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Settantacinque anni sul palcoscenico, i ricordi di Rapetti

Il successo con le commedie di Bino Gargano

Settantacinque anni sul palcoscenico, i ricordi di Rapetti
Settantacinque anni sul palcoscenico, i ricordi di Rapetti

Il teatro dialettale occupa uno spazio importante nella rassegne artistiche che stanno caratterizzando l’estate in città. Per questo ci è sembrato opportuno dedicare uno spazio al decano di questo genere teatrale: Pino Rapetti, 87 anni, di cui 75 trascorsi sul palcoscenico. In scena lo individui subito, è inconfondibile per il tipico volto da “tarantinaccio”, dai tratti spigolosi e dal ciuffo impertinente, dal discorrere un po’ burbero, con quella voce rauca di chi vorrebbe incutere timore ma che fino in fondo non ce la fa. Lo abbiamo applaudito nel mese di dicembre all’Orfeo con la compagnia “Angela Casavola” di Renato Forte in “Natale cu a tredecèseme”, il capolavoro di Bino Gargano, la cui vedova, Anna, al termine della rappresentazione, che gli ha consegnato una targa per la lunga carriera di maschera teatrale tarantina. L’attore deve la notorietà proprio ai lavori di Gargano, che interpretavano palpiti e speranze degli anni sessanta, quelli del boom economico, che stavano mutando, non sempre in meglio, le sorti della nostra città.

“Bino scriveva i copioni nel suo locale di parrucchiere, fra un taglio di capelli e una messa in piega – dice Rapetti – Non mancava di chiamarmi per un parere anche sul posto di lavoro. Gli spunti venivano soprattutto dalle confidenze delle signore che a lui affidavano la capigliatura. Così nascevano, fra le altre, ‘Noblesse Oblige… e le puperusse uskene’ e ‘Ce no se uaste no’ s’aggiuste’”. L’attore è particolarmente affezionato all’ultimo lavoro dello scomparso commediografo, “A Rote”, sul dramma degli anziani abbandonati di cui auspica al più presto la riproposizione. L’acquisizione di un ruolo importante nel teatro dialettale gli è scaturito grazie anche all’interpretazione dei lavori di Acquaviva, Majorano, Marturano, Petrosillo (“Guai a non pronunciare il nome completo, Alfredo Lucifero: alquanto imbarazzante…nella seconda parte: ma lui ci teneva!”).

Rapetti era da loro stimato per le sue doti di duttilità interpretative e per il grande impegno nell’immedesimarsi nel personaggio. La maggior parte di quelle commedie, spiega, oggi non più rappresentate perché difficilmente comprensibili per i tanti termini ormai in disuso. ”Il regista più esigente? Vincenzo Sammaruga, quello dei miei esordi. – racconta – Ci faceva ripetere la battuta, anche quella di scarsa importanza, infinite volte fino all’effetto da lui auspicato. Vallo a fare con i giovani d’oggi e vedi come ti mandano a quel paese!” Il suo debutto sul palcoscenico avvenne a 12 anni, nel 1944, con un lavoro in lingua: “Il vero lume fra le ombre”, sulla nascita di Gesù, un tempo immancabile nel periodo di Avvento. Interpretava la parte del pastorello Beniamino. Fu poi la volta de “La Passione e Morte”, anche questo non più rappresentato per la difficoltà di coordinare e dirigere i numerosi interpreti previsti dal copione. Per la cronaca, l’ultima parziale rappresentazione de “La Passione” risale a metà degli anni Settanta, nella chiesa di San Domenico Maggiore. E fra tanti “amarcord” c’è posto anche per il cinema, quello importante. Addirittura una parte, sia pur minuscola, nel grande “Quo Vadis” (1951).

“La chiamata a far parte dell’importante cast mi giunse attraverso un amico – racconta- Mi misi in aspettativa dal posto di lavoro in Arsenale e partii in treno per Cinecittà. Pagavano niente male e mi divertii tanto. Fra le comparse c’era la giovanissima Sofia Loren, che sul set giungeva accompagnata dalla madre. Al termine, con grande rimpianto, dovetti tornare a Taranto per conservare il posto di lavoro. Se avessi insistito, chissà… Ancora oggi, quando mi prende la nostalgia, faccio andare la videocassetta del film e mi rivedo”. Rapetti rammenta gli attori con cui ha lavorato: Pino Salinaro, Giulio Pagani, Nicola Rapese, Tonino Schiedi, Leo Pantaleo, le sorelle Teresa, Pina e Angela Casavola (quest’ultima deceduta durante le prove di ’Noblesse Oblige’), Gianna De Bartolomeo, Franco Petrosillo, Renato Forte e Lino Conte”. Infine, un desiderio: “Mi piacerebbe far rivivere il teatro Verdi, chiuso da tanti anni, che potrebbe diventare una palestra per le giovani compagnie”. E magari, aggiungiamo, con Pino Rapetti nelle vesti di maestro. Sicuro che non gli dispiacerebbe!

 

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