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Marinaro: «Vogliamo essere veri protagonisti»

Valorizzare l’economia locale. I nodi: porto e Arcelor Mittal

Antonio Marinaro
Antonio Marinaro

Antonio Marinaro è il nuovo presidente di Confindustria Taranto. Succede a Vincenzo Cesareo. Marinaro è stato eletto dall’assemblea dei soci che si è riunita giovedì 18 luglio. Abbiamo voluto chiedere al nuovo presidente quale ruolo può svolgere Confindustria in uno dei momenti più complessi della storia della città.

Presidente, che tipo di mandato sarà il suo? Con quali obiettivi guiderà gli imprenditori tarantini?
Il mio sarà un mandato in continuità. Confindustria ha esplorato una serie di opportunità con un parco progetti interessante e cospicuo per attivare economia circolare, economia simbiotica ed economia di integrazione. In questi ultimi anni l’impegno di Confindustria è stato condizionato dall’emergenza; ora riteniamo che le emergenze siano in fase di superamento e pensiamo di traguardarle con più ottimismo.

Lei è stato eletto giovedì 18 luglio. Una giornata particolare perché nelle stesse ore a Fragagnano si celebravano i funerali di Cosimo Massaro. Quello della sicurezza sui luoghi di lavoro resta un problema grave da affrontare.
Sì, è stata una giornata davvero particolare. Posso garantire che la mia presidenza sarà molto caratterizzata dall’attenzione alla sicurezza. Provengo dall’edilizia, sono stato presidente dell’Ance e in quegli anni il mio mandato si è distinto proprio per l’impegno a promuovere la cultura della sicurezza. Anche come presidente di Confindustria il mio impegno sulla sicurezza sarà massimo.

Il porto: rigettato il ricorso della società che si opponeva a Yilport. Quali prospettive a suo avviso si aprono ora?
Qualsiasi prospettiva che preveda il piecoinvolgimento dell’economia locale non può che essere acquisita in modo positivo da Confindustria. Certo, se ci fossero state diversificazione e pluralità di concessioni, possibilmente orientate verso l’economia locale, probabilmente Confindustria avrebbe espresso anche più soddisfazione. Gli orientamenti istituzionali sono stati altri, li accettiamo con l’auspicio che ci sia una vera ricaduta per l’economia locale. Il coinvolgimento dell’economia locale è un metodo di risarcimento per il territorio. Se le aziende esogene fanno utili qui e pagano tasse altrove, allora noi ci limiteremo ad accontentarci di qualche centinaio di posti di lavoro e niente altro. Se Taranto deve essere laboratorio dell’ambiente, del riavvio della siderurgia avanzata d’Europa, in tutto ciò vogliamo esserci.

Il Contratto di sviluppo è un’altra traccia per l’economia locale. Confindustria che tipo di azione può svolgere rispetto ai temi del Contratto?
Confindustria è presente al tavolo del Cis e proprio grazie al nostro impegno è stato varato l’art. 9, che prevede premialità finalizzate al coinvolgimento dell’economia locale. Mi spiego: a Taranto si svolgeranno attività specialitiche importanti che vedranno la partecipazione di grandi player. Negli anni scorsi i grandi player si limitavano a concedere una manciata di subappalti, adesso invece c’è l’opportunità di partecipare alle attività di impresa con pari dignità. Ne ricaveremo soprattutto trasmissione di know how. Il nostro obiettivo è sempre quello di orientare le attività verso il coinvolgimento dell’economia locale. È ciò che si attendono le nostre imprese.

Parliamo della madre di tutte le questioni: la crisi dello stabilimento siderurgico. Il suo destino è ancora in bilico con tutte le conseguenze che possiamo immaginare per l’economia locale.
Lo stabilimento in questi anni non ha ricevuto grandi attenzioni per cui Arcelor Mittal si trova ad affrontare emergenze su tutti i fronti. La mia sensazione è che Am voglia mantenere Taranto come propria struttura di produzione e innovazione. Non mi sembrano scoraggiati dalle tante avversità che si stanno verificando.

E il rapporto di Arcelor Mittal con l’indotto?
Questi primi mesi di gestione sono stati caratterizzati, come appunto dicevamo, da altre emergenze e priorità che forse hanno prodotto distrazioni rispetto a quanto l’indotto si aspettava dall’approccio di Am. Però siamo fiduciosi. Siamo sicuri che superate le emergenze Am considererà adeguatamente il nostro indotto e questo anche per il bagaglio di conoscenze che le nostre imprese hanno. Ricordiamoci che le nostre imprese hanno partecipato alla costruzione dello stabilimento, lo conoscono profondamente e sono le migliori che possono essere utilizzate in quella fabbrica.

Quale rapporto intende stabilire con le istituzioni?
Il mio mandato sarà di collante, di consolidamento dei rapporti finalizzato alla interlocuzione con gli stakeholders del territorio. La finalità è quella di arrivare a condivisione degli obiettivi e delle priorità.

Taranto attraversa una grave crisi, anche di identità. Qual è il suo auspicio per questo territorio?
Credo nell’unico piano possibile: il Piano A. Penso ad una Taranto che procede nel suo percorso industriale mettendo però in campo le peculiarità e potenzialità del suo territorio che sono tante. Bisogna soltanto individuare con ordine le priorità.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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