Cronaca News

Ci avevi fatti “uscire” pazzi!

Una mattina, nel quartiere. «Sono Nadia, posso fare qualcosa per voi?». Raccolta di fondi per garantire personale in Pediatria al SS. Annunziata. Cittadina onoraria. Poi il male che lei aveva sfidato, se l’è portata via.

Nadia Toffa
Nadia Toffa

«Buongiorno, scusate, sono Nadia Toffa delle Iene, vorrei intervistare qualcuno a proposito del Mostro con il quale convivete da sessant’anni!». «Je jesche pacce pe’ te!!!». Ignazio D’Andria, titolare del Minibar in piazza Gesù Divin Lavoratore, le aveva risposto con quella frase. Affascinato com’era dai servizi di denuncia che la coraggiosa giornalista firmava per uno dei programmi televisivi più rivoluzionari. Quell’esclamazione, non volendo, sarebbe diventata la maglietta più celebre degli ultimi anni.

Nadia Toffa e Ignazio D'Andria
Nadia Toffa e Ignazio D’Andria
Nadia Toffa
Nadia Toffa

«Una di noi!», era diventata subito Nadia, con quel caschetto al quale aveva dovuto rinunciare a malincuore, a causa del «bastardo»  – così chiamava il male che l’ha fulminata – e delle continue chemioterapie a cui ormai si sottoponeva per combattere un cancro che due anni fa l’aveva assalita poche ore prima di un servizio televisivo. Era crollata sul campo, l’avevano soccorsa, lei aveva tranquillizzato tutti con un selfie. «La paura è stata tanta, ma adesso sto bene!», il suo commento con un selfie unito all’inconfondibile sorriso.

Lei era così. Chi la conosce e l’ha seguita fino all’ultimo respiro racconta ancora di foto con quella tenera espressione che resterà scolpita nei cuori di quanti l’hanno conosciuta, seguita, specie in quelli della gente del quartiere Tamburi. «Dopo aver realizzato il servizio sull’industria inquinante – raccontò D’Andria – era tornata, come un’amica di vecchia data, una che si era trovata subito in perfetta sintonia con tutti noi che avevamo cominciato ad amarla ancora prima di conoscerla».

E lei, ricordava ancora il titolare del Minibar. «Posso fare qualcosa per voi, per i bambini ricoverati in Pediatria?». Era tornata, qualche ora dopo il lavoro, voleva far sentire la sua vicinanza. «Chiamo i colleghi delle altre tv e li invito a realizzare una interminabile serie di servizi, dobbiamo aggredire quel Mostro perché la politica faccia qualcosa, dobbiamo stendere l’industria che ha provocato danni irreparabili!».

Non era stata una dichiarazione di circostanza. Anche a costo di rimetterci faccia e posto di lavoro – perché a volte funziona così – aveva indossato la maglietta nera con scritta fucsia in trasmissione, le stava a pennello. «La indosso nella prossima puntata, redazione e produzione sono d’accordo, facciamo qualcosa per Taranto!», aveva promesso e mantenuto. Insufficiente il personale in Pediatria oncologica al SS. Annunziata, così era partita una sottoscrizione, serviva denaro per stipendiare due medici. Si raccolsero fondi per assumerne almeno quattro. Il popolo del quartiere aveva acquistato quella maglietta. Lo stesso il resto della città, specie i giovani che la indossavano anche a scuola, per far capire da che parte stavano. Anche il popolo di internet, da ogni parte del mondo.

Migliaia di persone nell’incontro in piazza Gesù Divin Lavoratore. Un signore si avvicinò al palco. Strinse la mano a Nadia, le sussurrò. «Ho dei risparmi, diecimila euro, penso che lei – più di me – sappia come impiegare al meglio questi soldi…». E Nadia, senza entrare nei particolari, perché la beneficenza si fa nella massima discrezione: «Scusate, amici! C’è un signore che in questo momento ci ha offerto un contributo importante! Troppo bello quello che sta succedendo oggi in questa piazza!».

Quante foto, quanti selfie, quanti sorrisi. E quanta speranza aveva portato Nadia nel quartiere e nel resto della città. Nel gennaio scorso, il sindaco Rinaldo Melucci le aveva conferito la cittadinanza onoraria che lei aveva accettato con orgoglio. «Sono una di voi, lo capite o no?». Nei giorni scorsi, Forbes Italia, aveva riportato il suo nome fra le “Cento donne che stanno cambiando il mondo”.

Proclamato lutto cittadino. Nadia, una tarantina, ci ha lasciati a causa di quel male che, ironia della sorte, aveva sfidato con indescrivibile coraggio. Lo ha battuto con il sorriso. «Contribuire a salvare anche una sola vita umana, per me è una vittoria!», aveva detto più di una volta. Taranto non finirà mai di ringraziarla e di farle sentire il suo affetto.

3 Commenti
  1. Giusto dionusio 4 giorni ago
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    Una donna coraggiosa dolce piccola di fisico ma grandissma di animo e cuore.Si una di noi.Taranto ti vuole bene. Io ti abbraccio e ti voglio bene.

  2. Teresa 3 giorni ago
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    Il rione Tamburi ha avuto il piacere di conoscere Nadia… È Nadia ha avuto la fortuna di conoscere gli abitanti di questo quartiere, gente umile, gente che si accontenta di poco ma che ha un cuore grande…Dio ha mandato questo angelo tra questa gente e ha dato una grande speranza… Gli abitanti dei tamburi la ricorderanno per sempre… E quando un giorno la rincontreranno la saluteranno con un grande sorriso… Come solo loro sanno fare! Grazie a Nadia e grazie agli abitanti dei Tamburi.

  3. The Runner 2 giorni ago
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    A te, ETERNO ONORE!

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