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L’amore di Cinieri per Taranto

La lettera al sindaco Melucci di Irma Palazzo, compagna dell’attore tarantino

Cosimo Cinieri
Cosimo Cinieri

Egregio Signor Sindaco Rinaldo Melucci,

oggi sono particolarmente addolorata e sveglia dalle quattro del mattino, perché la malattia di Cosimo fa dei balzi in avanti che ogni volta mi disorientano. È affetto da (…) da qualche anno, e sebbene il decorso sia stato lento, l’aggravamento, da un anno a questa parte, è velocissimo. Forse l’avranno informata della battaglia che sto facendo contro l’Inps (la lettera prosegue con la descrizione dei passaggi burocratico-legali per ottenere l’indennità di accompagnamento che Cosimo non riesce ad ottenere nonostante sia stato dichiarato invalido al 100%). Ora, io, dietro consiglio degli avvocati, potrei fare anche ricorso amministrativo, ma ci vogliono due anni! Da cittadina mi chiedo: cosa pretendete a fare pratiche e contropratiche se, con tanto di sentenze dei giudici, poi fate come vi pare! La documentazione in mio possesso è a disposizione di chi vuole consultarla. Assisto Cosimo h24 e sono sola (niente badanti né cameriere). La mia vita professionale è stata volutamente messa da parte per privilegiare l’ultimo brandello della nostra comune awentura.

C’è molto amore e dedizione totale, ma, poiché Io&Cosimo abbiamo investito tutto nel nostro Teatro, non avendo ‘terre al sole’, i problemi economici si sono profilati all’orizzonte. Certo, con l’apporto INPS non risolverei granché, ma intanto… Intanto ho fatto domanda anche per avere il sussidio della Legge Bacchelli. Walter Veltroni se ne sta occupando, spendendosi generosamente, ma anche lì i tempi burocratici… Che dirle? Navigo a vista in attesa di risposte. Devo e voglio lottare, sebbene mi costi mettere in piazza situazioni private che mi sarei volentieri risparmiata di propagandare, ma se non mi ‘giocavo’ la faccia, non credo si sarebbe mossa foglia.

E poi, anche io sono del sud, e per noi la vita va spesa al 100%, e con passione, senza mettere in conto il fallimento. Il cuore è nell’impresa e a volte questo basta. Ho postato su FB un appello indignato (non voglio comprensione, mi interessa davvero che il ‘caso Cinieri’ diventi motivo di lotta reale: non si possono lasciare degli anni dei malati gravi, a volte moribondi, in attesa che i burocrati stabiliscano se un flag deve essere messo o meno nella giusta casella). Ha ragione il filosofo Galimberti: non siamo più uomini, ma soltanto funzionari di apparato. Ecco, e allora, a questo mi ribello e questa è la tensione morale della mia piccola lotta: richiamare le persone a quel residuo di umanità che ci contraddistingue nel creato. Sono rimasta colpita e mi ha commosso la partecipazione calda e sincera di Taranto. Vi ringrazio.

Cosimo ne avrebbe pianto con me. Nel 2008, invitati dal Comune per celebrare il cinquantenario della morte di suo zio Cesare Giulio Viola, al teatro Orfeo inaugurammo la stagione teatrale con ‘Ciao Cecè .. .’ rapsodia dedicata a Taranto. Dall’ultima balconata alla prima fila, gli tributarono un’ovazione che lo rese immensamente felice. Mi piace citare una parte dell’intervista che allora gli fece Tore Scuro sulla Gazzetta del Mezzogiorno: «Il nostro obiettivo (mio e di Irma) è riportare a Taranto, attraverso la voce e la musica, la città nata dalla penna di Cecè, come un concerto di sensazioni che rinfreschino la memoria di questa città, sempre amata da lontano con un po’ di rimpianto per un passato non potuto vivere tra Mar Grande e Mar Piccolo e con la contentezza di tornare con un bagaglio conquistato a festeggiare un concittadino e un artista che ha arricchito la storia della bella ‘Ttarde nuèstre». Sono in procinto di lasciare all’Università e alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma le nostre opere. Che almeno questo non vada perduto e un attore-poeta come Cosimo continui a onorare e celebrare la città che ha amato fino alla fine. In tanti suoi deliri, lui credeva di essere nel suo letto di Taranto, in Via Mazzini, di fronte al mare … Con riconoscenza.

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