23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Cronaca News

Da Palazzo di Città, Rita Frunzio: Vi racconto la mia verità

Dopo la revoca delle deleghe decretata dal sindaco, parla l’ex assessore

Rita Frunzio
Rita Frunzio

«Il mio ruolo di dirigente scolastico non ha impedito di assolvere con impegno e responsabilità l’esercizio della funzione assessorile». Rita Frunzio, ormai ex assessore comunale alla Pubblica Istruzione e Pari Opportunità, dopo la revoca delle deleghe decretata dal sindaco Melucci, spiega le sue ragioni.

«Verso la fine di maggio, sono stata indicata al nostro sindaco dai due consiglieri comunali (il riferimento è a Stellato e Lupo, ndr) per ricoprire la prestigiosa e motivante carica di assessore alla Pubblica istruzione e Pari opportunità. Accetto tale incarico “tecnico” fondato su competenze specifiche utili alla delicata delega della Pubblica istruzione, come risulta nel mio curriculum. Nel giro di poche ore ricevo manifestazioni di stima, di fiducia “al di sopra di ogni sospetto”, di aspettative professionali dichiaratamente espresse in formule di cortesia e riconoscimento pubblico. Ovvero, a dire dei tre, la persona giusta al posto giusto. Da subito l’affidamento di un programma con punti a me molto chiari: dimensionamento rete scolastica, giochi del mediterraneo 2025, asili nido comunali. Tali compiti sfociano con prontezza nel lavoro di squadra, per me entusiasmante, con assessori e dirigenti della Pubblica istruzione, con i quali si è stabilita una totale e costruttiva sinergia di intenti “professionali e tecnici”.

Contrariamente a quanto riportato sui media – evidenzia Frunzio – il mio ruolo di dirigente scolastico non ha impedito di assolvere con impegno e responsabilità l’esercizio della funzione assessorile. Del resto, quanto dichiaro è dimostrabile attraverso le costanti presenze e attività svolte in assessorato, in giunta, in consiglio comunale e nelle varie forme di rappresentanza per delega del sindaco. Purtroppo, improvvisamente, il 5 giugno la personale “strada giusta” – quella della linearità e coerenza professionale – viene interrotta: non più incantesimo, ma brusca realtà di censure rivoltemi dai due consiglieri per nulla pertinenti agli aspetti tecnico-amministrativi del mio mandato. Mi preme dissentire, pertanto, su quanto letto nella nota della consigliera (Gina Lupo, ndr) “A nulla sono valsi i tentativi del capogruppo di ricondurre i processi comunicativi verso la normalizzazione”. Quale normalizzazione? Lei stessa ha bloccato la chat personale e abbandonato quella di gruppo, a seguire idem l’altro consigliere (Massimiliano Stellato, ndr). Pertanto, mi sono adeguata, mio malgrado, ad una incomprensibile volontà dei consiglieri di riferimento, volta ad interrompere i canali comunicativi. Resta, quindi, in me la convinzione di aver instaurato, con tutti, un corretto rapporto politico basato sui principi dell’etica, poiché l’educazione alla legalità non solo la insegniamo ma soprattutto la pratichiamo, pur nell’illusione di aver creduto di poter ricoprire un incarico inteso come servizio da rendere alla collettività, da esercitare nella massima “trasparenza tecnica” e rispetto dei ruoli».

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