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Dall’autopsia emerge l’ipotesi annegamento per Cosimo Massaro

Tra gli otto indagati c’è anche un top manager di Arcelor Mittal

La gru crollata a causa della tromba d’aria
La gru crollata a causa della tromba d’aria

Il povero Cosimo Massaro potrebbe essere morto annegato. E’ stata eseguita nel pomeriggio di lunedì 15 luglio l’autopsia del medico legale Marcello Chironi sul corpo di Cosimo Massaro, il gruista di ArcelorMittal precipitato in mare nel porto di Taranto il 10 luglio scorso mentre era al lavoro sulla macchina meccanica che si è spezzata dopo essere stata investita da una tromba d’aria.

Inevitabile l’alterazione avanzata del corpo dello sfortunato operaio, dovuta alla lunga permanenza in acqua. Stando a quanto trapelato, non sarebbero emersi elementi che cambiano la ricostruzione fatta in questi giorni; sono emerse lesione cutanee, ma verrà effettuato l’esame istologico ai polmoni per verificare se possa essere stato l’annegamento a causare il decesso. Il corpo è stato rinvenuto dai sommozzatori a sei metri di profondità, dopo tre giorni di ricerche. Intanto sono otto gli indagati per quella morte sul lavoro. I sostituti procuratori Raffaele Graziano e Filomena Di Tursi, hanno formulato ipotesi di reato come concorso in omicidio colposo e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Tra gli indagati c’è anche uno dei massimi dirigenti del siderurgico di Taranto di Arcelor Mittal, il belga Stefan Michel Van Campe. Gli altri sono Vincenzo Di Gioia, capo divisione “Sbarco materie prime parchi primari e rifornimenti”; Carmelo Lucca, capo area “Sbarco materie prime”; Giuseppe Dinoi, capo reparto di esercizio; Domenico Blandamura, capoturno Esercizio IV Sporgente; Stefano Perrone, capo squadra Esercizio IV Sporgente; Mauro Guitto, capo reparto Manutenzione meccanica; Andrea Dinoi capo reparto Manutenzione elettrica. Gli otto indagati, tra i quali figura il top manager di ArcelorMittal avrebbero consentito, come recita il capo d’imputazione riportato nell’avviso di garanzia, «l’utilizzo di apparecchiature di sollevamento (gru di banchina) non idonee all’uso da parte di prestatori di lavoro omettendo di collocare impianti destinati a prevenire infortuni sul lavoro, in tal modo cagionando l’infortunio del lavoratore Cosimo Massaro».

E il numero degli indagati potrebbe aumentare anche perché l’inchiesta dovrà approfondire le attività di manutenzione sulla gru di banchina precipitata e anche i motivi per i quali nonostante le previsioni meteorologiche e l’allerta meteo l’operaio fosse al lavoro. Come si diceva sabato scorso le attività di ricerca coordinate dalla Guardia costiera tarantina hanno consentito di ritrovare il corpo dello sfortunato guista in prossimità della cabina dei comandi. Erano le 16.40 di sabato quando, il nucleo subacqueo dei carabinieri fatto intervenire da Pescara dal comandante provinciale col. Luca Steffensen, ha rinvenuto il corpo del lo sfortunato gruista. La Guardia costiera, delegata dall’autorità giudiziaria in queste ore sta eseguendo esami tecnici per accertare responsabilità e dinamica dell’accaduto. Sabato sera conferenza stampa del procuratore Carlo Maria Capristo nella sede del comando provinciale dei carabinieri. “Il collega Graziano – ha detto il Procuratore durante l’incontro con la stampa – ha nominato un ingegnere specializzato che ha già effettuato un sopralluogo sul posto insieme con gli ingegneri dell’ex Ilva, arriveremo a capire con esattezza quanto accaduto”. Il capo della Procura ha aggiunto: “Siamo sulla strada della chiarezza, il nostro primo intento era quello di trovare il corpo del povero Massaro, un ringraziamento ai carabinieri del Nucleo di Pescara. Il ritrovamento è dovuto a loro, importante il contributo fornito anche dai sommozzatori dei vigili del fuoco.

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