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Calcio, Leo Guaita: la mia famiglia ed i dubbi su Taranto

Prima di firmare è stato sette giorni in città

Leo Guaita
Leo Guaita

La trasmissione – 100Sport Magazine – volge al termine. Ed è mentre il salotto televisi­vo condotto da Gianni Sebastio sta per chiudersi, che il diretto­re sportivo del Taranto Franco Sgrona, ospite del popolare pro­gramma sportivo insieme a Leo Guaita, racconta un significativo retroscena sull’ingaggio dell’e­sterno argentino.

Esce fuori la parola ‘inquina­mento’. «Leo aveva delle per­plessità…ha un bambino…tutte le voci che giravano…» ha detto Sgrona, con Guaita che ha ac­cennato «I problemi di Taranto li sapete voi (…) Ho un figlio di cinque anni, dovevo vedere, ca­pire»…

Un passaggio più che significa­tivo, in merito alla narrazione, lo storytelling, che accompagna, purtroppo, Taranto.

È stato il presidente rossoblu, Massimo Giove, a trovare la chiave per convincere Guaita e sua moglie ad accettare il trasfe­rimento con il loro bambino: una settimana qui, prima della firma, per «vedere e capire» come ha detto giustamente l’esperto cal­ciatore argentino, uno degli inne­sti più importanti nell’ambizioso roster (per usare un termine ce­stistico) messo a disposizione del bravo tecnico Nicola Ragno.

In quella settimana Guaita e la sua famiglia si sono convinti del­la bontà della possibile scelta, in una città «grande e bella» dove «siamo stati accolti molto bene, dove la famiglia sta bene, e que­sto è importante», per usare le parole del calciatore.

Oggi, quindi, Guaita è rossoblu ed anche da lui ci si aspetta un importante contributo per un vero salto di qualità, dopo l’ina­spettata sconfitta casalinga con il Brindisi che ha parzialmente ridimensionato l’entusiasmo che aveva caratterizzato il precam­pionato. «A Potenza stavo bene, avevo tutte le “comodità”» ha sottolineato «e se ho accettato questa sfida, sicuramente la più bella e la più importante della mia carriera, non è certo per ar­rivare secondo. Ho lasciato tutto per venire a vincere: so che a Taranto non succede da tempo. Ma ora si è fatto tutto per il me­glio». I fischi, dopo l’esordio, non fanno paura. «Li capiamo e li accettiamo. Ma sono sicuro che domenica, con il Casarano, ve­dremo un altro Taranto. Sarà una gara importante, ma non decisi­va: ed è bene affrontare subito un avversario quotato, perchè un successo ridarebbe entusiamo. In ogni caso, è necessario il giusto equilibrio».

A Casarano, allo stadio Giuseppe Capozza, il calcio d’inizio sarà alle ore 16: sarà l’esordio in cam­pionato per la compagine lecce­se, che recupererà il prossimo 18 settembre il match con l’Audace Cerignola; la stessa società ha ri­cordato nei giorni scorsi lo scom­parso Lamberto Giorgis, «indi­menticato allenatore che guidò il Casarano, in serie C1, nella stra­ordinaria epopea del presidente Antonio Filograna, ricordandone le ineffabili doti umane e pro­fessionali.Lamberto Giorgis è e resterà una figura indelebile del­la nostra storia calcistica contri­buendo, con la sua opera, a scri­vere pagine esaltanti di cui siamo fieri»; Giorgis è un nome amato anche dai tifosi tarantini.

Domenica, ad ogni buon conto, per la formazione rossoblù sarà comunque un momento molto importante: la squadra allenata da Ragno è chiamata a metter­si alle spalle la battuta d’arresto di sette giorni prima, contro un Brindisi capace di espugnare lo stadio Erasmo Iacovone, al no­vantesimo, per la prima volta nel­la sua storia. Di certo, non il de­butto che si era immaginato, per il Taranto; che ora è chiamato a ‘rovinare la festa’ al Casarano ed ai suoi tifosi, che attendono con ansia la partita dell’8 settembre.

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