11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Cronaca News

Taranto può diventare la Florida d’Europa

Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto

Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto
Lelio Miro, presidente della Banca di Taranto

Sfoglia Taranto­Buonasera, mentre dalla sala ac­canto arrivano le note dell’Orche­stra di Opera Festival che prova dal vivo. Sembra di stare a teatro e invece siamo nella sede della Banca di Taranto, via Berardi. «È la filodiffusione live…», scherza Lelio Miro. Il presidente della banca va orgoglioso di questa ini­zativa: «Mettiamo questi spazi a disposizone di tutti. Lo facciamo gratis e lo facciamo per sostenere le iniziative culturali».

Il giornale titola sul siderurgico.La domanda è d’obligo: riuscire­mo ad uscire dal tunnel?

«Trovare una ricetta non è facile. Sarebbe più facile far prevalere il buon senso, gli estremismi non ci portano a nulla se non ai conflit­ti».

Eppure viviamo un momento che richiederebbe un approccio diverso dai conflitti.

Taranto è un laboratorio. Per la prima volta una città sperimen­ta il conflitto tra salute e lavoro.Quel che sta vivendo Taranto in questi anni può servire al mondo intero come esperienza su queste problematiche. Abbiamo bisogno di sperimentare per arrivare ad un equilibrio, anche se tutto è più difficile perché denaro in giro ce n’è poco. Certo, a volte ci lascia­mo prendere dalla suggestione di non avere uno stabilimento così invasivo. Per me che sono france­scano il Creato è intoccabile, ma non si possono elaborare soluzio­ni senza calcolare le conseguenze che ne deriverebbero per la città e per la nazione.

E infatti la città non può essere sola nel trovare soluzioni.

Il mio auspicio è che il governo possa mettere insieme un proget­to serio. Ci vuole uno Stato forte per guidare questo processo in­vece che subirlo. Deve essere lo Stato a dettare le regole.

L’immunità penale è uno dei nodi più difficili da sciogliere.

Così è sbagliata, ma se mi dai una macchina che inquina non è che posso risponderne da subito, a meno che non rispetto il per­corso che mi viene dettato dallo Stato. L’obiettivo finale deve es­sere quello di avere una industria la più compatibile possibile, in un tempo dettato, rispettato e con­trollato.

Dal suo osservatorio economi­co, qual è lo stato di salute della città?

Taranto è una città fra luci e ombre. Vedo segnali di ripresa, nell’edilizia e nel turismo. Certo, è preoccupante la disoccupazione e la inoccupazione giovanile.Però mi sembra che ci sia una ripre­sa del coraggio di fare. Rispetto allo scollamento tra pochi ricchi e una larga fascia di persone in difficoltà, vedo una ripresa della fascia media, quella del piccolo risparmio. Si comincia ad inve­stire anche in attività innovative. C’è un significativo incremento di richieste di sostegno all’inve­stimento. Ma questa vivacità va accompagnata da azioni mirate per evitare di bruciare questa ric­chezza.

Cosa fare, allora?

Serve un progetto a lungo termi­ne, bisogna investire nei giovani e nella cultura, nelle politiche sociali. Su questi aspetti non ci si impegna ancora abbastanza, anchese il Comune sta dando dei segnali. Se perdiamo i ragazzi perdiamo la fascia di entusiasmo. Se non formiamo i nostri gio­vani rischiamo di avere anziani culturali e una massa non colta e questo significherebbe avere una città senza futuro. Bisogna studiare politiche per trattenere qui i nostri ragazzi e allo stesso tempo attirare gente da fuori. È un percorso che richiede tempo. Bisogna riuscire a intercettare i tanti pensionati ricchi che sono in Europa. Se venissero a Taranto riempirebbero i teatri. Nel frat­tempo bisogna svolgere una azio­ne pedagogica sui tarantini. Se ci sono maleducazione e inciviltà, da qualche parte abbiamo fallito come agenzie educative. Per dirla con Don Milani, se capiamo che il problema è di tutti allora pos­siamo fare buona politica, altri­menti resta l’avarizia. A Taranto le risorse ci sono. Possiamo esse­re la Florida d’Europa.

La banca che ruolo può svolgere?

La banca del territorio è indispen­sabile, è l’unico strumento anticicli­co delle crisi. Sono state le banche di credito cooperativo ad alimen­tare la piccola economia, che poi è quella più viva. La riforma delle Bcc è una opportunità. Il beneficio è di avere alle spalle un gruppo for­te del quale le stesse banche sono proprietarie. Quindi c’è la possibi­lità di offrire i servizi tradizionali di prossimità e allo stesso tempo rivolgersi da una platea di clienti con esigenze più ampie.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

1 Commento
  1. erardo 2 anni ago
    Reply

    Analisi illuminante dei veri problemi di Taranto, da far leggere (e forse spiegare…) agli attuali e passati amministratori cittadini. In tal senso, Lelio Miro sarebbe un eccellente candidato sindaco, da votare come persona a prescindere dall’eventuale coalizione di riferimento…

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