29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 11:00:10

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Massimo Cimaglia, l’attore tarantino in Singin’ in the rain

Massimo Cimaglia
Massimo Cimaglia

Massimo Cimaglia sarà R. F. Simpson in Singin’ in the rain, l’italianissimo remake del celebre musical portato al successo sul grande schermo d Gene Kelly nel lontanissimo 1952. Massimo vestirà i panni che in quel film furono di Millard Mitchell. Non una esprienza inedita per l’attore tarantino. «Infatti. Avevo già fatto Victor Victoria con Paolo Ferrari e i Promessi Sposi a San Siro una decina di anni fa. Era un po’ che non mi capitava di cimentarmi di nuovo in un musical, avevo davvero voglia di farlo ed ecco che l’occasione mi si è ripresentata adesso».

Come sei arrivato a questa produzione?
Avevo partecipato agli incontri con Chiara Noschese, la regista, che a mio avviso è la numero uno in Italia. I suoi spettacoli trasmettono bellezza ed energia. Sapevo di avere la sua stima ed è davvero un grande piacere lavorare con lei. Per questo musical c’è una squadra di grandi professionisti, ti si riempie il cuore a lavorare così.

Cimentarsi in un lavoro che è già stato di enorme successo è una sfida coraggiosa.
Il film lo abbiamo visto tutti, è il musical del musical ed è una storia di cambiamenti, perché racconta il passaggio dal muto al sonoro. Io recito la parte del produttore, il quale intuisce che è giunto il momento di virare. In fondo è una storia di scelte coraggiose.

Quando cominciate a lavorare?
Dopo la prima settimana di ottobre al Teatro Nazionale di Milano, che è stato rinnovato da poco ed è molto bello. Andremo in scena da novembre a gennaio.

Ci sono altri attori pugliesi nel cast. Una coincidenza?
Sì, ci sono Giuseppe Verzicco e Mauro Simone, entrambi di Trani. Ma è una coincidenza. Siamo tanti i pugliesi nel mondo del teatro, nonostante in Puglia manchi una scuola di formazione teatrale importante. Quindi tutti ci spostiamo. Siamo propensi all’arte e obbligati a viaggiare.

Quando hai iniziato a dedicarti al teatro?
Ho cominciato a vent’anni. Mi ero iscritto a scienze politiche, a Pisa. Feci quella scelta perché sapevo che lì c’era una valida scuola di teatro. Poi con la famiglia ci spostammo a Parma e lì feci… outing. Dopo l’esperienza a Montalcino con Giorgio Albertazzi ho frequentato l’Accademia Antoniana di Arte Drammatica a Bologna. Nel ’90 mi sono trasferito a Roma, dove vivo tutt’ora.

Questo però non ti impedisce di mantenere vivo il tuo legame con Taranto.
Sono spesso a Taranto. Cerco di fare corsi e laboratori, alcuni allievi si preparano per accedere alle scuole di teatro. Con il mio lavoro cerco di portare in giro il nome della nostra città, in qualche modo mi sento un alfiere, sono una specie di assessore a me stesso. Però mi piacerebbe avere più spazio, questo sì.

A proposito di talenti costretti a emigrare, ha su scitato qualche polemica quello spot nel quale reciti e dove viene rappresenata una tipica situazione meridionale: il ragazzo che parte per lavoro e la mamma che gli infila nella valigia i prodotti caserecci.
La polemica mi ha suscitato stupore. Soltanto chi non è del Sud non può capire quello che quello spot, peraltro con ironia, ha raccontato. Devo dire che in tanti, dal Sud, mi hanno mandato messaggi commossi; altri invece hanno polemizzato, forse si sono sentiti feriti. La verità è che i nostri figli partono e aspettano il pacco con i prodotti da casa. È un rito. A chi si è indignato dico: ve ne accorgete adesso che i meridionali partono? Oggi si parte anche da Milano per andare fuori, magari all’estero. Il mercato globale costringe a muoversi. In Italia ancora di più per mancanza di lavoro e di centri di formazione.

In quello spot ci siete tu e Anna Ferruzzo, tarantina anche lei. Coincidenza pure questa?
Assolutamente sì. Diro di più: l’attore che interpretava nostro figlio è stato un mio allievo. Non sapevamo che avremmo fatto lo spot insieme fino a quando non ci siamo ritrovati tutti e tre alla stazione Termini di Roma.

Hai fatto teatro, cinema, tv. Quale preferisci?
Senz’altro il teatro. È casa mia, lì mi sento comodo, a mio agio. Ho sempre provato un senso di distacco rispetto al cinema e alla tv. Al teatro è tutto in diretta, non puoi sbagliare. Il cinema e la tv mi sembrano più facili sotto questo aspetto. Forse non a caso molti attori di cinema e tv dopo cercano di rifarsi una verginità a teatro.

Per chiudere, torniamo al musical. In Italia è un genere che sta riscuotendo grandissimo successo.
In Italia il livello è altissimo, ci sono performer straordinari che cantano, ballano e recitano. Non temiamo confronti con produzioni americane.

Ma tu sul palco quale genere di spettacolo preferisci? A me piace fare tutti i generi, non fossilizzarmi. Vengo ora dalle tragedie greche a Siracusa, dove abbiamo registrato una media di 4-5 mila spettatori. Quando si dice che con la cultura non si mangia…

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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