01 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 22:53:00

Cronaca News

Crisi del siderurgico, accuse al governo

Le audizioni dei sindacati alla Camera

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ex ArcelorMittal

Rocco Palombella (Uilm) parla di «bomba sociale»; Gianni Venturi (Fiom) di «Tempesta perfetta»; Biagio Pri­sciano (Fim) mette in guardia: la partita di Taranto è «dell’intero Paese».

Toni tutt’altro che rassicuranti quelli delle organizzaizoni sindacali al termine dell’au­dizione che hanno avuto alla Camera dei deputati con le Commisisoni attività pro­duttive ed economia e lavoro.«Non c’è più tempo da perdere, servono risposte urgenti dal Governo e dal Ministro dello Sviluppo economico per risolvere la difficile situazio­ne dell’ex Ilva di Taranto e le preoccupanti prospettive occupazionali per i lavoratori».

Così Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, prima delle audizioni presso le Commissioni Attività Economiche e Indu­stria e Lavoro che si sono tenute martedì 6 agosto.

«Nella fabbrica e nella città – dichiara Pa­lombella – si sta creando una situazione ingovernabile che rischia di diventare irri­versibile senza una chiara e netta posizione da parte delle istituzioni. Vogliamo sapere quali provvedimenti il governo voglia pro­muovere per salvaguardare la sicurezza e i livelli occupazionali dello stabilimento di Taranto e la salute dei cittadini all’esterno dell’acciaieria».

Palombella prova a indicare una posisbile soluzione per evitare che, appunto, esplo­da la «bomba sociale»: «Fermo restando il provvedimento di rigetto di dissequestro della Magistratura e il conseguente pro­gramma di spegnimento dell’Altoforno 2 da parte di AM e fatto salvo l’eventuale nuo­vo ricorso per scongiurarne la chiusura, si potrebbero anticipare i lavori sull’altoforno 5 e la sua messa in marcia nei primi mesi del 2021 così da poter dare una continuità produttiva allo stabilimento di Taranto. Per tutelare i lavoratori esposti all’amianto e per alleggerire il numero degli esuberi previsti da AM – prosegue – si potrebbero prolunga­re oltre il 2003 i benefici previsti dalla legge per favorire l’uscita e l’accesso alla pensione degli interessati». Caso contrario, «siamo a un mese dal rischio chiusura dello stabili­mento di Taranto».

«Si devono trovare – conclude Palombella – le migliori misure legislative per far con­tinuare l’attività produttiva salvaguardando i lavoratori assunti da ArcelorMittal, tutti quelli che attualmente sono in Amministra­zione Straordinaria e quelli occupati negli appalti, nei servizi e nelle manutenzioni».

A reclamare l’intervento del governo è an­che la Fim, con Biagio Prisciano, per il qua­le l’accordo del 6 settembre resta «l’unica strada per il rilancio di Taranto».

«Abbiamo chiesto – dice Prisciano – che venga applicato quanto concordato in sede ministeriale, poiché l’accordo sottoscritto tiene insieme l’ambiente, la salute e l’occu­pazione con i relativi investimenti che Ar­celorMittal deve continuare ad impegnarsi a fare», compreso il rilancio «dei Tubifici e del Pla. «Attualmente abbiamo circa 1700 dipendenti in A.S, 1400 lavoratori interes­sati da procedura di Cigo ed ulteriori 1100 lavoratori se l’Altoforno n.2 dovesse essere portato a spegnimento. A questo va aggiun­to la situazione dell’appalto che continua ad avere seri problemi, con proroga di alcuni contratti che vanno non più di 3 mesi». In­tanto le Commissioni chiederanno l’audi­zione di Arcelor Mittal e dello stesso mini­stro Di Maio.

«Siamo in una condizione di inerzia presso­ché totale», attacca Gianni Venturi. «Parla­mento e Governo hanno il dovere di

intervenire perché il destino dello stabili­mento non riguarda soltanto Taranto, che è collegato ad altri siti produttivi in Italia, in particolare Cornigliano e Novi Ligure. Inoltre, il gruppo ex Ilva nel suo complesso fornisce il 40% dell’approvvigionamento di acciaio nel Paese. Servono risposte concre­te a partire dal rispetto degli impegni che sono stati sottoscritti con l’accordo di set­tembre del 2018 dal punto di vista del piano industriale, anticipando i tempi per i lavori sull’altoforno 5, riguardo al piano ambien­tale e occupazionale. In particolare, sulla scorta del verbale di accordo sulla sicurezza, devono uscire dal provvedimento di cassa integrazione gli addetti alla manutenzione ordinaria e straordinaria».

E su Di Maio che dice che «che sta lavo­rando “per noi”», la Fiom afferma che «la vicenda di ArcelorMittal non può rimane­re una trattativa privata tra il Governo e la multinazionale, e che l’inerzia in atto si su­pera soltanto con decisioni chiare e con atti risolutivi».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche