Cronaca News

Ex Ilva, ora è caos sull’area portuale

II IV Sporgente inagibile. Vertice in Authority

Gru abbattuta dalla tromba d’aria di mercoledì 10 luglio
Gru abbattuta dalla tromba d’aria di mercoledì 10 luglio

L’affaccio al mare dell’ex Ilva diventa l’ennesimo rompicapo attorno al Siderurgico tarantino, tra aree inagibili perchè sequestrate e lavoratori che si ri­fiutano di salire su quelle gru dove hanno trovato la morte Francesco Zaccaria, nel 2012, e sette anni dopo Cosimo Massaro.

È uno degli elementi emersi dall’incontro di giovedì tra Rls, Rsu e ArcelorMittal, il primo del calendario di incontri di appro­fondimento “area per area” concordato mercoledì dalle parti a valle del verbale di intesa di lunedì al Mise. Un verbale, quel­lo sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Ecnomico, sottoscritto dopo nove ore di discussioni tesissime e sul filo della rottu­ra. «Oggi (giovedì, ndr) è stato acclarato che tutto il quarto sporgente portuale è inagibile a causa del sequestro della Pro­cura dopo la tragedia di mercoledì scorso, nella quale ha perso la vita il gruista Cosi­mo Massaro a seguito del crollo della gru sulla quale operava, colpita da una tromba d’aria», spiega il coordinatore di fabbrica della Fim Cisl Taranto Brindisi, Vincenzo La Neve. «Dovranno essere quindi tro­vate delle alternative al quarto sporgente che sono l’utilizzo di una gru del secon­do sporgente e delle banchine del porto mercantile. In quest’ultimo caso, materie prime e minerali verrebbero trasportati in fabbrica con i camion» continua il sinda­calista.

Gru abbattuta dalla tromba d’aria di mercoledì 10 luglio
Gru abbattuta dalla tromba d’aria di mercoledì 10 luglio

ArcelorMittal ha comunicato ai sindacati che verificherà la possibilità di approvvi­gionarsi delle materie prime e dei mine­rali che servono alla produzione anche da banchine esterne al centro siderurgico.

Infatti, dei quattro sporgenti in uso, in autonomia funzionale, all’ex Ilva, solo il IV (quello che è stato posto sotto chiave dalla magistratura) ha una profondità fon­dali di circa 25 metri, che consente l’at­tracco di navi di grandi dimensioni quali sono quelle che trasportano ciò che serve all’acciaieria per produrre. Due sporgenti servono per lo sbarco delle materie prime e dei minerali e due per l’imbarco dei se­milavorati; ma il IV ha delle caratteristi­che che lo rendono fondamentale.

Di qui l’esigenza di individuare delle al­ternative allo sbarco; un ginepraio – non l’unico, nel complesso caso (ex) Ilva – a cui si proverà a trovare soluzione venerdì nella sede dell’Autorità portuale di Taran­to, dove si terrà un nuovo vertice. Si verifi­cherà quali disponibilità ci siano, tenendo conto della particolarità dell’operazione, dell’agibilità degli spazi, delle gru e dei mezzi che devono essere usati. Non si esclude – a quanto si apprende – anche l’u­tilizzo di una parte del molo polisettoriale ma in via temporanea e compatibilmen­te con le altre necessità, considerato che questa banchina sta per essere concessa al gruppo turco Yilport. Ci sono però altre questioni aperte in merito all’area por­to di Arcelor Mittal. Continua La Neve: «Nell’area portuale di ArcelorMittal ab­biamo grossi problemi perché i lavorato­ri non vogliono salire più sulle gru dopo quanto é successo».

Lo stesso coordinatore di fabbrica della Fim Cisl spiega che «ArcelorMittal tra­sferisce ogni giorno verso gli altiforni, per la produzione della ghisa, circa 30.000 tonnellate di minerali; nello stato attua­le riescono a trasferirne solo 10.000». Sul tavolo, quindi, rimangono numerosissi­mi i nodi da sciogliere. Nella giornata di giovedì si è riunita la task force prevista dall’intesa romana; mercoledì si è avviato quel percorso – non privo di insidie, come appare evidente – delineato davanti al mi­nistro Di Maio.

«Ci auguriamo che si rispettino gli impe­gni presi e si continui in questa direzione, andando a migliorare e salvaguardare la sicurezza dei lavoratori dello Stabilimen­to di Taranto perché non ci siano più in­cidenti mortali come quello del giovane operaio Cosimo Massaro» le parole pro­nunciate da Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, dopo la firma del primo verbale di riunione all’ex Ilva di Taranto tra Rsu e Arcelor Mittal.

Per il leader Uilm «si prevede un fitto pro­gramma di incontri tra Rsu e azienda al fine di un monitoraggio completo dello stabilimento, facendo una ricognizione impianto per impianto, andando a vedere quali sono quelli che hanno necessità di messa in sicurezza e di manutenzione».

«Si partirà – prosegue – dalle aree dello sbarco delle materie prime e parchi mi­nerali, per proseguire con le cokerie, l’ag­glomerato e altoforno fino alle aree finali del processo produttivo, seguendo il ciclo produttivo». «Questi incontri previsti dal verbale di riunione – conclude – devono portare alla messa in sicurezza e manu­tenzione degli impianti che ne necessi­tano perché non avvengano più tragedie come quella di giovedì scorso».

Sarebbe emersa nelle ultime ore l’impos­sibilità di attivare per le gru una proce­dura di gestione e controllo da remoto, cioè a distanza; una procedura da attivare soprattutto in caso di maltempo ed eventi meteo estremi al fine di ridurre i fattori di rischio che, però, a quanto risulta, non è fattibile.

 

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