Cronaca News

La minaccia alle vittime: “Se non paghi ti sparo in bocca”

I particolari dell'operazione di ieri della Guardia di Finanza che ha portato all'arresto di 26 persone

La Guardia di Finanza
La Guardia di Finanza

“Ti faccio morire”, “Ti devo sparare in bocca”, “O te ne vai da Taranto o ti stacco la testa”. Sono alcune delle minacce di morte che avrebbero fatto caravattari alle vittime. Particolari emersi nell’inchyiesta che ieri ha portato la Guardia di Finanza di Taranto ad una operazione tra Puglia, Sicilia e Lazio con 26 arresti (14 in carcere e 12 ai domiciliari). Nel blitz “Scammers Paradise” ovvero “Paradiso dei truffatori” un esercito, ben 73, gli indagati a piede libero. Prestiti a strozzo per ben 400mila euro con interessi da capogiro, fino al 232% mensili. E i soldi dei raggiri venivano investiti anche in altre attività.

Nelle conversazioni puntualmente intercettate dalle Fiamme Gialle sono emersi episodi di usura che hanno visto protagonista Francesco Vitale nei confronti di alcune persone che se la passavano male sotto il profilo finanziario. Almeno sei, alcune delle quali commercianti sono state identificate dagli investigatori di via Scoglio del Tonno. Una delle vittime è Giuseppe Gualano, la cui esposizione debitoria sembrerebbe aver raggiunto i 280mila euro. E Gualano risulta essere anche vittima dell’usura praticata dai fratelli Enrico e Roberto Urgesi i quali ben consapevoli della disastrosa situazione finanziaria che opprimeva l’uomo hanno cominciato ad accanirsi contro di lui, contattandolo con insistenza e minacciandolo per ottemere il pagamento delle rate tanto da incutere in Gualano uno stato di vero e proprio terrore.

E’ emerso che Salvatore Di Molfetta si è offerto di intercedere personalmente nei rapporti tra i fratelli Urgesi e Gualano al fine di tenere la situazione sotto controllo e dare la possibilità a quest’ultimo di continuare a svolgere con più tranquillità il proprio “lavoro”, di reperimento di società. Di Molfetta di comune accordo con Gualano è riuscito ad intercedere presso Enrico Urgesi convincendolo ad accettare, a parziale ristoro del credito vantato nei confronti di Gualano, un carico di stampanti verosimilmente provento di truffa. Anche Roberto Urgesi si è occupato del recupero delle somme di denaro dei prestiti concessi a Gualano. Il 15 maggio del 2017 è stata intercettata la conversazione tra Diego Vestita e Giuseppe Gualano. Quest’ultimo ha riferito di essere stato violentemente percosso la sera precedente da una “persona di Taranto”. Diego Vestita chiede se l’autore della aggressione sia “Enrico” e l’interlocutore nel fornire piena conferma, spiega di essere stato malmenato a causa delle difficoltà econoniche che non gli permettevano di far fronte al pagamento delle rate.

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