Cronaca News

Debiti Ilva non pagati, esposto contro l’Amministrazione straordinaria

Gli abitanti dei Tamburi si rivolgono alla Procura

Una veduta del quartiere Tamburi
Una veduta del quartiere Tamburi

La gestione dell’Il­va in amministrazione straordi­naria avrebbe danneggiato alcu­ni creditori, in particolari i tanti proprietari di appartamenti del rione Tamburi. A sostenerlo in un esposto presentato alla Pro­cura della Repubblica, è la “As­sociazione per la tutela dei di­ritti dell’abitazione sul quartiere Tamburi”, presieduta da Amato Pellegrino.

L’esposto, redatto dall’avvocato Aldo Condemi, parte da un dato: trecento proprietari hanno otte­nuto con diverse sentenze il dirit­to al risarcimento per il deprez­zamento subito dagli immobili a causa dell’inquinamento prodot­to dallo stabilimento siderurgico. Nessuno, però, ha finora intasca­to un euro di quanto disposto dai giudici.

Il rispetto del diritto dei credito­ri, viene ricordato nell’esposto, è assicurato «dal controllo affidato al comitato di sorveglianza e alla vigilanza spettante al ministero» dello sviluppo economico. Ma – e qui sarebbe il nocciolo della questione – la nomina dei compo­nenti del comitato di sorveglian­za sarebbe avvenuta – si sostiene nell’esposto – su «indicazione al Mise da parte dei commissa­ri» dell’Ilva in As. Commissari che erano Pietro Gnudi, Corrado Carruba, Enrico Laghi, ai qua­li sono recentemente subentrati Francesco Ardito, Antonio Lupo e Antonio Cattaneo.

Ora, secondo quanto si afferma nell’esposto, il fatto che il Mise abbia di fatto ratificato le in­dicazioni dei commissari nella nomina del Comitato di sorve­glianza, avrebbe prodotto «epi­sodi di conflitti di interessi e di incompatibilità», perché il Mise ha «consentito che fossero questi stessi (i commissari, ndr) a sce­gliere chi dovesse sorvegliare il loro operato futuro».

Al Ministero viene inoltre ad­debitato di aver disposto che il fondo ricavato dal fitto di ramo d’azienda versati all’As, pari a 250 milioni di euro, invece che costituire «l’attivo della liquida­zione dei debiti accertati», sareb­bero serviti «per finanziare gli incentivi economici offerti per la fuoriuscita dall’impiego dei di­pendenti non assunti dalla nuova gestione.

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