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La testimonianza del collega e il dolore del padre di Zaccaria

«Ci siamo sentiti, non riusciva a scendere perché la cabina era bloccata, vibrava tutto»

Il presidio dell’Usb al molo Sant’Eligio
Il presidio dell’Usb al molo Sant’Eligio

«Ci siamo sentiti l’ultima volta telefonicamente e lui mi ha detto che non riusciva a scendere perchè la cabina era bloccata, vibrava tutto. Poi la gru è caduta in mare». È la testimonianza di Simeone Piergianni, collega di Cosimo Massaro.

Mercoledì sera, anche lui era in servizio al quarto sporgente, quando la tromba d’aria ha provocato la caduta in mare della cabina all’interno della quale si trovava il gruista di Fragagnano. Fatalmente, Simeone era in servizio anche il 28 novembre del 2012, quando la furia del tornado spazzò via la gru sulla quale stava lavorando Francesco Zaccaria. Il suo corpo fu ritrovato giorni dopo in mare, a 30 metri di profondità. «Mercoledì abbiamo vissuto la stessa identica situazione di 7 anni fa – ha raccontato Simeone Piergianni, presente al presidio organizzato giovedì mattina al molo Sant’Eligio – Io monitoro i venti, faccio il sinotticista. Se ci sono problemi alle macchine li rilevo e chiamo la manutenzione. Il problema al Dm5 era relativo alla cabina, perchè era molto più lenta delle altre e per arrivare alla scaletta, invece di tre minuti, ci impiegava due minuti in più.

Ma quella macchina, come le altre, è regolarmente sottoposta ai controlli. In ogni caso, l’operatore non riusciva a “traslare”. I gruisti che stavano operando sulle macchine, in quel momento, erano tre. Mi hanno avvisato che stava arrivando il maltempo. C’è stato solo un picco di vento. Tra l’altro i gruisti, prima del picco, sono stati invitati a scendere. Però la cabina di Cosimo Massaro non è andata al cancelletto perchè bloccata. Lui era un gruista esperto, quindi sapeva che l’unica alternativa, in quelle situazioni, è la sala argani, sopra la macchina. Quando mi ha chiamato al telefono era lì. Poi è arrivata la tromba d’aria. Solo dopo il suo passaggio abbiamo visto che quella gru, alta come un palazzo di 60 metri, era caduta in mare». Nel novembre 2012, invece, Simeone Piergianni, svolgeva la mansione di gruista.

«Ero sulla Dm8 e sono stato miracolato. A differenza di quanto avvenuto al povero Zaccaria, la mia cabina è rimasta sospesa in aria per un paio d’ore. Così mi sono salvato». Il presidio del molo Sant’Eligio è stato organizzato da Amedeo Zaccaria, papà di Francesco, con l’obiettivo di esprimere indignazione per quanto accaduto. «La gru caduta mercoledì è la stessa che ha ammazzato mio figlio – ha detto riferendosi all’incidente del 28 novembre 2012 – Le domande alle quali bisognerebbe dare una risposta sono tante: chi ha ristrutturato la gru? Chi ha fatto i collaudi? Dopo la morte di mio figlio iniziai a lanciare accuse e mi fu detto: “sono parole dettate dal dolore di un padre”. Non è vero. Erano e sono parole dettate dai fatti, scritti su un fascicolo depositato in procura nell’ambito del processo Ambiente Svenduto. La magistratura ha inserito due omicidi colposi, quello di mio figlio e quello di Claudio Marsella, in un fascicolo di Ambiente Svenduto, un processo che non avrà mai fine. Nessuno si pone il problema di quando sarà fatta giustizia per i nostri figli. La verità bisogna farla sapere all’opinione pubblica, non deve rimanere nelle aule di tribunale. Che le gru sono anti-uragano non deve rimanere nelle aule di tribunale, perchè l’opinione pubblica non deve dare la colpa al vento di 80, 90, 100 o 120 km/h. Queste sono gru nate per lavorare 24 ore su 24 ed i sistemi di sicurezza devono essere parte integrante della macchina – evidenzia Amedeo Zaccaria – All’epoca della costruzione questi sistemi di sicurezza c’erano. Nel corso degli anni sono stati modificati per il profitto. Per le penali che l’azienda paga in caso di ritardi nello scarico di una nave. Inutile essere impocriti. Il primo a sbagliare è lo Stato».

 

 

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