28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 20:59:00

Cronaca News

Detenuto aggredisce un agente penitenziario

Il ferito guarirà in 7 giorni. Protesta del Sappe

Il carcere di Taranto
Il carcere di Taranto

“Ancora una ag­gressione a poliziotto penitenzia­rio: ora basta”. Il Sappe protesta per l’episodio avvenuto nel carce­re tarantino.

“Il fattaccio sarebbe accaduto sabato 24 agosto e il responsabile di questa ennesima aggressione nei confronti di un poliziotto, sa­rebbe un tunisino di 33 anni d in carcere per reati contro il patri­monio con diversi provvedimen­ti di espulsione- scrive Federico Pilagatti, segretato del sindacato autonomo di polizia penitenzia­ria- questo detenuto che ha fatto e sta facendo molti dann è stato in diverse carceri pugliesi e sa­rebbe arrivato da Lecce dopo Ferragosto, trasferito per motivi disciplinari dopo che ha aggredi­to due poliziotti in quel carcere.

Peraltro la sua violenza era pre­meditata poiché dopo essere stato accompagnato nell’ufficio della sorveglianza generale per ritirare un pacco di indumenti inviatogli dai familiari, ha tirato fuori una lametta di quelle auto­rizzate per farsi la barba, e si è scagliato contro l’agente feren­dolo non gravemente. Per fortuna nelle vicinanze c’erano altri agen­ti i quali sono subito intervenuti bloccando il detenuto prima che accadesse il peggio, – ha prose­guito Pilagatti- e hanno accom­pagnato il loro collega presso il pronto soccorso dell’ospedale. Guarirà in sette giorni. Il dete­nuto ha anche distrutto le suppel­lettili della stanza. Il Sappe non può non denunciare l’inettitudine della politica che predica bene e razzola male, poiché se esiste un accordo con la Tunisia perché il detenuto con pena definitiva, è ancora in Italia? Perché i po­litici fanno tante promesse sulla sicurezza dei cittadini, e poi la­sciano sul territorio italiano un detenuto pericoloso (ma ce ne sono a centinaia) più volte colpi­to di espulsione, benchè ci siano tutte le prerogative per mandarlo nel proprio Paese? Purtroppo alle parole non corrispondono mai i fatti, e le conseguenze le pagano i poveri cittadini o gli operatori delle forze dell’ordine”.

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