19 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 22:47:00

Cronaca News

Maturità, lo studente che ha rifiutato di discutere la busta

Le sue ragioni in un discorso di un’ora e mezza contro l’istituzione scolastica

Maturità scolastica
Maturità scolastica

“Ogni generazio­ne è una opportunità di rivolu­zione” (papa Ratzinger)

Si è da poco conclusa la Ma­turità che, quest’anno più che mai, ha terrorizzato i nuovi di­plomandi. Oltre alla seconda prova multidisciplinare, i nostri ragazzi si sono dovuti cimentare nel fantomatico “colloquio delle buste”. Tuttavia, ciò che avreb­be dovuto rappresentare una novità, secondo il Ministero, si è rivelato una mera ripetizione di “contenuti” presumibilmente appresi in cinque anni. Ce lo ha ben spiegato Giuseppe Cardi­nale, del Liceo Scientifico Bat­taglini di Taranto, lo scorso 8 luglio.

Il giovane maturando si è corag­giosamente rifiutato di discute­re la busta, regalando un’ora e mezza di discorso contro l’isti­tuzione scolastica in un vero e proprio dibattito razionale con la commissione. L’argomenta­zione ha dimostrato la maturità del ragazzo e le sue conoscen­ze, lasciando a bocca aperta la commissione, che, seppur aven­dolo penalizzato nel voto finale, pare aver apprezzato il gesto.

“Non parlerò e sono pronto a prendermi tutte le responsabili­tà del caso” ha esordito Giusep­pe, dimostrando come il nostro modo di fare scuola abbia tra­dito lo “spirito della domanda”, che dovrebbe, al contrario, ca­ratterizzare il percorso di uno studente (e non solo).

Che cosa lascia la scuola ai ra­gazzi? Giuseppe argomenta impavido le sue tesi, avvalen­dosi di citazioni di personaggi del calibro di: Schopenhauer, Julián Carrón, Puskin, Icilio Vecchiotti, commentatore di Schopenhauer, Carlo Sini, Papa Ratzinger e Felice Carugati. Ar­rivando a porre l’attenzione sul DPR n. 249 del 24 giugno 1998 (Regolamento recante lo statuto delle studentesse e degli studen­ti della scuola secondaria), art. 1, comma 1: “La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisi­zione delle conoscenze e lo svi­luppo della coscienza critica”, il maturando sostiene: “Lo stu­dio non è il fine, ma il mezzo. Quando resta il fine, quando non viene dato il motivo dello stu­dio, come accade oggi, non c’è formazione. Diceva Schopen­hauer che “non c’è nessun vento favorevole per chi non sa in che porto si dirige”, non c’è speran­za per chi studia senza sapere perché, senza capire perché è necessario studiare. Per questo nessuno si spende con piacere per lo studio, perché lo studio per i giovani non ha niente a che vedere con la vita e, di fat­to, la cultura come la facciamo oggi non ha niente a che vede­re con la vita. […] i giovani non sanno che la colpa di tutto ciò è del nostro Ministero, e quindi si convincono della menzogna che le grandi menti di tutti i tempi non fossero esseri umani ma dei pazzi scatenati, dei depressi o dei noiosi che non hanno niente a che fare con noi. Quando in­vece questi, esattamente come noi, condividevano il gusto per il bello, per il vero, per l’utile al cuore”.

Ma per scoprire questo bisogna che i docenti lascino approccia­re i giovani alla lettura diretta dei testi e mettano da parte le deludenti sintesi: “Un conto in­fatti è quando qualcuno ti de­scrive che tipo di persona è un certo amico, un conto è incon­trare quell’amico e farne espe­rienza diretta. Inoltre la trama di un’opera o la sua sintesi non ha mai emozionato nessuno, in­vece: quanti quotidianamente si scoprono in lacrime o comunque molto stupiti dinanzi a una poe­sia o quanti divorano quel libro la cui trama annoiava, quando cominciano a leggerlo veramen­te? […] la missione […] è lasciare gli autori impressi nel cuore dei ragazzi, non nei registri di clas­se”. E poi continua: “la vittoria della scuola non è quando in una classe ci sono molti voti alti, ma quando la cultura entra nella vita privata degli studenti”, per­ché “la cultura sradica il Male”.

Come è anche emerso durante il colloquio, un tempo si parlava (non a caso) di esami di matu­rità. Maturo etimologicamente è chi dimostra di essere pronto per. Ma per essere pronti per non basta saper ripetere “conte­nuti” appresi in cinque anni. Per essere pronti per bisogna esse­re uomini, “animali razionali”, bisogna cioè farsi domande di cui non conosciamo la risposta. Una vita è le sue domande. E Giuseppe ce lo ha dimostrato in maniera eccellente.

2 Commenti
  1. Ben 2 anni ago
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    Complimenti per la chiara esposizione delle proprie posizioni del ragazzo che sorgono come frutto dell’uso più consapevole e costruttivo dei mezzi a disposizione della ragione umana, come la conoscenza, l’intelletto e la ragionevolezza. Tutto ciò può solamente esprimersi quando sia priva di limitazioni e condizionamenti che ne vincolino la propria energia di libertà e quindi di rinnovamento.
    Ancora più alto ne è il valore se è portato a livello cosciente da un “ragazzo di oggi”, e questo mi fa ben sperare per gli “uomini di domani” che sarete, anzi già ne siete a pieno titolo rappresentanti, nonostante tutto, vivendo la quotidianità.
    Grazie a te Giuseppe per il lavoro su te stesso che hai sedimentato, e grazie a Nicla per il bell’articolo proposto, bravissimi.
    Ben (Roma)

  2. Pia 2 anni ago
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    Eccezionale!

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