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Tavolo flop, sindacati preoccupati sul futuro dell’ex Ilva

L’incontro al Mise su cassa integrazione e immunità penale

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Da una parte le questioni dell’immunità penale e della cassa integrazione, dall’altra la bomba arrivata dalla Procura di Taranto che ha decretato lo spegnimento dell’Afo 2. Doveva essere un incontro di verifica sull’accordo del 6 settembre 2018, il tavolo convocato al Ministero dello Sviluppo Economico è statao invece travolto dagli eventi che si sono susseguiti nelle ultine settimane fino, appunto, alla notizia arrivata dalla Procura della Repubblica di Taranto. E l’esito è stato tutt’altro che confortante.

Al tavolo erano presenti l’ad di Arcelor Mittal, Matthieu Jehl, le organizzazioni sindacali di categoria Fim, Fiom, Uilm nazionali e territoriali, i commissari Ilva in amministrazione straordinaria Picucci e Fazio, oltre, ovviamente al ministro Luigi Di Maio. Il vicepremier ha informato che il Governo sta interloquendo con la Procura per chiedere di sospendere il provvedimento di spegnimento dell’altoforno. Tra le organizzazioni sindacali serpeggia molta preoccupazione. «La notizia di oggi del possibile spegnimento di Afo2 – afferma Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl – si somma agli altri problemi riguardanti la cassa e lo scudo penale, complicando non solo la gestione dell’accordo ma soprattutto il rilancio industriale e l’ambientalizzazione. L’incertezza sullo scudo penale che, ricordiamo, è solo temporaneo e limitato ai lavori che servono all’applicazione dell’Aia, va sciolta il prima possibile perché non si possono scaricare sui lavoratori, e sulle loro famiglie, i rischi della chiusura degli impianti e della perdita del lavoro in una zona del Sud del Paese con grossi problemi occupazionali. Rispetto alla richiesta di cassa integrazione, riteniamo che l’azienda, partita con un livello occupazionale più basso rispetto alla precedente gestione, abbia già le necessarie flessibilità per affrontare il calo della domanda di acciaio, senza dover ricorrere agli ammortizzatori sociali. Per questo chiediamo il ritiro della procedura di cassa integrazione e l’impegno da parte di tutti a fare la propria parte senza scaricare su lavoratori e ambiente le proprie responsabilità. Anche perche è molto grave che l’azienda non abbia dato alcuna rassicurazione sul rientro alla fine delle 13 settimane dei 1395 lavoratori.

«Riteniamo positive – ha detto invece il segretario della Uilm, Rocco Palombella – le parole del ministro Di Maio che oggi ha assunto impegni precisi per scongiurare la fermata dello stabilimento, ha ribadito la inderogabile validità del piano ambientale e si è impegnato nei prossimi giorni a intervenire, se necessario, con strumenti legislativi per garantire il rispetto del piano stesso. Abbiamo registrato invece un ritardo nell’applicazione dell’accordo del 6 settembre 2018 sia da parte di ArcelorMiIttal che dell’amministrazione straordinaria». «Ancora una volta – ha detto ancora Palombella – il peso della crisi dell’acciaio sta per ricadere esclusivamente sulle spalle dell’Italia e dei lavoratori dell’ex Ilva. Se è vero che ArcelorMittal perde come ha detto 150 milioni di euro in sei mesi, il risparmio ottenuto dalla cassa integrazione ordinaria, circa 8 milioni di euro, è nulla al confronto. Taranto sta già pagando il prezzo di questa crisi, il taglio stesso della produzione di acciaio negli stabilimenti ArcelorMittal sta avvenendo in modo discriminatorio: a Taranto sono previste 1 milione di tonnellate in meno rispetto al piano industriale, mentre negli stabilimenti in Polonia, Germania, Francia e Spagna si tagliano complessivamente 2 milioni di tonnellate di acciaio. Questo atteggiamento aumenta le tensioni e le preoccupazioni dei lavoratori». L’incontro era stato preceduto dalle tensioni per le rivelazioni del Sole 24 Ore sull’addendum al contratto di acquisto dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal. Rivelazioni che dimostrerebbero come Arcelor avrebbe effettivamente la posisbilità di recedere in presenza di un mutamento delle condizioni contrattuali iniziali. Di Maio ha rintuzzato: «Non esiste alcuna possibilità che torni l’immunità penale per gli amministratori dello stabilimento pugliese».

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