27 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2020 alle 17:42:13

Cronaca News

Masseria Solito, ma quella non fu la casa di Luigi Viola

La testimonianza di Gerarda, pronipote dell’archeologo

Masseria Solito
Masseria Solito

La fotografia, sbia­dita dal tempo, sembra non la­sciare spazio a dubbi: la casa che fu di Luigi Viola appare piuttosto diversa dalla Masseria Solito.

Le differenze sembrano piuttosto nette. C’è solo l’arco sulla destra della facciata a dare l’impressio­ne di somiglianza. Il resto, no. Il disegno dei tetti, ad esempio, è completamente diverso. Ma ol­tre alla fotografia, c’è la testimo­nianza di chi in quella casa ci ha vissuto a suscitare fondati dubbi sulla corrispondenza tra Masse­ria Solito e l’abitazione descritta da Cesare Giulio Viola, figlio di Luigi, nel suo Pater.

La casa di Luigi Viola
La casa di Luigi Viola

Gerarda Viola è diretta discen­dente di Luigi, l’archeologo fon­datore del museo archeologico. Cesare Giulio era il fratello di Ettore, nonno di Gerarda e di al­tri quattro tra fratelli e sorelle, tra cui Caterina che già anni fa rac­contò i suoi ricordi sull’abitazione di famiglia. Il papà di Gerarda e Caterina, Luigi anche lui, era il fratello maggiore di Sandro Vio­la, celebre firma di Repubblica.

Gerarda vive a Roma, d’estate tra­scorre le sue vacanze a Taranto. Quando esattamente dieci anni fa esplose il caso della Masseria So­lito con l’incombente demolizio­ne, decise di andarci a dare un’oc­chiata. Oggi, a distanza di tempo, ribadisce la sua impressione di allora. Un’impressione avvalora­ta da quella vecchia fotografia in bianco e nero: «No, la Masseria Solito non era l’abitazione di Lu­igi Viola, non era la casa dove io ho vissuto da bambina».

«La casa di Luigi Viola e poi di mio nonno Ettore, quella dove io sono nata e dove sono nati mia sorella Caterina e mio fratello, anche lui di nome Ettore – spie­ga Gerarda – è quella della foto in bianco e nero. Noi abitavamo al piano superiore, sotto c’erano gli affittuari. Quella casa è rima­sta in piedi fino ai primi anni ‘60, quando con la famiglia ci trasfe­rimmo in via Margherita. Che io sappia quella casa fu demolita subito dopo per far posto a nuovi palazzi».

C’è un altro particolare, impor­tantissimo, che confermerebbe come la Masseria Solito non sia la storica abitazione di Luigi e Ce­sare Giulio Viola. «Davanti casa – ricorda sempre Gerarda – c’era la Cripta del Redentore». Siamo dunque in via Terni, a qualche isolato di distanza da via Plateja dove c’è la Masseria Solito.

Ma da cosa può essere nato l’e­quivoco? «Luigi Viola aveva pro­prietà piuttosto estese in quella zona. Una parte dei terreni, ad esempio, erano quelli dove poi è sorta la Bestat. La masseria era un complesso di case rurali. La sua, dove siamo nati noi, era l’abi­tazione principale. Tutto intorno era campagna, il nostro giardino era dove oggi è via Dante. Lì vi­cino c’erano alcuni villini (quel­li dell’attuale via Cagliari, ndr). Poi c’erano gli accampamenti dei contadini stagionali che curavano i vigneti. Mia nonna mi raccon­tava che la sera facevano festa e ballavano la pizzica. Di giorno passavano i pastori che portavano al pascolo le pecore». Una Taran­to rurale che non c’è più.

Gerarda avanza una ipotesi: «È possibile che la Masseria Solito fosse la casa dove viveva Mario, il fratello di Luigi. Lo stesso Cesare Giulio ha vissuto poco a Taranto, visto che trascorse gran parte del­la sua vita tra Roma e Positano». Questi sono i ricordi, bellissimi, di chi ha vissuto una Taranto che poi ha lasciato il passo alla gran­de espansione urbanistica degli anni ‘60 e ‘70.

La Masseria Solito, che sia stata o meno l’abitazione di Luigi Viola, resta una testimonianza straor­dinaria di quella Taranto agreste vinta dall’asfalto e dal cemento. Quella masseria è sopravvissuta, è unica testimone superstite di un’altra città, di un’altra società. Considerazioni che dieci anni fa non fecero capolino nella testa dell’amministrazione di allora. Dieci anni fa la pratica della de­molizione, per far posto ad un palazzo di cinque piani, correva veloce negli uffici tecnici del Co­mune.

Fu una efficace campagna portata avanti da Taranto Sera a ripor­tare l’attenzione di intellettuali e associazioni sul valore storico della Masseria Solito. E proprio gli articoli di allora suscitarono l’intervento della Direzione Re­gionale per i Beni Culturali, che richiamò all’ordine il Comune e chiamò in causa la stessa Soprin­tendenza, fino ad allora piuttosto timida sull’argomento.

Sventata la demolizione ecco af­facciarsi finalmente il progetto di recupero. Il 31 luglio il sindaco Rinaldo Melucci ha inaugura­to il cantiere che trasformerà la Masseria in un centro di cultura: biblioteca e Museo dei tarantini illustri. Una vittoria culturale per una città spesso sprezzante verso la sua storia e la sua memoria.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

1 Commento
  1. Filippo Girardi 11 mesi ago
    Reply

    stamane passeggiando per via Plateja ho notato uno striscione in plastica che oltre ad indicare lo stemma comunale e gli enti preposti al restauro della masseria o casa colonica denominata sul toponimo Masseria Solito / Corvisea ,ho intravisto la stonacatura totale degli edifici rurali ed ho notato una composizione muraria diversa ,si deduce che la masseria ha subito accorpamenti presumibilmente nel 19 secolo ( seconda metà) . La masseria non abitata dal Viola era gestita da un fattore che abitava al piano superiore , la casa del Viola era in posizione dominante nei pressi della cripta del redentore come scritto nell’articolo . vorrei aggiungere che la masseria presumibilmente vista la croce in muratura presente in alto sulla facciata della masseria probabilmente appartenuta ai cavalieri nel XVI secolo poi salvo rettifiche appartenuta ai Corvisea , poi alla nobile famiglia Solito de Solis ed infine al Viola ( Luigi) . ringrazio il direttore della testata per l’articolo .

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