21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 19:54:00

Cronaca News

Braccianti sfruttati, raffica di controlli contro i “caporali”

In azione la Squadra Mobile e i Commissariati di Grottaglie, Manduria e Martina

Controlli di polizia contro il caporalato
Controlli di polizia contro il caporalato

Giro di vite nei confronti dei “capolarato”: de­nunciati dalla Polizia di Stato i titolari di alcune aziende agri­cole della provincia jonica

Nell’ambito di servizi finalizza­ti alla prevenzione e al contra­sto del “caporalato”, disposti dal Questore Giuseppe Bellassai nel territorio dell’intera provin­cia, agenti della Squadra Mobile e dei Commissariati distaccati di Grottaglie, Manduria e Mar­tina Franca, hanno denunciato il titolare di due società agrico­le che operano nel settore della raccolta frutta, ortaggi e lavora­zioni varie, entrambe con sedi a Castellaneta, nonché un suo collaboratore.

Raffica di controlli contro i “caporali”
Raffica di controlli contro i “caporali”
Raffica di controlli contro i “caporali”
Raffica di controlli contro i “caporali”

Sono ritenuti responsabili del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Nel corso del servizio di con­trasto, si è proceduto al control­lo di una decina di braccianti intenti a lavorare in un fondo situato nelle campagne di Ca­stellaneta in prossimità della strada provinciale 11, impiegati nel predisporre il terreno per le successive coltivazioni.

I lavoratori, la maggior parte originari del centro Africa e tutti regolari sul territorio na­zionale, durante il controllo hanno esibito documentazione attestante la regolare assunzio­ne.

Tuttavia, gli approfondimenti investigativi hanno fatto emer­gere una situazione di grave sfruttamento.

E’ stato accertato, infatti, che i braccianti agricoloi, oltre a lavo­rare in condizioni non idonee , privi dei dispositivi di sicurezza individuali e in violazione delle norme relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro, hanno percepi­to dal datore di lavoro una re­tribuzione inferiore a quella sta­bilita dalla contrattazione , non godendo, inoltre, di altri diritti riconosciuti dalla normativa.

La maggior parte dei braccian­ti veniva fatta alloggiare in un immobile, ubicato a poca di­stanza dal fondo, individuato e messo a loro disposizione dallo stesso datore di lavoro, nonché da un suo stretto collaboratore, incaricato di avviarli al lavoro, sorvegliarli e fornire loro l’al­loggio.

Proprio quest’ultimo, infatti, a fronte di un contratto di affitto stipulato con alcuni degli occu­panti, in cui era pattuita la som­ma di circa 2.500 euro annue, secondo l’accusa avrebbe prete­so e si sarebbe fatto consegnare mensilmente da tutti i lavorato­ri stranieri (presenti sempre in numero non inferiore a sette), la somma totale di 950 euro mensili, con un notevole illecito profitto.

Il sopralluogo nell’immobile ha consentito di verificarne lo stato di fatiscenza e le precarie con­dizioni igieniche.

Dopo il controllo ne sono se­guiti diversi altri effettuati già nelle settimane precedenti, che hanno condotto, oltre che all’ar­resto di una donna “caporale” di Monteiasi, ritenuta anche lei in concorso con il titolare di un’altra azienda agricola di Ca­stellaneta e il titolare e l’autista di una ditta di trasporti di Mon­teparano, responsabile dello stesso reato, a individuare altre aziende e persone responsabili di intermediazione e sfrutta­mento del lavoro.

Raffica di controlli contro i “caporali”
Raffica di controlli contro i “caporali”

Altre situazioni di grave sfruttamento, sono state individuate in occasione di controlli dispo­sti ed operati dalli agenti della Polizia di Stato nei territori di Maruggio ed Avetrana.

Sulla strada provinciale Ma­ruggio-Torricella, sono stati individuati dieci stranieri , pro­venienti dal nord Africa e dalla Romania, mentre raccoglie­vano angurie in condizioni di sfruttamento. Durante controllo è stata subito notata la presenza di una donna di nazionalità rumena posizio­nata all’interno di una rudimen­tale struttura in legno adibita alla vendita delle angurie.

Secondo gli investigatori la donna occupava in realtà quella posizione “strategica” allo sco­po di avere una visuale dell’in­tero appezzamento e verificare costantemente l’attività dei la­voratori.

Alcuni di questi ultimi face­vano chiari riferimenti ad una ditta calabrese, per conto della quale dichiaravano di lavorare, pur non avendo mai firmato al­cun contratto e pattuito una re­tribuzione.

Ciò grazie all’intermediazione della donna, alla quale alcuni di loro avevano consegnato il proprio documento d’identità.

Grazie alle dichiarazioni rese dai lavoratori è stata individua­ta una casa di campagna situata in contrada Monaci, nelle cam­pagne di Sava, dove gli stra­nieri venivano fatti alloggiare. All’interno dell’ immobile, un vecchio garage, erano stati ri­cavati dei giacigli di fortuna con materassi e coperte distesi per terra.

Il locale si presentava in pessi­me condizioni igieniche e privo di ogni forma essenziale di ser­vizi.

All’ingresso era stato applicato un telo con funzioni di tenda e vi era un’unica lampadina, ali­mentata da un cavo volante che forniva energia anche ad un fri­gorifero.

È stato fatto intervenire sul po­sto personale del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Ta­ranto il quale, dopo la consta­tazione dello stato dei luoghi, ha ritenuto di procedere allo sgombero del garage, dichiarato inagibile.

Al termine degli accertamenti sono state segnalate alla Procu­ra di Taranto quattro persone, fra cui la donna di nazionalità rumena (addetta all’attività di intermediazione illecita e alla sorveglianza dei lavoratori) e il titolare di un’azienda agricola calabrese, per conto della qua­le la donna agiva, ritenuto a sua volta responsabile delle condot­te di sfruttamento.

Un altro episodio di sfruttamen­to dello stato di bisogno di la­voratori stranieri, provenienti in gran parte dalla baraccopoli di Metaponto, è stato aaccertato nelle campagne di Castellaneta, in contrada Chiulli, zona in cui sono stati controllati sei cittadi­ni sudanesi intenti a lavorare in un fondo agricolo riconducibile ad un’azienda locale.

Le informazioni fornite agli agenti della Polizia di Stato dai braccianti agicoli sottoposti a sfruttamento hanno consentito di accertare come fosse lo stes­so datore di lavoro a prelevarli, di mattina, presso una stazione di servizio che è ubicata nei pressi della baraccopoli, tra­sportandoli in numero superio­re al consentito a bordo di un fuoristrada.

Anche in quest’occasione i tito­lari delle aziende coinvolte sono stati denunciati e sono stati segnalati all’Ispettorato territo­riale del Lavoro di Taranto. La Polizia di Stato ha evidenziato le irregolarità amministrative, ai fini delle contestazioni e del­le sanzioni previste dalla nor­mativa vigente.

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