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Panini, le figurine e quel mitico Taranto in serie B

L’impero delle figurine, gli americani, il football rossoblù. Una storia che merita di essere ancora raccontata

Panini, le figurine e quel mitico Taranto in serie B
Panini, le figurine e quel mitico Taranto in serie B

L’ultima volta del Taranto in B, Stagione 92-93. Sull’album di figurine: Simoni, Murelli, Prete, Zaffaroni, Amo­dio, Enzo, Liguori, Piccinno, Lorenzo, Muro, Pistella, Maz­zaferro, Merlo e Soncin. Di fronte alla pagina rossoblù, la Spal, prima scomparsa, poi riapparsa, dopo quasi cin­quant’anni tornata in serie A. Donato Carelli è il presiden­te del Taranto F.C, allenatore Gianpietro Vitali (fidatissimo “secondo” Mario Biondi). In quella stagione, giocano Bari, Bologna, Verona e Lecce, ma anche Andria, Lucchese, Monza, Padova, Piacenza, Pisa e Reggiana.

Tempi di “Panini Modena”. Ventisei anni fa. Da allora il Taranto non “vede” palla. Debutto interno con il Pisa, come sarebbe stato in quel 69-70 (debutto “figu” rosso­blù su un album Calciatori), se non ci fosse stato di mezzo un processo, condanna della Casertana per illecito e pro­mozione del Taranto in B (in attesa della sentenza, esordio casalingo rimandato).

Panini, le figurine e quel mitico Taranto in serie B
 Panini, le figurine e quel mitico Taranto in serie B

Digressione a parte, il “calcio delle figurine”, a Taranto man­ca, da troppi anni. Manca la litania del “celò-celò-nonce­lò”, quando si mostravano i doppioni per lo scambio. Ne­gli anni, con un calciomercato che comincia senza più smet­tere, le nuove generazioni hanno smesso di scambiarsi figurine e giocarsele alla “ma­glietta” da ottobre in poi. Le figurine erano socializzanti. Dopo i compiti, disintossi­cante un’ora con i compagni di gioco. I ragazzi non mes­saggiavano, non chattavano. Non è il caso di filosofeggiare, esistono libri, tesi, scuole di pensiero per tutte le stagioni, inutile filosofeggiare.

Panini, le figurine e quel mitico Taranto in serie B
Panini, le figurine e quel mitico Taranto in serie B

Dunque, perché “Panini Mo­dena”. Due motivi.

Primo. Intanto esercita la me­moria, una bella mano di ver­nice a ricordi è salutare. Per molti, “Panini Modena”, ha lo stesso valore, moderno be­ninteso, di Casa Ricordi (Puc­cini, Rossini, Bellini, ecc.).

Secondo. Gli americani pare abbiano messo gli occhi sull’impero delle figurine ita­liane, fondato nel 1960 dai fratelli Umberto, Franco, Be­nito e Giuseppe Panini, edi­colanti e allo stesso tempo titolari di un’agenzia di distri­buzione di giornali.

La notizia. Una delegazione americana pare abbia pre­so contatti con il vertice del Gruppo modenese per capi­re a fondo l’azienda che dal 1954 è sinonimo di figurine dei calciatori in tutto il mondo e stampa strisce di Topolino e dei fumetti Marvel. Obiet­tivo americano, un’offerta di acquisto per rilevare l’intero pacchetto azionario. Valuta­zione dell’impero: un miliardo di euro (duemila miliardi di vecchie lire!).

L’augurio: che il marchio resti saldo fra mani italiane. Diver­samente, a malincuore, salu­teremo un altro pezzo d’Ita­lia che ci sfugge renderà più povero il nostro Paese. Poco male, dirà qualcuno, all’in­domani ce ne saremo già di­menticati.

L’ultima volta della Panini a Taranto, città importante se­condo le vendite registrate dall’azienda emiliana, fu la celebrazione del suo cin­quantennale. Tre generazioni insieme, fra collezionisti set­tantenni in cerca della figurina di Pizzaballa (portiere dell’A­talanta), la più “difficile” della storia, figli e nipoti insieme, per terminare album rimasti incompleti. Figurine gratis per tutti. Un tir con tanto di griffe sui fianchi, piazza Immacola­ta. Il Taranto, da quelle pagine che raccontano storie di fac­ce e pedate al pallone, man­cava già da più di dieci anni.

Dalla Stagione calcistica 69-70 in poi, sugli album erano apparsi insieme o alla rinfu­sa Biondi e Rondoni, Cimpiel e Colletta, Tartari e Beretti, Campidonico e Paina, Sel­vaggi e Iacovone, De Vitis e Maiellaro e, ancora, Brunetti, Turrini, Spagnulo, Evangelisti, Paolucci, Dell’Anno e Roselli. Altri tempi, verrebbe da dire, se non fosse che il tifoso, pic­colo o grande che sia, in un angolo non tanto remoto del suo cuore, riserva sempre un posto per il Taranto. Il “buon­giorno” più gettonato, per l’a­mico, il più delle volte è una parola d’ordine: “Forza Taran­to!”, “Sempre!” la risposta.

Non che cambi di molto la vita, ma se l’impero di album, valide, bisvalide e trisvalide (i punti!) e bustine, a dieci lire un tempo, cinquanta cente­simi più avanti, cambiasse di mano, dispiacerebbe anche ai tarantini che nel frattempo le figurine le hanno ribattez­zate “cartine”.

Detto che i problemi principa­li sono altri, non si possono fermare le emozioni. Le figu­rine Panini nel tempo sono diventate come le “pellicole” di Totò e Sordi. Al solo pro­nunciarle, restituiscono sorri­so e un film lungo decenni. Gli scambi, in classe o per strada, i giochi “schiaffo”, “raso al muro”, “maglietta”. E la colla, Coccoina o Vinavil, passando per un altro brevetto Panini, le “celline biadesive” (per evita­re sprechi e imperfezioni), per finire con la figu fatta perfe­zione: adesiva di suo. Doves­simo fare un paragone, viene in mente il juke-box. Come accendere i ricordi. Macchine del tempo che nessuno può fermare. Nemmeno gli ameri­cani. Ci sarebbe un episodio, divertente più che incredibile, raccontato direttamente da Franco Panini. Ma questa, si dice, è un’altra storia.

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