13 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

News Provincia

Rifiuti, tutta la differenziata verso Manduria

Cassonetti per la raccolta differenziata
Cassonetti per la raccolta differenziata

Da oggi tutti i ri­fiuti umidi raccolti con la diffe­renziata in Puglia senza posto in impianti di compostaggio fini­ranno a Manduria.

Dopo il rifiuto di tutte le altre, solo la cittadina messapica in provincia di Taranto è favorevo­le ad accogliere la differenziata da trattare come indifferenziata. Tutti gli altri comuni indicati dall’ordinanza del Presidente della Regione Puglia hanno det­to basta.

Taranto Buonasera vi aveva rac­contato della nota del 6 giugno con la quale il Presidente Emi­liano ordinava lo smaltimento della Forsu, l’organico raccolto nelle pattumelle differenziate, negli impianti tbm per l’indiffe­renziato che poi dopo trattamen­to finisce in discarica, ordinando al contempo ai quattro impianti tbm di violare l’Aia (autorizza­zione ambientale avente valore di legge per l’impianto stesso) che impone di trattare solo in­differenziato, per ricevere anche l’umido: Poggiardo, Ugento, Ca­vallino e Manduria. In violazio­ne di Aia appunto, di utilità del­la differenziata, di economicità dello smaltimento, di sicurezza ambientale e sanitaria e di fun­zionamento dell’impianto stesso.

Il Sindaco di Poggiardo, Caval­lino e Ugento si sono immedia­tamente opposti in difesa del territorio e della salute dei citta­dini in violazione dell’ordinan­za regionale, rispondendo con una controordinanza sindacale contingibile e urgente a tutela dell’incolumità pubblica, vietan­do l’accesso dei camion con l’or­ganico dagli altri comuni.

Resta soltanto Manduria. Il cui impianto è nella stessa condi­zione degli altri. Ma non ha un sindaco che vi si può opporre a tutela dei cittadini, essendo il Comune commissariato. Po­trebbe intervenire a difesa del territorio il Presidente della Pro­vincia, che pure ha delega am­bientale e sulle discariche, ma non si è palesato neppure per la precedente ordinanza (ancora in vigore) con cui Ager autorizza­va il conferimento dell’organico delle altre Province nei siti di Massafra e Laterza.

Eppure il pericolo è grave. Nell’ordinanza sindacale con cui si oppongono a quella regionale e con cui vietano il conferimen­to della Forsu negli impianti tbm i sindaci scrivono che questa “è incompatibile sia con il vigente dispositivo Aia che con le esi­genze di trattamento delle altre tipologie rifiuti che vengono conferiti all’impianto tbm, pre­avvisando contestualmente an­che del fatto che risulta essere stata riconosciuta l’impossibilità che l’impianto possa funzionare correttamente laddove il rifiuto conferito sia diverso da quello per il quale risulta essere stato concepito ed autorizzato e che, in caso di conferimento di rifiu­to diverso da quello autorizzato, l’impianto medesimo costituisce fonte di emissioni non tollerabili e insalubri. L’esercizio del mede­simo impianto nonché alle carat­teristiche tecniche e funzionali dello stesso, determina rischio concreto ed attuale per la salute pubblica, la salubrità dell’aria e la tutela dell’ambiente, nonché è assolutamente incompatibile con il contestuale trattamento nello stesso della quantità dei rifiuti normalmente differenziati”.

Smaltire l’organico in impianti destinati al trattamento del secco aumenta le emissioni, il percola­to e deteriora l’impianto, quindi a tutela della pubblica incolumi­tà e in virtù dei loro poteri a sal­vaguardia della stessa, con una controordinanza i Sindaci hanno vietato l’arrivo di forsu nei loro impianti.

Non solo. Gli stessi Sindaci han­no anche impugnato l’ordinan­za di Emiliano dando mandato all’avvocato Sticchi Damiani di ricorrere al Tar.

Il motivo principale, oltre alla pericolosità per la salute pubbli­ca, il fatto che nell’ordinanza re­gionale non vi siano, contraria­mente a quanto riporta, ragioni di straordinarietà dovuti a un’e­mergenza imprevedibile.

In sostanza i Comuni dicono che il fatto stesso che il Presidente scriva che l’aumento dell’or­ganico sia dovuto alla stagione estiva e all’incremento del ser­vizio porta a porta, significa che non è un imprevisto ma un fatto banalmente immaginabile e a cui la Regione avrebbe dovuto provvedere per tempo program­mando quel piano rifiuti ancora fermo a dieci anni fa.

Tutto infatti nasce dal fatto che il piano rifiuti della regione Pu­glia è ancora quello del 2013.

Ma nel frattempo la stessa ha applicato ai Comuni l’ecotassa per costringerli a fare la diffe­renziata spinta, e cosi quasi tutti si stanno affidando a un servizio porta a porta che però ha prezzi parecchio più elevati e complica l’esistenze ai cittadini, ma che comunque ha portato la diffe­renziata oltre il 50 per cento.

Il problema però è che la Regio­ne non ha previsto gli impianti dove smaltirla. Cosi buona parte va fuori regione, con ulteriore aumento di costi e inquinamen­to.

Ora la situazione è ulteriormente degenerata a seguito del seque­stro della magistratura all’im­pianto dell’acquedotto pugliese di Ginosa. Dopo decenni di lotte dei residenti, e un sequestro con facoltà d’uso nel 2015 per traf­fico illecito di rifiuti, lo scorso aprile i carabinieri forestali lo hanno chiuso con i sigilli dopo aver verificato “lo sversamen­to di percolato verso i terreni agricoli confinanti, nonché il ristagno di liquami putrescenti e maleodoranti”. E indagato i dirigenti Acquedotto Pugliese per gestione illecita di rifiuti, scarico illecito dei reflui indu­striali, danneggiamento dei ter­reni agricoli e getto pericoloso di cose. A questo si è aggiunta la chiusura per adeguamenti imposti dalla Commissione Eu­ropeea all’impianto di compo­staggio Lucera pure fuorilegge, e di quello di Deliceto chiuso successivamente ai servizi di Pi­nuccio a Striscia La Notizia che ne svelò lo sversamento di per­colato nel fiume. Questi tre im­pianti, tutti irregolari, raccoglie­vano il 40 per cento di organico della Puglia, e alla loro chiusura il sistema è andato in tilt. Per tut­ti e tre però non si tratta di una emergenza imprevista, essendo soggetti da anni delle denunce da parte di cittadini ed enti loca­li per il loro malfunzionamento e inquinamento. Ma i problemi non sono ancora finiti. Perchè se da un lato ci sono i Comuni che per la salute dei propri cittadi­ni vietano l’arrivo dell’organico negli impianti indifferenziati, dall’altro ci sono tutti quelli che non sanno più dove portarlo. E che rischiano di lasciare i sac­chetti per strada. E’ il caso ad esempio di Ostuni, che a sua volta ha fatto ricorso contro il comune di Cavallino che gli ha vietato il conferimento. Il 23 è fissata la prima udienza al tar.

Ma il problema nel frattempo va risolto. E allora l’Ager ha scritto ai comuni dell’Aro 7 di Lecce che sarebbero dovuti partire a giorni con la raccolta differen­ziata spinta, chiedendo di riman­dare tutto a settembre.

Capitolati, appalti, gare, bandi, assegnazioni, pattumelle conse­gnate, calendari, istruzioni, cit­tadini e tutto pronto, tranne la Regione… Altrettanto per l’Aro 2, costituito da Comuni balneari con residenze pressocchè estive che il più della raccolta lo fanno in questi mesi, e che quindi non riuscendo da settembre a rien­trare nella percentuale differen­ziata sicuramente pagheranno l’ecotassa.

Ancor peggio accade a quei Co­muni che gia facevano il porta a porta, e a cui Ager ha chiesto di sospenderla. Ebbene si. Anni per istruire i cittadini, come ogni amministrazione che ha dato avvio al servizio sa bene, e poi a un certo punto essere costret­ti a dir loro “scusate il disagio per questi mesi l’organico non si differenzia piu”. È il caso di San Vito dei Normanni il cui Sinda­co ha dovuto stampare manife­sti con su scritto: “Si comunica che l’agenzia regionale non ha ancora individuato l’impianto presso cui conferire i rifiuti or­ganici del Comune di San Vito dei Normanni. Per arginare la grave problematica si sospende eccezionalmente e fino a nuove disposizioni la raccolta differen­ziata del rifiuto organico e si isti­tuiscono due turni di raccolta di rifiuto indifferenziato. Ci augu­riamo che presto possa essere ri­preso il normale ciclo di raccolta e che la Regione risolva questi inconvenienti per i cittadini”.

Un’altra soluzione, forse più semplice ma meno rispettosa dell’impegno civico dei residen­ti e dei costi generati, è quella adottata da tutti gli altri Comuni. Mischiare direttamente nei ca­mion organico e indifferenziato in modo da aggirare l’ordinanza dei Sindaci che vieta ingresso dei tir con la forsu, e permettere lo smaltimento nell’indifferen­ziato . Solo un raggiro, perché poi comunque gli impianti non riescono a smaltirne corretta­mente il rifiuto senza rischi per la salute e per l’impianto. Ma perlomeno non si lasciano rifiuti per strada. E’ questo che sta ac­cadendo in Puglia. Finchè anche l’impianto di Manduria non si esaurisce.

Nel frattempo sono settimane che l’umido non viene piu com­postato ma trattato come indif­ferenziato, mentre aumentano emissioni e percolato. Da doma­ni tutti a Manduria.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche