25 Febbraio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Febbraio 2021 alle 20:03:42

Cronaca News

Il Palazzo che manca all’Archita

Nuovo preside per il Liceo: è il prof. Urso. Resta il problema della sede

Il Palazzo degli Uffici
Il Palazzo degli Uffici

Dopo un anno di reggenza affidata alla prof.ssa Santarcangelo, preside del Cabrini, il liceo Archita, la più antica scuola di Taranto, ha di nuovo un suo dirigente scolasti­co, il prof. Francesco Urso, clas­se 1975, già suo alunno.

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C’è un’Archita immateriale, fatta di uomini e donne che in quasi 150 anni di storia si sono avvicendati nelle sue aule come studenti e come professori, ma anche delle loro famiglie, e de­gli altri lavoratori che hanno cooperato a tenere in piedi una struttura complessa e sempre in pericolante equilibrio come una scuola. E’ un’Archita immate­riale che ha prodotto (insieme con il vecchio istituto magi­strale Andronico, dall’Archita assorbito) classe dirigente, ec­cellenti professionisti, cittadini consapevoli; che ha animato cultura non solo scolastica; che è stata incubatrice di importanti esperienze giornalistiche ed as­sociative.

È un’Archita eterna (da sempre, la maggior parte di noi la decli­na al femminile, sottintendendo “scuola”, non “liceo”), chi ne ha ex; come le radiazioni, ma in positivo, rende addirittura ere­ditari i caratteri acquisti. È una scuola atemporale, nella qua­le i ragazzi del 1972 si danno la mano con quelli del 2019, e sono tutti compagni di scuola, appena appena più grandi al­cuni, un po’ più piccoli i nuovi arrivati, ai quali altri ne segui­ranno, in una specie di tempo fuori dal tempo, mitico, ciclico, come l’eterno rinnovarsi delle stagioni…

Poi c’è l’Archita di cemento e di tufo, di lavagne di ardesia e di Lim, di cavi elettrici e di tecnologie wireless, di succursali e di sedi provvisorie tutte più o meno inadeguate reperite anno per anno; una scuola nomade, itinerante, verrebbe di dire pe­ripatetica…

Perché, a far data dall’estate 2013, l’Archita è stata estromes­sa dalla sua unica, vera sede, dalla quale è anche concettual­mente inseparabile: il maestoso Palazzo degli Uffici, in abban­dono e degrado, gigantesco den­te cariato che si erge smozzicato nel cuore della nuova Taranto, della quale costituì non solo la più importante preesistenza edilizia ma anche la pietra di paragone per il disegno urba­nistico; simbolo del fallimento politico ed amministrativo di Taranto del Terzo Millennio.

Ora, dopo un lungo abbando­no iniziato con i primi “svuo­tamenti” ad inizio secolo (fra questi la vergognosa cacciata dell’Istituto per la storia e l’ar­cheologia della Magna Grecia), è partita la messa in sicurezza; ma è ancora buio pesto sulla destinazione finale dell’edifi­cio, che vorrebbero interamente “privatizzare” a danno della sua storica funzione pubblica, riser­vando al limite all’Archita uno spazio “simbolico”.

Una rapina bella e buona, che l’Archita non merita e che la cit­tà stessa, proprietaria dell’im­mobile, che tanto su quell’im­mobile e sull’Archita stessa ha in 150 anni investito, non potrà sopportare.

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