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Ex Ilva, il nuovo scontro sulla “cigo”

Dipendenti a casa e lavori agli esterni: sciopero

Il luogo dove si è verificata l'esplosione
Il luogo dove si è verificata l'esplosione

I dipendenti messi in cassa integrazione, i lavori affidati ad una compagnia esterna. E scatta la protesta dei sindacati. Fronte del porto all’ex Ilva di Taranto. Le Rappresentanze sindacali unitarie di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno proclamato lo sciopero di 24 ore per la giornata di venerdì 2 agosto: ad incrociare le braccia sarano lavoratori del terzo e quinto sporgente dell’area portuale gestita da ArcelorMittal (reparto Ima) per protestare contro l’affidamento del servizio di caricamento di coils attraverso una compagnia portuale, mentre i lavoratori diretti dello stabilimento sono in cassa integrazione ordinaria. Fim, Fiom e Uilm «hanno verificato che all’interno dello sporgente numero uno si stanno effettuando operazioni di caricamento coils, sulla nave “Johann”, attraverso una compagnia portuale.

Al momento ci risulta che i lavoratori sociali sono in cassa integrazione ordinaria guadagni in quanto l’azienda ha deciso unilateralmente di ridurre le attività di carico navi» scrivono i sindati nel “comunicato di sciopero” inviato all’Ufficio relazioni industriali, al capo area di stabilimento e per conoscenza all’Inps. Una situazione, spiegano le sigle metalmeccaniche confederali, che «ha determinato di fatto una difficoltà aziendale tanto da assegnare le stesse attività, svolte dai lavoratori sociali, a compagnie portuali. Ritenendo, pertanto, inaccettabile e inqualificabile l’atteggiamento di ArcelorMittal – osservano i sindacati – in merito alla gestione della cassa integrazione, si proclamano 24 ore di sciopero nella giornata di venerdì 2 agosto 2019». Di comportamento «singolare, per non dire incredibile» da parte dell’azienda parla Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi.

«A noi ArcelorMittal dice che per la crisi del mercato deve ridurre l’attività e mettere in cassa integrazione ordinaria circa 1400 lavoratori diretti per 13 settimane (l’ultimo impian to fermato qualche giorno fa è il Treno Nastri 1) e poi scopriamo che per caricare i coils sulle navi si affida ad una realtà esterna. Restiamo in attesa di conoscere la spiegazione dell’azienda – continua Prisciano – probabilmente la riduzione unilaterale delle attività di carico avrà creato problemi tali da ricorrere a personale esterno. Ricordiamo che il siderurgico ha bisogno di urgenti lavori di manutenzione straordinaria e ordinaria e in cassa integrazione finiscono anche i manutentori, cioè coloro che questi lavori devono effettuarli. Un conto è parlare di scarico delle materie prime, diverso è nel caso dell’imbarco coils, attività che può essere tranquillamente svolta, come hanno sempre fatto, i dipendenti diretti, i quali attualmente sono interessati dalla procedura di Cigo». La decisione e la comunicazione dello sciopero del personale degli impianti marittimi sono arrivate nel corso dell’ennesima giornata difficile, quella di martedì 23 luglio, vissuta nello stabilimento siderurgico tarantino.

Una giornata caratterizzata da un nuovo incidente, che per fortuna non ha avuto conseguenze sui lavoratori: una esplosione si è verificata infatti in mattinata nel reparto Grf (gestione rottami ferrosi). A darne notizia è stata una nota delle rls di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm inviata al responsabile delle relazioni industriali Liurgo, al direttore di area Ancona, al capoarea Lucatorto e al caporeparto Resta. L’esplosione, dicono le rls, si è verificata alle 8 circa durante lo svuotamento di una paiola. Dai sindacati arriva la richiesta ad ArcelorMittal di «un incontro urgente atto a stabilire la dinamica e responsabilità del grave accaduto definendo le modalità operative di gestione rispetto all’attuale situazione. Attendiamo celere riscontro in mancanza del quale ci rivolgeremo agli organi competenti con “le dovute segnalazioni”».

Il Grf è uno dei reparti soggetti a prescrizioni Aia dove, nell’ambito del piano di risanamento ambientale, sono state costruite delle cappe mobili per l’aspurazione dei fumi e delle polveri. La paiola é un grosso contenitore con scorie ferrose. Come riportato da alcune agenzie nazionali, una reazione tra la paiola e il letto di svuotamento ha provocato qualche lieve danno alla cappa Sud. Nessun lavoratore è rimasto coinvolto. L’operatore, infatti, attenendosi alle pratiche operative di sicurezza, manovra a debita distanza tutte le operazioni di scorifica. All’interno del Grf, dallo scorso dicembre, così come previsto dalle prescrizioni del Dpcm 29-09-2017, sono state attivate le cappe mobili utili all’aspirazione delle emissioni che si generano durante le attività. ArcelorMittal sta effettuando le verifiche del caso per risalire alle cause che hanno determinato l’evento. Sempre nella giornata di martedì 23, nuova riunione della Task force sulla sicurezza, focalizzata sulla acciaierie. Task force su cui si segnalano gli strali dell’Usb (sigla che non ha firmato l’accordo al Mise del 15 luglio) che la definisce «inutile», mentre a chiedersi se la continuità produttiva dell’azienda sia oggi compatibile con la sicurezza, alla luce degli ultimi incidenti, è il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini.

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