25 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Novembre 2020 alle 17:23:31

Cronaca News

Taranto e Sud: servono politiche coraggiose

Mancano quasi 3 milioni di posti di lavoro

Il raddoppio del Canale di Suez
Il raddoppio del Canale di Suez

Nel dibattito sulla ripresa di Taranto non può non in­serirsi la più ampia problematica del Mezzogiorno che le anticipa­zione dei dati SVIMEZ 2019 evi­denziano in tutta la sua drammati­cità. Per ora vediamo qualcuna di queste anticipazioni e poi parlia­mo di Taranto in relazione ad esse.

Le anticipazioni del rapporto Svimez 2019 (Associazione per lo SVIluppo dell’industria nel MEZzogiorno) mettono in rilie­vo la frenata dell’intero sistema Italia e il conseguente rischio di una vera e propria recessione al Sud. Dunque, mentre l’Italia fre­na, aumenta il divario tra il Sud e il Nord in termini di occupazione, benessere e qualità dei servizi. Per il 2019 trovano conferma purtrop­po i dati già recessivi del 2018: Pil a +0,1, dimezzati i consumi delle famiglie e gli investimenti delle imprese, ristagno dell’occupazio­ne. Nel Mezzogiorno le tendenze nazionali diventano ancora più negative (Pil a -0,3, numero degli occupati nel primo trimestre 2019 è sceso di 107 mila unità di cui 84 mila occupati stabili in meno). I dati Svimez, quindi, inequivo­cabilmente danno un’immagine dell’Italia spaccata in due e con un trend negativo complessiva­mente ancora per il 2020 (Pil + 0, 8 per l’Italia, 0, 4 per il Sud) che disegna una prospettiva carica di conseguenze economiche e socia­li molto negative soprattutto per il Sud che si allontanerà ancora di più dal Nord. Si pensi che per re­cuperare il gap occupazionale, ov­vero per portare il Sud allo stesso tasso di occupazione del Centro-Nord (rapporto tra occupati e po­polazione in età lavorativa), ci vor­rebbero ben 2,9 milioni di nuovi posti di lavoro in più rispetto ai 5,9 milioni attuali.

Un simile obiettivo è, senza dub­bio, impossibile raggiungerlo in un breve periodo, ma lo sarà anche nel lungo se non si mette mano ad un processo di crescita reale. Que­ste politiche di crescita per oggi purtroppo non ci sono e non si intravedono. Bisogna ripartire con politiche industriali innovative, è necessario superare pregiudizi antimoderni, è prioritario puntare su politiche di welfare non assi­stenziali, ma che puntino ad una formazione adeguata ai tempi, a servizi sociali efficaci, ad un si­stema sanitario che garantisca a tutti livelli essenziali di assistenza e che favorisca un’educazione alla salute intesa nella sua totalità psi­cosomatica. Taranto di queste criticità del Sud è emblema sistematico e paradig­matico. Quale altra città del Sud ha la più grande industria side­rurgica europea che necessita di essere ammodernata e riqualifica­ta? Quale altra città del Sud vive al proprio interno contrasti tra modernità e antimodernità (addi­rittura c’è chi vorrebbe una dein­dustrializzazione della città di Ta­ranto per abbandonarsi al sogno di una “decrescita felice”)? Quale altra città del Sud ha bisogno di recuperare un’idea di salute degna di questo nome e accompagnata da un sistema sanitario capace di soddisfare le richieste di vivere bene? Queste domande centrali per la vita di Taranto ci fanno ca­pire la peculiarità tarantina nelle problematiche del Sud. Addirittu­ra si può ipotizzare che il Sud si riprenderà se Taranto ripartirà. Ecco perché occorrono per la cit­tà di Taranto politiche nazionali e locali coraggiose che sappiano co­niugare modernità e qualità della vita. Altro che deindustrializzazio­ne e decrescita. Ci vuole più indu­strializzazione 4.0 e più crescita.

Taranto deve puntare ad essere centrale per il Mezzogiorno, ha tutte le potenzialità per esserlo. Sì, Taranto è punto di riferimento strategico per il Mediterraneo e per le sue linee di sviluppo. Dopo il raddoppio di Suez i traffici sul Mediterraneo sono in aumento e bisogna intercettarli. Per farlo occorrono infrastrutture mate­riali (ferrovie, aeroporti, strade) e immateriali (formazione univer­sitaria e post universitaria di alta qualificazione). È questa la strada da seguire. Così facendo Taranto sarà punto di riferimento del Sud e del Mediterraneo. Aprirsi e non chiudersi, accettare la sfida con in­telligenza e competenza è ciò che spetta ad una classe intellettuale e dirigente che voglia definirsi ve­ramente tale. Gramsci parlava di “avanguardie”, la tanto deprecata élite dalla politica dell’uno vale uno. Di avanguardie e di élite ce n’è bisogno, ovviamente non scel­te per censo o per dinastie, ma per formazione e competenze acquisi­te sul campo.

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