02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Dicembre 2021 alle 20:15:00

Cronaca News

Uccise padre, sorella e cognato: condanna a 30 anni

Sentenza del gup con l’abbreviato per la strage di Sava

Il luogo della strage di Sava
Il luogo della strage di Sava

Il gup del Tribu­nale di Taranto ha condannato a trent’anni di reclusione Raffae­le Pesare, cinquantacinquenne, ex appuntato dei carabinieri di Sava (era in servizio al Nucleo radiomobile di Manduria), che il 18 novembre del 2017 uccise con la pistola d’ordinanza suo padre Damiano, di ottantacinque anni, sua sorella Pasana, di cinquanta, e suo cognato Salvatore Bisci, di sessantanove anni, prima di tentare il suicidio sparandosi un colpo di pistola al mento.

Il proiettile bucò il palato e uscì dalla parte sinistra del setto na­sale, senza ledere gli organi vi­tali. Il giudice dell’udienza preli­minare ha giudicato l’uomo con il rito abbreviato.

Il luogo della strage di Sava
Il luogo della strage di Sava

Pesare avrebbe compiuto la stra­ge per dissidi con il cognato sui proventi della raccolta di olive di un terreno di proprietà del pa­dre che gestiva insieme a Bisci. Il sostituto procuratore Maria Grazia Anastasia aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

Il gup Giuseppe Tommasino ha concesso all’imputato le atte­nuanti generiche equivalenti alle aggravanti e la diminuente del rito abbreviato.

Pesare è stato interdetto in per­petuo dai pubblici uffici e a pena scontata resterà in libertà vigi­lata per tre anni. Il risarcimento danni alle parti civili sarà liqui­dato in separata sede. Entro no­vanta giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

Una lite familiare finita in tra­gedia in un appartamento di via Giulio Cesare, nelle vicinanze del Municipio, dove vivevano la sorella e il padre del carabinie­re.

All’origine del violento litigio, motivi patrimonali, in particola­re legati a una successione e alla gestione in comune di un terreno agricolo – di proprietà del padre del militare – da parte dell’autore della strage e il cognato, Salva­tore Bisci, detto Toruccio. Dopo aver ucciso i familiari Raffaele Pesare aveva rivolto l’arma con­tro se stesso e aveva fatto fuoco. Era stato poi ricoverato all’ospe­dale “Marianna Giannuzzi” di Manduria.

A dare l’allarme erano stati al­cuni vicini che avevano udito i colpi di pistola.

Ora a meno di un anno e mezzo dalla strage è arrivata la senten­za di primo grado. Il 18 novem­bre del 2017 Pasana Pesare, era stata rinvenuta riversa a terra distante dal marito e dal padre uccisi in un’altra stanza dell’abi­tazione.

La cinquantenne era stata rag­giunta da tre colpi d’arma da fuoco che l’avevano colpita alla parte destra del volto e alla mano destra, segno di un estremo ten­tativo di ripararsi dai proiettili. Così come era emerso dal so­pralluogo sulla scena del crimi­ne fatto dai carabinieri della Se­zione investigazioni scientifiche e dal medico legale il cognato e il padre dell’appuntato, erano stati uccisi con due pallottole al collo, uno a testa.

Il più anziano, padre dell’omici­da, l’ottantacinquenne Damiano Pesare, era stato raggiunto anche da un proiettile al torace. Una sola pallottola, invece, per il cognato, il sessantanovenne Sal­vatore Bisci. Per lui è stato fatale un solo col­po nella parte laterale destra del collo, subito sotto l’orecchio. I due corpi si trovavano supini ai due lati del tavolo del soggiorno mentre la donna nella stanza at­tigua che porta al piccolo cortile e quindi all’esterno della casa.

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