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La crisi passata sotto silenzio

Il 15 luglio ci sono state dichiarazioni che avrebbero dovuto far cessare il governo

Il premier Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte

Il 15 luglio ci sono state dichiara­zioni che, se lette non superficial­mente, denunciano, in modo ine­quivocabile, l’apertura di una crisi formale. Sono dichiarazioni che in passato, quando ancora nel nostro Paese c’era un senso ed un rispetto dei ruoli e delle competenze isti­tuzionali, portavano automatica­mente le parti politiche ad una im­possibilità di continuare ad essere all’interno di ciò che chiamiamo Governo.

“Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze dalle parti sociali ma anticipa dettagli di quella che ritiene debba essere la manovra economica si va sul terreno della scorrettezza istitu­zionale”. Così il premier Conte sul summit Salvini – parti sociali “ La manovra è fatta qui dal Presiden­te del Consiglio con il Ministro dell’Economia e gli altri Ministri interessati. Non si fa altrove, non si fa oggi e i tempi li decide il pre­mier” Poi sempre Conte in merito al caso Savoini “Nostre linee gui­da sono assoluta trasparenza verso gli italiani e assoluta fedeltà agli interessi nazionali” e infine “Non sta bene che ex sottosegretario le­ghista Siri sia presente a incontri di Governo”

Alessandro Di Battista, noto espo­nente del Movimento 5 Stelle, in merito sempre al caso Savoini pre­cisa: “la difesa del Ministro Salvi­ni è solo ridicola”

Il Ministro Di Maio rimane scon­certato dell’incontro tra il sindaca­to e il Ministro Salvini e precisa: “Se i sindacati vogliono trattare con un indagato per corruzione fuori dal governo invece che con il governo stesso lo prendiamo come un dato. Parlino pure con Siri han­no fatto una scelta di campo. Se il piano della Lega è pronto fac­ciano subito la flat tax. Basta che aiuti le famiglie e non si facciano scherzetti. Basta recite pensiamo a governare”.

Ora mi chiedo, dato per scontato che l’amore del potere, special­mente se posseduto da soggetti che non hanno una storia di governo, è tale da non consentire alle due compagini di governo di – come si diceva una volta – aprire la crisi, cosa possiamo aspettarci dall’at­tuale compagine in presenza di un tale clima. Come questi tre mem­bri apicali del Governo, due Vice Presidenti del Consiglio ed un Pre­sidente del Consiglio, potranno af­frontare in Consiglio dei Ministri, fra soli due mesi, il Documento di Economia e Finanza e fra tre mesi il Disegno di Legge di Stabilità?

Mi meraviglio che il Sindacato, la Confindustria, in genere tutte le parti sociali, continuino ad ac­cettare di partecipare ad incontri formali con il Governo o con par­ti del Governo; non si accorgono che parlano con interlocutori che ormai hanno come comune deno­minatore: la sopravvivenza di una esperienza, di puro potere, dei re­ciproci schieramenti. L’unica cosa positiva è che le reciproche basi elettorali stanno capendo che i due schieramenti una volta al Gover­no hanno tradito il loro elettorato. Solo pochi esempi: il Movimento 5 Stelle aveva assicurato il “dirit­to di cittadinanza” (lo ha fatto per Legge ma è risultato un vero falli­mento), aveva assicurato il blocco della TAP, della TAV, dell’ILVA, delle tratte AV in costruzione (non è riuscito a mantenere nessun im­pegno). La Lega aveva assicurato la legge cosiddetta “Quota 100” (lo ha fatto ma i cittadini stanno sco­prendo che la Legge Fornero è più vantaggiosa), poi si era impegnata ad attuare la “flat tax” (e finora solo impegni) e la “autonomia differen­ziata per alcune Regioni del Nord” (e da oltre dieci mesi si susseguono incontri – scontri tra le tre Regio­ni e i due schieramenti politici). Intanto il tempo passa e in modo quasi matematico la illusione crol­la e la delusione cresce. La mia ge­nerazione ha scoperto che le evo­luzioni negli schieramenti politici, a differenza del passato in cui la organizzazione dei partiti era tale da non consentire crisi immediate e fallimenti sostanziali del consen­so, sono repentini. Mai in passato un partito con il 40% sarebbe crol­lato, in soli cinque anni, al 20%, e, a differenza del passato in cui un partito al Governo si rafforzava elettoralmente perché il cosiddet­to “sotto governo” produceva una attività clientelare molto più arti­colata e diffusa di quella attuale e, soprattutto, perché il partito era presente sul territorio attraverso le cosiddette “sezioni”, oggi il partito al governo è bersaglio sistematico perché le inadempienze program­matiche si trasformano, automati­camente, in un crollo del consen­so, una perdita del consenso che cresce proporzionalmente con la durata del Governo stesso.

Questa analisi, questa mia consta­tazione, forse anche ingenua, sicu­ramente è stata abbondantemente capita sia dal Movimento 5 Stelle che dalla Lega e, indipendente­mente dai risultati ottenuti nella ultima campagna elettorale per le elezioni del Parlamento europeo, entrambe gli schieramenti sanno che i comportamenti e gli errori nella gestione della cosa pubblica allontanano l’elettorato o, ancora peggio, sono causa di una crisi ir­reversibile di schieramenti anche forti.

Quindi, questa coscienza di una possibile perdita dell’elettorato non credo porterà le attuali due compagini a completare l’attuale legislatura, a restare, cioè, per al­tri quattro lunghi anni al Governo, perché, in tal modo, regalerebbero non alle attuali forze politiche di sinistra e di destra una occasione per crescere, ma a forze a schie­ramenti attualmente ancora inesi­stenti che, come i No TAV, come i No TAP, come i No ILVA, ecc. crescono grazie al comune deno­minatore caratterizzato proprio dal dissenso nei confronti di chi governa.

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