24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 14:31:49

Cronaca News

La filiera lunga del subappalto

I disagi delle agenzie marittime dell’appalto Eni

Antonio Baldassarre, Mario Turco e Luigi Guida
Antonio Baldassarre, Mario Turco e Luigi Guida

L’intreccio è vorticoso. Un… capogiro internazionale che dall’Italia rimbalza in Gran Bretagna per poi tornare allo Stivale e, infine, al tacco, cioè alla Puglia. In questo tortuoso tour l’ultimo e più misero approdo è Taranto. Misero, per quel che resta sui conti. L’intreccio è quello degli appalti dell’Eni per i servizi delle agenzie marittime. I servizi, cioè, che le agenzie rendono alle navi che caricano e scaricano i prodotti per conto della raffineria. Il giro è questo: l’Eni ha bandito una gara internazionale che si è aggiudicata la Cory Brothers di Londra, che a sua volta ha dato il servizio in subappalto alla Medov di Genova.

L'assemblea ai Tamburi
L’assemblea ai Tamburi

Da qui il servizio è stato affidato alla Iti Shipping di Brindisi che a sua volta, nell’ennesimo giro di subappalto, fa arrivare il lavoro allo Ionian Shipping Consortium, il consorzio di undici società tarantine che da anni offrono servizi di agenzia marittima nel porto di Taranto. Ovvio che in questo lungo percorso qui arrivino solo le briciole dei guadagni. Una situazione che venerdì 26 luglio è stata sottolineata in una assemblea, alla quale hanno partecipato anche i trasportatori del Consorzio Autocisterne Taranto, che si è tenuta al Centro Caritas di via Lisippo, al rione Tamburi. La richiesta: eliminare le gare internazionali, che a quanto pare non vengono bandite in tutti i centri di produzione Eni, per preferire una sorta di filiera corta che metta in condizioni più agevoli le imprese locali. «Non chiediamo condizioni di favore o di privilegio – ha detto il presidente dello Ionian Shipping, Luigi Guida – chiediamo solo che sulle attività siano applicate condizioni di ragionevolezza. Nella filiera lunga del sub sub appalto l’accordo che Eni assume con una società britannica, che in teoria si dovrebbe occupare dei servizi di agenzia marittima, fa il giro lungo partendo da Londra, passando per Genova e Brindisi e finendo a Taranto, dove agenzie e lavoratori locali svolgeranno il vero lavoro e si assumeranno il rischio di tutte le responsabilità civili e penali».

Troppo magri i margini di guadagno rispetto ai rischi. E poi: una cosa è avere a che fare direttamente con una grossa società come Eni; altro è rapportarsi ad aziende che fanno parte di questa filiera del subappalto. «Queste – ha detto ancora Guida – sono le ragioni che ci hanno spinto a rinunciare alla commessa sulle navi Eni. Oggi, però, queste ragioni sono alla base di una nostra piattaforma rivendicativa che sottoponiamo al management della grande industria petrolifera e poi a tutte le istituzioni locali e nazionali». E non a caso all’assemblea ha partecipato il senatore Mario Turco. «In questo meccanismo di subappalto – ha spiegato il parlamentare del M5S – alcune delle nostre piccole imprese rischiano addirittura la chiusura. Per questo ho già allertato i vertici dell’Eni, il governo e il parlamento affinché vengano assunti impegni precisi per le aree di crisi industriale proprio per limitare il subappalto e favorire le aziende locali». Di qui la richiesta di impegno al governo affinché vengano adottate le modifiche normative che possano consentire alle aziende che operano nelle aree di crisi industriale complessa, come quella di Taranto, di ridurre il numero dei subappalti. Condizione, questa, che dovrebbe costituire prerogativa per accedere a regimi di contributi o incentivi. Tutto ciò, appunto, per tutelare le imprese locali.

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