Cronaca News

Tumori infantili, guarire si può

Intervista all’oncoematologo Valerio Cecinati, direttore di Pediatria al Ss. Annunziata

Ospedale Ss. Annunziata di Taranto
Ospedale Ss. Annunziata di Taranto

Tumori infantili, patologie rare, quattromila casi l’anno in Italia relaziona l’Isti­tuto superiore della Sanità. Fra Taranto e provincia, ne riscon­triamo dieci in più rispetto alla media nazionale. La nostra città negli ultimi anni, rispetto a un lontano passato, vive in modo controverso il tema ambiente-lavoro. Del “male” e di piccoli pazienti, ne abbiamo parlato con un oncoematologo, Valerio Cecinati, direttore del reparto di Pediatria del SS. Annunziata di Taranto.

Oncoematologo, nella nostra città è una parola che mette paura.
L’oncoematologo pediatra è uno specialista che si occupa di tu­mori infantili, dunque di “mali” in età pediatrica ma anche di malattie del sangue; da un certo punto di vista mette timore, del resto stiamo parlando di malat­tie e, in alcuni casi, di malattie serie; dall’altro, mette sicurezza perché rappresenta una branca della pediatria: chi si occupa di questo, si dedica esclusivamen­te di tumori infantili. E’ capi­tato che oncologi ed ematologi degli adulti, nonostante l’espe­rienza, non avessero la stessa conoscenza che ha un pediatra oncoematologo: ecco l’invito a consultare uno specialista.

Quando si consulta un emato­logo pediatrico?
Per le patologie dell’età infan­tile, parliamo di bambini che dai trenta giorni ai diciotto anni possono presentare malattie del sangue o tumori; ma non tutte le malattie ematologiche sono gravi, ne esistono di comuni e facilmente curabili: l’ane­mia dovuta al ferro basso, per esempio; oppure un calo delle piastrine; poi ci sono malattie più importanti, oncologiche: le malattie del sangue, quelle ne­oplastiche, che sono le leucemie acute; ma l’oncoematologo si occupa anche di tumori solidi del sangue, sarcomi, tumori del cervello; dunque, malattie on­cologiche (non neoplastiche) e tumori ematologici, del sangue o non del sangue.

Negli anni, nel suo campo, sono stati compiuti passi da gigante.
Oncologia pediatrica è diversa dalla specializzazione che può interessare il paziente in età adulta; grazie a un costante la­voro di ricerca sono stati fatti enormi passi avanti; l’Italia è uno dei Paesi con una grande storia nel campo dell’ematolo­gia pediatrica; dunque, detto che è diverso rispetto a quella adulta, consideriamo che le pos­sibilità di un bambino di salvar­si da un tumore del sangue sono superiori al 70%; fino agli anni Ottanta la percentuale di so­pravvivenza era del 30%. Negli anni, pertanto, è stata ribaltata la tendenza; ciò significa che sono stati compiuti passi molto importanti: un bambino che ha un tumore in età pediatrica ha delle buone, a volte ottime, pro­babilità di guarire.

Taranto, in fatto di salute, è una città nella norma o regi­stra numeri più elevati rispet­to a una già dolorosa media nazionale?
Per quanto riguarda i tumori in­fantili, considerandoli patologie rare, in Italia si registrano circa quattromila casi l’anno; l’ultimo rapporto dell’Istituto superio­re di Sanità sull’incidenza dei tumori infantili descrive una percentuale superiore al 50% ri­spetto alla media: non abbiamo un’epidemia di tumori infantili, ma tradotto in numeri, fra Ta­ranto e provincia, dovremmo avere una media di quindici casi, invece ne riscontriamo venticinque l’anno.

Il suo rapporto con i genitori dei suoi piccoli pazienti.
Ho lavorato a Roma, Pescara e Bari, prima di arrivare a Ta­ranto; ho sempre avuto un buon rapporto con i genitori dei pic­coli: non è un rapporto facile, sia chiaro, ma quanto imparato nelle relazioni lo devo a loro; papà e mamma dei bambini in cura attraversano un rappor­to molto complicato della loro vita: quando uno di questi casi investe una famiglia, blocca ogni attività quotidiana, in casa come al lavoro; è, però, impor­tante far capire che tu, medico, ci sei, che i genitori e il piccolo stesso possono contare su di te.

Lei è specialista, ma anche ge­nitore. Qual è, dunque, il suo rapporto con i piccoli in cura?
Dipende dall’età, ma sicuramen­te questo rapporto è uno degli aspetti più incoraggianti di que­sto mio impegno; ma dipende dall’età: con gli adolescenti non è sempre facile, loro vorrebbero stare ovunque tranne che in un reparto di ospedale; ho invece imparato dai piccoli, che ho as­sistito in chemioterapia: hanno una forza straordinaria, spesso molto superiore a quella degli adulti nelle loro stesse condi­zioni; e i bambini più fragili: il più delle volte sono i più forti.

Quali sono sintomi da moni­torare?
Non esiste una vera preven­zione in età pediatrica; con la Fondazione Veronesi, però, sia­mo andati nelle scuole medie superiori per invitare i ragazzi a praticare uno stile di vita at­tento rispetto ad alimentazione, fumo e droghe; per quanto ri­guarda la cura; quando lo stato di salute cagionevole di un pic­colo persiste, è bene rivolgersi a uno specialista. Anche per puro scrupolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche