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Successo per la tragedia di Euripide

Il progetto nasce da un gruppo di allievi delle accademie teatrali del torinese. In scena anche attori tarantini

Successo per la tragedia di Euripide
Successo per la tragedia di Euripide

Serata indimen­ticabile quella del 28 luglio a palazzo Pantaleo. L’andro­ne e il piano nobiliare, colmi fino all’inverosimile, sono stati lo scenario della tragedia di Euripide, riadattata, Medea. Il progetto “Medea” nasce da un gruppo di allievi delle accademie teatrali del torine­se che aspirano a fare della loro passione un mestiere. La fondazione dell’associazione cultuale Hetairos, in cui que­sti studenti ventenni, tutti di origine meridionale si raccol­gono avviene grazie a Mariel­la Orlando (presidente della stessa) ed Alessio Boccuni (studente dell’accademia di teatro Tofano e studente di lettere antiche). Entrambi di origini tarantine, trasferitisi a Torino e con un profondo at­taccamento alla loro terra io­nica, dopo i successi raccolti nel torinese, in cui ambivano a proporre qualcosa di tea­trale più vicino alle loro origi­ni, aspiravano a portare il loro adattamento euripideo a Ta­ranto. Le due sorelle Federica e Sofia Leuci, di origini salen­tine e siracusane, rispettiva­mente la Nutrice e la Hybris, Daniela Aquino, una Medea anch’ella con radici pugliesi e calabresi, affiancate da Ales­sio Boccuni, orgogliosamente tarantino, Giasone e regista del progetto, si sono emozio­nati tantissimo di fronte ad un pubblico partecipe e profon­damente coinvolto da questa intramontabile tragedia. «Ta­ranto deve riscoprire quelle che sono le sue radici cultu­rali, La tragedia greca è nel nostro dna meridionale come lo è Pirandello o Eduardo. Il suo messaggio è senza tem­po, attualissimo e fortemente d’impatto», dice Alessio.

«Taranto ha bisogno di risco­prirsi, di riappropriarsi delle proprie radici culturali e farne un settore di punta nel rilan­ciare la propria immagine. Siamo andati via per motivi professionali, ma l’attacca­mento a questa nostra terra resta incancellabile», con­clude Mariella Orlando. La seconda parte della sera­ta è stata dedicata a Maria Callas. La grande soprano è indissolubilmente legata al personaggio che Pier Paolo Pasolini portò sulle scene ci­nematografiche dopo averla vista nel 1961 alla Scala. La tragedia di Medea fatta di ossessione, disperazione e vendetta trova il suo compi­mento nell’uccisione dei figli come distruzione viscerale di quell’amore che l’ha legata a Giasone. Così lei non si sente più sottomessa al suo desti­no, ma eroica nel ciniscmo. “Del Fiero duol”, celeberrima aria dall’opera lirica di Lui­gi Cherubini rispecchia nel­la tessitura e nelle intenzioni interpretative teatrali folia, amore doloroso, preghiera, perdita del sè. Dai gravi pie­ni e intensi quasi macabri agli acuti strazianti. Una nebulosa di sentimenti e cambiamenti d’animo complessi da inter­pretare. E Valentina Colleoni, figlia e prodotto straordinario della tradizione musicale ta­rantina ha accettato la sfida di farci rivivere il mito della divina, sfida che in questi decenni in pochissime gran­di soprano hanno accettato perchè emulare la divina è impossibile, ma avvicinarsi alla sua immensità è possibi­le. E Valentina Colleoni, ormai sempre più amata dal suo pubblico e dai suoi sempre più numerosi estimatori chia­mata la divina dei due mari, ha accettato la sfida e l’ha vinta. L’ha vinta perchè il suo segreto, il suo valore aggiunto è quello di saper trasportara il pubblico, prendendolo quasi per mano, all’interno del va­riegato mondo di sentimenti che propagano dai personag­gi che interpreta.

L’ha vinta insieme alla sua carissima ed inseparabile amica e collega maestro di piano Sara Lacarbonara dalle cui mani di fata partono note sempre celestiali. L’ha vinta anche dal punto di vista sce­nografico andando in scena con i costumi, magistral­mente ricostruiti e modellati dall’artista Irene Scialpi, che la divina indossò durante le riprese del film di Pasolini.

 

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