse problematiche, continuano ad accentrare l’attenzione dell’opinione pubblica. A quasi un anno di distanza dall’accordo siglato al Mise il 6 settembre 2018, con cui si è sancito il passaggio del gruppo Ilva in AS ad ArcelorMittal Italia, oggi purtroppo si parla ancora di vertenza». Queste le parole del Segretario Regio­nale della Fim Cisl Puglia, Gianfranco Gasbarro all’indomani del riuscito sciopero di 24 ore consu­matosi a Taranto.

«Certamente – continua Gasbarro – avremmo preferito in queste settimane concentrare ogni nostro sforzo sindacale in verifiche di attuazione dell’accordo e magari nella contrattazione, con la realizzazione di una piattaforma integrativa. Invece siamo quasi al punto di partenza con posti di lavoro a rischio e bonifiche ambientali (quelle in capo ad Ilva in AS) da effettuare e non ancora partire. Ragion per cui nella giornata di ieri, giovedì 5 luglio, insieme a Fiom, Uilm e Ugl abbiamo deciso di bloccare lo stabilimento di Taranto. Non accettiamo la cassa in­tegrazione calata, come un fulmine a ciel sereno, da ArcelorMittal Italia per i lavoratori dello stabilimento di Taranto. È inaccettabile, nonostante il calo della domanda di acciaio, mettere in cassa per 13 settimane 1.395 lavoratori su una forza lavoro di circa 8.250 unità. Ci sono altri modi per fronteggiare il calo della domanda di acciaio. All’azienda, inoltre, chiediamo il rispetto dell’accordo sottoscritto, con il comple­tamento delle assunzioni da Ilva in AS. Aprire una procedura di Cigo senza aver completato gli organici previsti è davvero imbarazzante.»

Attenzione verso i lavoratori di Ilva in AS che per la Fim Cisl rimane sempre alta. Diversi i solleciti inviati alla Regione, ma ad oggi tutto è ancora fermo. «Serve maggior impegno da parte della Regione Puglia in termini di formazione ai cassintegrati. Dopo l’annuncio dei mesi scorsi – spiega Gianfranco Gasbarro – è necessario che il presidente Michele Emiliano e l’assessore allo Sviluppo Economico Mino Borraccino, diano seguito ai corsi di formazione». Infine, l’appello al Governo e al Ministro Luigi Di Maio: «Meno pro­paganda e più fatti. Per un rilancio ecosostenibile dell’ex Ilva è importante tener fede agli accordi e agli impegni assunti. Non servono tavoli per fare passerella e recuperare consenso sulla pelle dei lavoratori. La revisione dell’immunità inserita nel decreto Crescita – conclude Gasbarro – sta creando solo una situazione di incertezza e fornisce l’alibi all’azienda». Di ex Ilva ha parlato anche Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil: «Il Governo e ArcelorMittal ripensino la qualità del sistema di relazioni industriali che ha segnato questi primi mesi di presenza della multinazionale. Di tale esigenza ne è conferma l’atteggiamento che ArcelorMittal e il Go­verno hanno deciso di tenere al termine dell’incontro di ieri.

A nessuno sfuggono i comprensibili elementi di riservatezza. Tutto ciò non può, però, legittimare un atteggiamento che sostanzialmente consegna una vicenda di straordinaria rilevanza pubblica e sociale al silenzio dei protagonisti dell’incontr: il destino dell’ex Ilva non è una questione privata. Tanto più che l’incontro precede di 5 giorni la riunione del tavolo di monitoraggio al Mise, a cui le organizza­zioni sindacali non intendono svolgere un ruolo di meri osservatori. Ci aspettiamo che l’incontro del 9 luglio consenta di affrontare i nodi veri ed irri­solti riguardanti il piano industriale, il risanamento ambientale e l’occupazione, alla luce delle vicende di queste settimane, a partire dal ricorso alla cassa integrazione e dalla normativa contenuta nel DL Crescita. Ricordiamo, infatti, che è stata già avviata la cassa integrazione nello stabilimento di Taranto e che l’utilizzo delle ferie forzate negli stabilimenti di Genova e Novi Ligure rappresenta un segnale preoccupante».

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