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Buona la prima a Crispiano

Successo al Festival della Valle d’Itria per il ciclo itinerante “Opere in masseria”

L’ammalato immaginario
L’ammalato immaginario

MARTINA FRANCA – Nella nuova cornice del cortile della masseria Del Duca, in agro di Crispiano si è tenuta domenica scorsa la prima rappresentazione dei due intermezzi napoletani L’ammalato immaginario (Erighetta e don Chilone) di Leonardo Vinci e La vedova ingegnosa di Giuseppe Sellitti, per celebrare il centenario del Comune jonico. L’appuntamento rientra nel ciclo itinerante “Opera in masseria” che si protrarrà fino al 1 agosto ospite ancora della Masseria Palesi a Martina Franca (25 luglio), della Masseria Casina Vitale a Ceglie Messapica (27 luglio) e della Masseria San Michele a Martina Franca (1 agosto). Le due opere scelte sono in realtà due intermezzi di primo Settecento di ambientazione napoletana, perfettamente calzanti con il tema di questa 45ª edizione del Festival che è “Napoli e l’Europa: il secolo d’oro”.

Giova ricordare in proposito come il genere dell’intermezzo fu in voga nella prima metà del XVIII secolo per intrattenere gli spettatori dell’opera seria, all’interno della quale veniva inserito tra un atto e l’altro, quasi come accade per noi oggi con gli stacchi pubblicitari. Erano questi dei soggetti che avevano come protagoniste le vicende di gente umile, servitori, cameriere, ecc.. che con i loro desideri e le loro congetture, divertivano molto le classi sociali più agiate. Per le trame è presto detto: l’Ammalato immaginario inizia con l’aria di Erighetta, vedova che mal accetta il suo stato e anela a sposare il ricco scapolo Don Chilone ( aria “Vedovella afflitta e sola”), per ottenere il suo scopo si traveste da dottore e prescrive all’ipocondriaco Don Chilone di sposare precisamente una vedova per uscire dal suo stato di infermità (Aria “Vo’ provar questa ricetta). Dopo essersi sposati i due realizzano che nulla è cambiato e decidono di mantenere il contratto nuziale solo quanto all’uso della casa. Molto simile la vicenda della “Vedova ingegnosa” ove Drusilla, vedova sconsolata in cerca di marito, si finge malata per essere oggetto delle attenzioni di Strabone, finto medico che non cede alle lusinghe.

Strategicamente Drusilla si traveste nei panni di un inesistente fratello, onde vendicare Strabone per aver “insidiato” la sorella. Strabone cede al ricatto e accetta di sposare Drusilla innamorandonese davvero per il suo carattere risoluto. La regia di Davide Gasparro insieme alle scene e costumi di Maria Paola di Francesco ha saputo compiere una mirabile operazione di sintesi che ha il merito di aver messo insieme i punti in comune dei due intermezzi. Soggetti sempre presenti ma in diverso ordine disposti, sono infatti i finti malati, i finti medici, i travestimenti dei personaggi per apparire quello che non sono e le vedove che vogliono sposarsi a tutti i costi. A dominare la scena un talamo nuziale trainato da una bicicletta, che ben rappresenta l’idea dello spettacolo itinerante nelle cinque masserie ma anche e soprattutto il voler avvicinare il più possibile lo spettatore all’intimità delle vicende dei personaggi. Sempre presenti in scena due mimi che aiutavano a comprendere le azioni dei due protagonisti, enfatizzandole e dandogli maggior corpo. Lavinia Bini nei panni di Erighetta e Drusilla è stata protagonista indiscussa dei due intermezzi insieme con Bruno Taddia (Don Chilone/ Strabone), entrambi con vis comica hanno saputo ben caratterizzare i personaggi nei preponderanti recitativi. Le sonorità barocche, sempre in secondo piano rispetto alle parti cantate, sono state assicurate dalla Cappella Musicale Santa Teresa dei Maschi diretta da Sabino Manzo.

Interessante e vincente l’idea di quest’anno di sposare all’opera un vino locale come segno identitario e di promozione del territorio. Al termine delle rappresentazioni in masseria è infatti possibile degustare un calice di vino Primitivo di Manduria, vino ufficiale del Festival, a cura del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria DOP e DOCG, un consorzio che ha quale pregevole mission le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, vigilanza, informazione del consumatore su questa denominazione di origine. Al Consorzio aderiscono 29 soci a cui afferiscono circa 3.140 ettari di vigneti che costituiscono la denominazione del Primitivo di Manduria e 18 comuni tra Taranto e Brindisi che producono Primitivo di Manduria.

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