09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 08:03:03

Cronaca News

Melucci: «Da Arcelor Mittal uno schiaffo alla città»

Il sindaco dopo il ricorso sulla revisione Aia

Rinaldo Melucci
Rinaldo Melucci

Il ricorso presentato da Arcelor Mittal contro la reviso­ne dell’Aia fa imbufalire il sinda­co Rinaldo Melucci.

La reazione del primo cittadino è veemente. Melucci parla di schiaf­fo alla città e chiede una imme­diata convocazione al tavolo del ministroper lo sviluppo, Luigi Di Maio.

«Nel pomeriggio di martedì 6 agosto – scrive il sindaco – è stato notificato il ricorso al Tar da parte della società ArcelorMittal Italia per l’annullamento del decreto ministeriale recante ad oggetto il riesame dell’Aia di cui al Dpcm del 29 settembre 2017 per lo sta­bilimento siderurgico di Taranto».

«Non bastavano – commenta Me­lucci – tutta la confusione, tutti gli errori, tutte le mancanze, tutti gli incidenti di questi mesi ora il ge­store ci fa comprendere che non ha alcun interesse per il futuro di Ta­ranto e lo fa ricorrendo alle aule di tribunale. Messaggio chiaro. Sono stato tra quelli che si era adoperato per una convivenza civile e soste­nibile, nel suo ruolo istituzionale e di responsabilità. Evidentemente qualcuno ha pensato che a Ferra­gosto fosse possibile l’ennesimo saccheggio e l’ulteriore presa in giro di questa città».

«La verità- incalza Melucci – è che le nostre imprese sono allo stremo e registriamo comportamenti la cui legittimità andrebbe vagliata attentamente. Sindacati e lavo­ratori stanno ripiombando nella incertezza di fronte alla giostra di dichiarazioni scomposte che giungono anche dalla famiglia Mittal. Sembra persino che il ge­store stia sottovalutando le impli­cazioni complessive del fermo di Afo2, implicazioni che si materializzeranno nel prossimo mese di settembre, non tra un anno o due. E tutto questo a prescindere dal tema controverso dell’immunità penale».

«Infine – prosegue Melucci – que­sta indecorosa notizia dall’azien­da, che non comprende quanto sia cruciale per Taranto il tema del danno sanitario, che non vuole arrendersi all’idea che, senza un quadro chiaro per il futuro in que­sto frangente, i tarantini tutti non consentiranno alcuna produzione, non sarà un comunicato stampa o un protocollo di intesa che risolve­ranno la questione questa volta».

«Ho chiesto al Ministro Di Maio-rivela il sindaco – di convocare con urgenza gli enti locali. Nessu­no può sottrarsi in questo momen­to, ascoltiamo il grido delle parti sociali e decidiamo insieme come correggere la pessima strada che questo gestore ha imboccato, sem­pre che esso abbia davvero in ani­mo di restare a Taranto».

«Ci aspettano – conclude il sinda­co – giorni molto delicati e impe­gnativi. Valuteremo con calma il da farsi, senza paura, sempre ra­zionali. Non si arretra di un passo per Taranto».

A maggio era stato il ministro Sergio Costa ad annunciare un provvedimento per la revisio­ne dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Obiettivo: introdurre «eventuali condizioni aggiuntive» per meglio attutire gli effetti sa­nitari delle emissioni. Ilministro Costa aveva così accolta proprio una richiesta del Comune, basata sulle relaizoni di Arpa,Asl e sullo studio Sentieri 2014-2016.

Il decreto del ministro dava ad ArcelorMittal Italia 30 giorni di tempo per presentare la documen­tazione necessaria «attestante il quadro emissivo dello stabilimen­to, correlato alla produzione di 6 milioni tonnellate/anno di acciaio attualmente autorizzata insieme a quello previsto al completamen­to degli interventi elencati nel DPCM del 29 settembre 2017». Poi venivano dati 90 giorni ad Arpa, Asl e Aress per valutare la documentazione pervenuta e ag­giornare il danno sanitario.

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