25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

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Roby Facchinetti: «I Pooh non torneranno insieme»

«La Puglia è sempre nel mio cuore, poi Taranto, la sua provincia, i pienoni nei teatri, negli stadi...»

Roby Facchinetti
Roby Facchinetti

«E’ più forte di me, non avverto il peso del tempo, non so cosa siano le ferie, ho anche provato a prendermela comoda, ma dopo tre, quattro giorni co­mincio ad annoiarmi, non mi ci vedo a stare su una poltro­na, a fare viaggi: con i Pooh ho viaggiato così tanto…». Deve essere proprio così, se Roby Facchinetti, autore e voce di centinaia di suc­cessi dei Pooh, il complesso musicale italiano più amato, non è stanco nemmeno un po’ nel girare in lungo e lar­go l’Italia per cantare le sue canzoni. C’è molto Sud e, ovviamente, tanta Puglia nei suoi concerti. Non lo ferma nemmeno un’afonia acuta causata da un impallinatore seriale come l’aria condi­zionata. Il pensiero corre a «…dio delle cittaaa!». Come farà a cantarla? Un control­lo medico, la conferma di una salute di ferro, lo stop di ventiquattro ore. Nemme­no per sogno. Già al mattino dopo, Facchinetti rassicura i suoi fan con un messaggio vocale. E, nemmeno a dir­lo, daccapo sulla strada. On the road again, direbbero i Canned Heat.

Sabato scorso Facchinetti era a Mancaversa (Lecce), il giorno dopo ad Atessa (Chieti), settecento chilome­tri in camper, caldo canico­lare, aria condizionata a ma­netta e stop. Stasera sarà a Sant’Agata di Puglia. «E a fare cosa, se non per canta­re e suonare, visto che sono due delle cose che mi rie­scono meglio?», dice Roby.

Una puntualizzazione. «In­formazioni imprecise, circo­late in questi giorni hanno richiesto un mio intervento, una dichiarazione alle agen­zie di stampa per sgombrare il campo da qualsiasi dub­bio: i Pooh non si riuniranno, la lunga storia di successi è finita tre anni fa con la ce­lebrazione di un traguardo storico, i cinquant’anni di attività; restano le can­zoni, l’affetto, ma tor­nare insieme dopo lo scioglimento sareb­be come canzona­re il nostro pubbli­co: annunciare un ritiro e poi riunirci, non sarebbe cor­retto».

Roby Facchinetti
Roby Facchinetti

Tutto nasce da un lavoro che Facchi­netti sta preparan­do con D’Orazio. «Un giornalista evidente­mente ha pensato di fare uno scoop, ha scritto che i Pooh – tutti e quattro, dunque non solo io e Stefano – tor­navano insieme; cantona­ta pazzesca, io e D’Orazio abbiamo scritto – staremo a vedere come l’opera sarà rappresentata – ma i Pooh e il palco in questa storia non c’entrano. Questa voce ha scatenato social, siti, gior­nali, radio, tv. Dunque, colgo l’occasione per ribadire che i miei compagni di viaggio, Red Canzian e Dodi Bat­taglia, hanno progetti per­sonali, pubblicano album e fanno concerti, ognuno per conto proprio».

Anche Facchinetti è “ancora sulla strada”, come recitava una canzone de Il colore dei pensieri. «Non so fare a meno di scrivere, cantare, incontrare gente, il palcoscenico è la mia vita, ci sono sta­te sere che ho canta­to per tre ore, davve­ro, non riuscivano a tirarmi giù dal palco: quando sai che questo lavoro è la tua vita e con il pubblico che ti ascolta c’è sempre grande empatia, è difficile staccare la spina; a quel momento non voglio pensarci, ecco perché scrivo ancora; ho ri­spolverato un progetto che risaliva al 1973, anno in cui pubblicammo “Parsifal”, da allora non mi sono fermato un attimo, ogni volta che mi veniva in mente un’idea che poteva coniugarsi a quella traccia, prendevo appunti e la riponevo in un cassetto. Un giorno, rimettendo cose a posto, ho ripreso quello che avevo scritto fino a quel momento, l’ho fatto ascolta­re a D’Orazio, che in quanto a sensibilità e scrittura non è secondo a nessuno: bene, ci siamo incontrati, abbiamo messo insieme musica e te­sto, il progetto funziona, ma i Pooh con “Parsifal”, l’ope­ra, non c’entrano».

Facchinetti conosce l’Italia a memoria. «Con i Pooh ho conosciuto gli stadi, oggi conosco le piazze: il pubbli­co è sempre caloroso, pie­no di slanci d’affetto; prima e dopo il concerto incontro amici vecchi e nuovi, una chiacchiera, una foto, un ap­puntamento alla prossima occasione». Taranto, i Pooh, Facchinetti.

«Ricordi memorabili, teatri, campi sportivi, tendoni, sta­dio: un pienone dietro l’al­tro; ogni volta che venivamo a Taranto era una festa, la città e la provincia ci hanno fatto sempre sentire il loro affetto, un abbraccio lungo cinquant’anni!».

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