09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 08:03:03

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La poetica di Grassi in una fiaba

Festival Valle d’Itria: Ateneo Bruni pieno per lo spettacolo “La rana e le nuvole”

“La rana e le nuvole”
“La rana e le nuvole”

La poetica ma anche i sogni di Paolo Grassi raccontati in uno spettacolo poliedrico che utilizza un linguaggio multiforme: musica, danza contemporanea, arte circense e poesia. È questa in sintesi l’essenza de “La rana e le nuvole” la nuova produzione teatrale del 45º Festival della Valle d’Itria che mercoledì scorso ha riempito i circa mille posti a sedere del cortile dell’Ateneo Bruni a Martina Franca. Lo spettacolo drammaturgicamete ben studiato da Carlo Galiero pur essendo costruito, come un fil rouge, su frasi, parole e lettere di Paolo Grassi, non vuol di questo essere strettamente celebrativo o autoreferenziale, ma di questo vuol estrarne e tramandarne la consapevolezza del valore della cultura, non come gesto del bello, ma come mezzo a nostra disposizione per meglio stare insieme. Ecco allora l’importanza della danza, dell’arte circense, della poesia, delle favole, dei sogni condivisi.

Molto agile la regia di Libero Stelluti assistito da Giacomo Ferraù che ha concepito uno spettacolo che si apre con l’ingresso di un’uomo anziano, impersonato da Luigi La Monica, noto doppiatore televisivo, che porta con se una valigia di cartone nella quale è racchiuso tutto il bagaglio culturale di una vita, i suoi sogni, le sue aspirazioni, i suoi desideri. Ad un tratto, come nei romanzi d’appendice si fa un passo indietro, compare un giovane, al quale l’anziano affida quell’eredità, è lui stesso. Ecco allora che la bobina si riavvolge e sul palcoscenico inizia lo spettacolo. Le scene di Benito Lenori consistevano in un cantiere in cui spiccavano tralicci, corde e impalcature, una chiara metafora della vita, cantiere sempre aperto nel quale si succedono le scene di vita interiore e sociale: un primo numero d’assieme di danza tra operai e giovani donne in stile west side story con abiti di primo Novecento di Giuseppe Avallone.

Bella la scelta delle musiche di Nino Rota ( La strada) e di Igor Stravinskij (Pulcinella) quale colonna sonora.Verrà poi la guerra con i suoi buchi neri e la necessità di rialzarsi, anche qui ritorna l’insegnamento di Paolo Grassi: “Non l’eurismo di pochi ma il lavoro collettivo”, il lavoro, la giustizia, la serietà, la volontà, l’ottimismo, come elementi determinanti non solo di una coscienza pubblica ma di una ripresa civile. Sono gli anni del dopoguerra in cui si vive una ritrovata serenità per risorgere a vita nuova, grazie anche alla nascita della figlia a cui raccontava proprio la fiaba della “rana e le nuvole” in cui quel ranocchio che non sapeva nuotare, stanco di essere emarginato, si mette in gioco insieme agli altri ed avviene il miracolo. L’arricchimento culturale permette di superare ostacoli impensabili, tutto è raggiungibile, anche toccare il cielo come hanno fatto sulle corde verticali i giovani artisti circensi della compagnia QUATTROX4 diretti da Filippo Malerba, insieme ai danzatori della Compagnia di danza del Festival della Valle d’Itria, i giovani ballerini della Scuola CSD Silfide e i bambini della Scuola di musica della Fondazione Paolo Grassi. È questo uno spettacolo che affascina, che lascia a bocca aperta lo spettatore che non sa cosa avverrà l’istante successivo. La seconda e ultima replica è in programma venerdì 26 luglio, alle ore 21, all’Ateneo Bruni.

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