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Lirica, molestie e Instagram

La vicenda di Aiko Miyamoto e lo stalking ai danni del maestro Sesto Quatrini

Il momento dell'arresto
Il momento dell'arresto

MARTINA F. – Le accuse di stalking a suo carico sono “solo” quelle ai danni del direttore d’or­chestra ma sembra che nel mirino della cantante giapponese ci fos­sero altri personaggi della lirica. Forse perché il loro unico torto era quello di lavorare col maestro Se­sto Quatrini. Scorrendo i post del profilo Instagram di Aiko Miya­moto sembra di ripercorrere tutti i suoi spostamenti a Martina Franca durante il Festival della Valle d’I­tria, dalle strade del centro storico, ai negozi, ai locali, alle uscite se­condarie, alle scale della Fondazio­ne Paolo Grassi che lei conosceva bene per aver frequentato l’Accade­mia del bel canto Rodolfo Celletti.

Da quello che mostrano le foto si è anche introdotta dietro le quinte, nell’atrio di Palazzo Ducale, poche ore prima di essere arrestata. Non le deve essere stato difficile, consi­derando il via vai di gente che c’è durante le prove e gli allestimenti scenici delle opere. Insieme alle foto di Quatrini in numerosi post ci sono quelle del direttore artisti­co Alberto Triola, anche lui sotto scorta nei giorni della rassegna fe­stivaliera e del regista, dello sceno­grafo e costumista Pier Luigi Pizzi che, a quanto pare, lei stava tam­pinando in pieno. Su Instagram la ragazza postava anche foto contro lo stalking, fra cui il numero anti­violenza 1522 e tutti i verbali col­lezionati dallo scorso aprile, da Vi­terbo a Martina. Una storia come questa il mondo lirico non l’aveva mai conosciuta, nemmeno in un’o­pera o in un romanzo. Nelle ultime settimane hanno fatto notizia le accuse di molestie sessuali a Placi­do Domingo da parte di cantanti e ballerine, accuse che il celebre te­nore ha respinto come infondate e imprecise, che non hanno intaccato la sua fama come del resto dimo­stra il recente successo al Festival di Salisburgo. Ma Domingo è uno dei più grandi tenori del mondo. La Miyamoto non è famosa come Do­ mingo per aver calcato i principali palcoscenici; deve la sua fama al primo caso di stalking nella lirica.

Questa storia non giova alla sua carriera che è solo agli inizi. In­tanto è un ostacolo anche alla pro­secuzione degli studi. Sottoposta ai domiciliari a Taranto non può sostenere gli esami all’Accademia Santa Cecilia. Al di là degli aspetti penali e delle accuse, sui quali si esprimerà la magistratura, infatti, la giovane mezzosoprano potrebbe essere la prima danneggiata da se stessa. L’avvocato che la difende nel procedimento dinanzi al Tribu­nale di Piacenza, Nadia Fiorani, as­sicura che la Miyamoto non è alla ricerca di notorietà. E non è questo che l’ha indotta a mettere in atto comportamenti persecutori, anzi ritiene che “questa vicenda per lei possa essere un grosso boomerang perché agli inizi della carriera arti­stica”. La perizia psichiatrica otte­nuta dall’avvocato che la difende a Taranto, Gaetano Vitale, potrebbe attestare la sua incapacità di stare in giudizio, quindi la sua non im­putabilità. Ma questo dovrà sta­bilirlo lo specialista in psichiatria incaricato, il professor Francesco Scapati che riceverà l’incarico l’un­dici settembre prossimo. Qualora invece dovesse essere giudicata per sua fortuna non le verrà applicato il cosiddetto codice rosso antivio­lenza è entrato in vigore il 9 agosto, dieci giorni dopo il “blitz” della donna a Martina.

Nel processo in corso a Taranto si è costituito parte civile solo il mae­stro Quatrini, attraverso l’avvocato Giuseppe Campanelli. Nessuna ri­chiesta è stata avanzata dall’orga­nizzazione del Festival della Valle d’Itria, la Fondazione Paolo Grassi, che da questa vicenda ha sempre preferito tenersi a distanza malgra­do le sortite della mezzosoprano a Palazzo Ducale che hanno inevi­tabilmente creato non poco imba­razzo.

 

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