21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

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Festival della Valle d’Itria: «Il matrimonio segreto», inno all’amore

Benedetta Torre
Benedetta Torre

MARTINA FRANCA – L’amo­re vero, quello incontenibile che emerge e si manifesta in tutta la bellezza e purezza dei sentimenti, è stato al centro dell’opera Il Matrimonio Se­greto di Domenico Cimarosa, rappresentata martedì sera nell’atrio di Palazzo Ducale a Martina Franca per l’inau­gurazione della 45ª edizione del Festival della Valle d’Itria. Una messa in scena di gran­de eleganza, per un inno alla bellezza dell’amore che vince sulle congetture degli uomi­ni. Qui il tema del matrimonio d’interesse, ricorrente nelle opere coeve viene ribaltato per seguire un’altra prospet­tiva: il matrimonio d’amore è stato già celebrato, è quello di interesse che non si vuol celebrare per mancanza d’a­more.

Il libretto di Giovanni Bertati rispetta il canone delle unità aristoteliche di unità di tem­po, luogo e azione in voga presso i librettisti dell’epoca, la storia si svolge infatti in un sol giorno, sempre all’interno del palazzo di Geronimo e si basa sull’unico tema del ma­trimonio.

La trama è presto detta: Ca­rolina, figlia del ricco mercan­te bolognese Geronimo, si è sposata già da due mesi con Paolino, servitore di casa; quest’ultimo per far accettare di buon grado al suo padrone le nozze, cerca di combinar­ne altre tra il Conte Robinson ed Elisetta, sorella di Caroli­na.

Fatalità vuole che il Conte Robinson al veder le due so­relle, preferisca di gran lunga Carolina. Ne scaturisce una serie di sit com esilaranti che fanno trascorrere in un fiat i lunghi due atti di cui si com­pone l’opera.

Al termine vien proprio voglia di rivederla, così come pensò di fare Leopoldo II dopo aver visto la prima rappresenta­zione dell’opera il 7 febbraio 1792 al Burgtheater di Vien­na, lo stesso in cui cinque anni prima furono rappre­sentate Le nozze di Figaro di Mozart.

Un aneddoto infatti racconta come l’imperatore al termine della rappresentazione ne re­stò così entusiasta che invitò a cena cantanti e composito­re per poi chiedere una repli­ca integrale, un fatto senza precedenti nella storia dell’o­pera.

L’amore genuino, corrispo­ sto, spensierato, anelato, ol­tre alle accattivanti invenzioni musicali della scuola napo­letana e la relativa tecnica compositiva teatrale, hanno fatto del Matrimonio Segre­to un’opera sempreverde nei palinsesti dei maggiori teatri lirici del mondo. Pier Luigi Pizzi che ha cura­to regia, scene e costumi di questo nuovo allestimento assistito da Massimo Gaspa­ron, ha immaginato il palazzo di Geronimo come una gran­de casa del nostro tempo, aderendo a quel filone che vuole rappresentare in epo­ca contemporanea opere che non lo sono per rivelarne tutta la loro attualità e con l’effetto aggiuntivo direi, di metter in maggior risalto la musica.

La scenografia distingueva precisamente tre ambienti della casa realizzata in stile zen: il salotto, il soggiorno e la sala da pranzo con tanto di pc sul tavolo, scene e co­stumi in cui il colore domina­te era il bianco, espressione di benessere e di positività dell’amore, oltre a tratti di rosso, giallo e nero che ben differenziavano vocalità e ca­rattere dei diversi protagoni­sti. Signor Geronimo in giallo, baffo buffo impersonato da Marco Filippo Romano, do­minava la scena ma sempre con misura, senza mai sci­volare nella tentazione del­la macchietta napoletana.

Carolina (Benedetta Torre) e Paolino (Alasdair Kent) in bianco, amanti appassionati nel classico duetto, estrema­mente duttile lei nell’affronta­re l’agilità del primo atto e la drammaturgia del secondo, accorato lui nella splendida aria cameo Pria che spunti in ciel l’aurora, accompagnato dagli archi e dall’assolo del clarinetto.

A seguire poi il mezzosopra­no Fidalma, ora in bianco, ora in nero, altalenante tra la spe­ranza di sposare Paolino e la successiva rassegnazione; molto bravo anche Vittorio Prato (Conte Robinson) aitan­te quanto a presenza scenica e sicuro nella sua vocalità.

In finale grande festa per tutti nel sestetto Udite tutti udi­te in cui Geronimo perdona Carolina e il Conte accetta di sposare Elisetta. L’Orche­stra del Teatro Petruzzelli di Bari, da quest’anno orchestra stabile del Festival è parsa a tratti priva di smalto seppur guidata dal giovane diretto­re Michele Spotti, di sicuro avvenire, che ha dimostrato conoscere a fondo le com­plesse pieghe della partitura e prestare particolare attenzione nel guidare i cantati, seguiti in ogni momento.

Vincente anche l’idea di pro­iettare il testo del libretto sia in italiano che in inglese, scelta che allinea il Festival alla prassi dei grandi tea­tri d’opera per una migliore fruizione di un pubblico in­ternazionale, meglio però sa­rebbe farlo su di una cornice estensione della scenografia piuttosto che sul lontano pro­spetto posteriore alla scena.

È questo un Festival in con­tinua crescita che tante belle sorprese ancora riserverà al nostro ascolto. Prossime re­pliche il 20, 31 luglio e 3 ago­sto.

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