25 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2021 alle 10:38:00

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Pubblico in delirio per “Ecuba” di Manfroce

Festival della Valle d’Itria: “tutto esaurito” e quindici minuti di applausi a Palazzo Ducale

Pubblico in delirio per “Ecuba” di Manfroce
Pubblico in delirio per “Ecuba” di Manfroce (foto Clarissa Lapolla)

MARTINA FRANCA – Non vo­leva andar via il pubblico pre­sente martedì sera alla Prima di Ecuba. Dopo l’esecuzione dell’opera il “tutto esaurito” del Palazzo Ducale è rima­sto in piedi ad applaudire per circa quindici minuti, tanto è piaciuta la messa in scena della tragedia lirica in tre atti su musica di Nicola Manfro­ce, rarità proposta quest’an­no dal 45º Festival della Valle d’Itria. Per comprendere il valore di quest’opera oc­corre ricordare la sua storia. Ecuba è insieme ad Alzira uno dei pochi lavori compiuti del compositore originario di Palmi, giovanissima promes­sa del teatro musicale italia­no ottocentesco che morì suicida a 22 anni nel 1813, ad un anno dal debutto della sua opera in Italia il 13 dicembre 1812 al Teatro San Carlo.

La versione musicata da Manfroce è basata sulla tra­duzione in italiano dell’origi­nale versione francese del libretto francese di Hécube di Jean-Baptiste-Gabriel- Marie de Milcent che andò in scena a Parigi al Théâtre de la République et des Arts il 5 maggio 1800.

A Napoli, durante il decen­nio di dominazione francese (1806-1815) Gioacchino Mu­rat nominò Domenico Barba­ja, uno dei più grandi impre­sari teatrali italiani della sua epoca.

Questi era consapevole di quanto il pubblico napoleta­no fosse scontento delle rap­presentazioni ormai basate sulle “tragédies lyriques” proprie della cultura france­se, le stesse avevano infat­ti un’impostazione diversa dall’opera italiana, avevano momenti lirici piuttosto bre­vi, diffusi recitativi che solo a tratti divenivano cantabi­li. I puristi poi lamentavano la mancata corrispondenza della musica composta per un testo francese ad una tra­duzione in italiano, un gap che smascherava la differen­za tra le due culture musicali.

L’impresario Barbaja volle allora compiere un’operazio­ne inedita per il suo tempo: commissionare una nuova musica per il libretto di Ecu­ba tradotto in italiano da Gio­vanni Schmidt.

La sfida fu un’occasione per Manfroce, per avvicinare l’o­pera ai canoni italiani che vedono arie ben definite per ciascun personaggio, all’in­terno delle quali l’interprete ha modo di far mostra del suo virtuosismo. Il compo­sitore, seppur limitato da un testo che fu tradotto pres­sochè letteralmente, riuscì ad introdurre arie e cavatine ricorrendo, ove necessario, alla reiterazione dei pochi versi a disposizione.

Cuore della trama il tema sempreverde del conflitto tra popoli, ossìa la guerra di Troia combattuta tra gli Achei (antichi greci) e la città di Tro­ia (odierna Turchia) risalente presumibilmente attorno al 1250 a.C..

La trama è ispirata alla tra­gedia di Euripide, della quale ne costituisce una versione apocrifa risalente ad una tra­dizio classica. Dopo la bel­la sinfonia introduttiva in re maggiore, l’opera si apre con l’ingresso in scena di Ettore esanime, figlio di Priamo e di Ecuba regina di Troia, morto per mano di Achille, eroe dei Greci.

Appare poi Polissena, sorella di Ettore, che rivela alla sua ancella Teona il suo amore per Ettore, al quale un tempo fu promessa in sposa. Inter­viene poi il duetto tra Priamo che appoggia il matrimonio quale fonte di pace tra i po­poli ed Ecuba che ha solo sete di vendetta per il figlio. Il coro riporta la regina alla ragion di stato strappandogli un apparente consenso, in realtà Ecuba chiede a Polis­sena di uccidere Achille pro­pio sull’ara nuziale.

Viene celebrata la memoria di Ettore con i giochi di rito. Subito dopo, al culmine della sontuosa cerimonia nuziale, prima che Polissena possa compiere l’insano gesto, ir­rompono i troiani che ucci­dono Achille.

Si scatena la guerra, i gre­ci colpiscono mortalmente Priamo e rapiscono Polisse­na, lasciando Ecuba sola al mondo che maledice il popo­lo greco. L’opera è musical­mente un capolavoro, già dal primo atto si vivono momenti di grande pathos, prima con il bel duetto tra Polissena e Teona, poi con le arie di esordio di Priamo ed Ecuba, in cui i due genitori affranti mostrano il loro dolore: “Pari a te nel cor la voce” (Priamo) e “Non lacerate o crudi, que­ sto misero cor” (Ecuba).

Il coro resta, nello stile fran­cese, di grande rilevanza dando spessore ai momenti emotivamente più rilevanti. Molto bello l’assolo d’arpa alla fine della scena terza del secondo atto sull’aria di Ecuba “Stringimi al sen: ritro­vo in te la figlia” che delinea la ritrovata serenità per aver convinto la figlia ad uccidere Achille.

Lineari, essenziali e di stile le scene di Pier Luigi Pizzi che, insieme agli abiti sem­pre suoi, riccamente drap­peggianti, danno il senso di un allestimento di grande eleganza e di grande impatto visivo. Giovane e molto pre­parata la compagnia di canto internazionale che ha visto Lidia Fridman, soprano russo ventitreenne perfezionato­si all’Accademia di Belcanto “Rodolfo Celletti” sostituire Carmela Remigio, a causa di un’indisposizione che recite­rà invece nella replica del 4 agosto.

La Friedman ha impersona­to magistralmente sia vo­calmente che scenicamente Ecuba, ricamando con estre­ma raffinatezza il ruolo lungo tutta l’opera, senza smaglia­tura alcuna. Benissimo an­che i due diversi colori tenori­li: Norman Reinhardt (Achille) e Mert Süngü (Priamo), i due soprani Roberta Mantegna (Polissena) e Martina Gresia (Teona), oltre a Lorenzo Izzo (Antiloco), Nile Senatore (un Duce Greco), allievo dell’Ac­cademia Celletti, e Giovanni Fumarola, nella parte muta di Ettore. Il Coro del Teatro Municipale di Piacenza diret­to da Corrado Casati è stato pure protagonista dell’opera con timbro fermo e possen­te. Sempre autoritario il ge­sto sul podio di Sesto Quatri­ni che ha concertato in modo sublime l’orchestra del Tea­tro Petruzzelli di Bari, il coro e i cantanti.

Un vero e proprio successo. L’opera è stata registrata da Rai5 e verrà trasmessa il 12 settembre alle 21.15. Secon­da e ultima replica domenica 4 agosto, Palazzo Ducale, ore 21.

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