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Le similitudini tra Pd e M5s sulle “Grandi opere”

La visione sulle “infrastrutture strategiche”

Palazzo Chigi a Roma
Palazzo Chigi a Roma

Spesso dimenti­chiamo che la nostra memoria storica è corta, cioè facilmente dimentichiamo non solo eventi accaduti venti, trenta anni fa ma, addirittura, quelli accaduti solo due, tre anni fa.

Se però riaccendiamo la nostra memoria ci accorgiamo che, in fondo, c’è una grande sintonia tra il Partito Democratico ed il Movimento 5 Stelle e ciò proprio per quanto concerne la tematica relativa alle “gran­di opere”, sì proprio quelle che definiamo infrastrutture strategiche come l’alta veloci­tà ferroviaria, il nuovo tunnel ferroviario Torino – Lione, le reti stradali, le reti metropolita­ne delle grandi realtà urbane, i grandi nodi logistici.

Sembra, quasi, incredibile que­sta mia denuncia, ma per con­vincere chi dovesse ritenere azzardata questa mia analisi elenco, in modo dettagliato, ciò che il Governo presieduto da Renzi prima e da Gentiloni dopo con Delrio al Ministero delle Infrastrutture e dei Tra­sporti, ha in realtà ritardato e non fatto:

• Nuovo tunnel ferroviario To­rino – Lione: durante il periodo con Delrio Ministro si volle av­viare una verifica progettuale soprattutto nella tratta italiana, cioè dal nodo di Torino fino all’inizio della tratta comune, un approfondimento che por­tò (cosa davvero paradossale) all’annullamento di una tratta (il collegamento con Orbassa­no) già annullato dal Governo precedente e grazie a questo annullamento si dichiarò che tale approfondimento aveva ri­dotto di oltre due miliardi di euro il costo dell’opera. Ripeto, una riduzione non vera perché effettuata dal Governo Letta. Ebbene questo approfondimen­to aveva ritardato i trasferimen­ti comunitari ed aveva preoccu­pato i francesi e messa in crisi la Società TELT preposta alla realizzazione dell’opera

• Il collegamento Genova – Mi­lano (Terzo valico dei Giovi), sempre nel rispetto di questo processo di rivisitazione pro­gettuale definita project review, venne ritardato l’avanzamento dell’opera e, addirittura, si ef­fettuò un approfondimento pro­gettuale tentando di realizzare invece di due canne (gallerie) una sola canna. Anche in questo caso si creò un forte rallenta­mento nell’avanzamento dell’o­pera e ricomparvero le vecchie critiche sulla utilità dell’opera. Un’opera ubicata su uno dei Corridoi comunitari strategici il Genova – Rotterdam

• La Gronda autostradale di Genova era stata già appro­vata dal precedente Governo e anche in questo caso per il progetto definitivo si sono im­piegati quasi quattro anni e, pur se coperta finanziariamen­te con risorse private, non si è proceduto, sempre durante il Governo PD, all’avvio concreto dell’opera

• L’asse ferroviario ad alta ve­locità Brescia – Verona – Pa­dova. Gli elaborati progettuali per essere sottoposti alla ap­provazione del CIPE (almeno per la tratta Brescia – Vero­na – Vicenza) erano pronti sin dall’inizio del 2015 e anche in questo caso, sempre attraverso la logica del project review, si è ritenuto opportuno verificare possibili soluzioni alternative come la velocizzazione dell’at­tuale offerta ferroviaria. Anche in questo caso approfondimen­ti che si sono verificati inutili ma coerenti alla logica del “non fare”

• La linea 2 della metropo­litana di Torino definita pro­gettualmente nel 2015 e non portata avanti in modo tale da utilizzare le risorse destinate alla sua realizzazione

• Il nodo autostradale di Bo­logna pronto e definito duran­te il Governo Letta e bloccato durante il periodo con Delrio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

• L’asse autostradale Cecina – Civitavecchia definito proget­tualmente, approvato dal CIPE e bloccato sempre nel triennio 2015 – 2018

• L’asse ferroviario ad alta ve­locità Napoli – Bari, un’opera supportata da un Commissario preposto alla velocizzazione dell’opera, un’opera da comple­tare in un arco temporale non superiore a cinque anni; oggi, dopo cinque anni, siamo in pre­senza di un avanzamento non superiore al 40%

• L’asse viario 106 (Jonica), ap­provato dal CIPE e pronto per essere avviata a realizzazione sin dalla fine del 2014 e blocca­to nel 2015

• L’asse ferroviario ad alta velocità Palermo – Catania, supportato come per la Napoli – Bari da un Commissario pre­posto alla velocizzazione della realizzazione dell’intervento, è praticamente, sempre durante i Governi Renzi e Gentiloni, ri­masto fermo alla fase pre pro­gettuale

Mi fermo qui perché penso sia sufficiente questo elenco per testimoniare la chiara volontà:

• a non perdere il consenso di coloro che invocavano il NON FARE,

• a non erogare risorse per in­frastrutturare il Paese in quan­to il ritorno più immediato lo si otteneva ricorrendo a scelte assistenzialistiche

• a cercare, in fondo, di imitare la linea strategica che aveva fat­to crescere elettoralmente pro­prio il Movimento 5 Stelle

Questa sintonia tra i due schie­ramenti come cittadino di que­sto Paese mi fa paura, ma penso faccia più paura al comparto delle costruzioni, al Sindacato e, la cosa più grave, il nostro Paese sempre più lontano dalla crescita.

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