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Sagra di Carosino, si può dare di più

Polemiche quest’anno sulla manifestazione nata oltre mezzo secolo fa

La sagra del vino di Carosino
La sagra del vino di Carosino

del Vino, quella di Carosino …ed i suoi relativi dibattiti, che l’hanno da sempre accompa­gnata quasi sin dalla sua nasci­ta, avvenuta esattamente oltre mezzo secolo fa.

Discussioni su come organiz­zarla, circondario vario e turi­sti che, in fondo in fondo, sono ancora visibilmente ammaliati dal miraggio di degustare vino quasi “alla fonte” (letteralmen­te parlando) al cospetto di una fontana monumentale che zam­pilla vino da immortalare nelle proprie fotografie.

Dunque il fatto, pardon la ri­correnza, meriterebbe molta più considerazione, quantome­no per il fenomeno sociale che essa desta. Ma non solo. Evi­dentemente questa antica sagra paesana, una delle primissime a chiamarsi “del Vino” e non dell’uva come tante altre, così come viene ancora proposta a distanza di 53 anni di vita, sem­bra apparire nonostante gli sfor­zi che si fanno, troppo “sgonfia”. Sia ben chiaro che, a scanso di equivoci, diciamo subito che non si intende remare contro la neoeletta Amministrazione comunale né tanto meno sugli organizzatori cui, comunque, va il nostro plauso per l’impe­gno profuso. Ma è indubbio che questa festa avrebbe dovuto oramai assumere connotati tu­ristici “avanzati” e di un certo rilievo, rispetto alla lettura che da molti anni viene data a que­sto avvenimento festaiolo e che è stata fornita anche quest’anno. Insomma ci si sarebbe aspetta­ta una svolta e un gesto di di­scontinuità col passato. Così ci sembra non sia proprio stato, pur presentando una discreta e innegabile affluenza di pub­blico: ma è stata vera gloria? Crediamo infatti che Carosino in questa festa, nella sua Sagra del Vino, si giochi moltissimo, in termini di visibilità turisti­ca e, quindi, avrebbe richiesto quell’accoglienza matura, vera e interessata, che invogli tutta la cittadinanza non solo a uscire di casa ma a collaborare e appas­sionarsi alla festa e i forestieri a tornarci nuovamente e far­la propria meta preferita tra le altre: le risorse culturali e viti­vinicole a riguardo, opportuna­mente valorizzate e “sfruttate”, non mancano di certo.

E allora sganciamoci una volta per tutte da certi appuntamenti ripetitivi che potrebbero apparire a prima vista interessanti pure, ma sono poco introdotti nel vero conte­sto carosinese, rischiando di far diventare l’evento solamen­te autocelebrativo e quindi alla fine ininfluente, nonostante la presenza di ospiti magari anche importanti ma che poco o nien­te conoscono della miriade di tante e attivissime realtà locali che andrebbero potenziate. E poi ci sarebbero i giorni di fe­sta: se così rimangono le cose, meglio farne solo due o addi­rittura uno ma buono, che non quattro giornate da “riempire”. Dipende dal budget risicato e dal poco tempo a disposizione, si dirà! Ma, forse forse, in fon­do c’è anche una crisi delle idee e di questo specifico modello di festa, aggiungiamo, che così com’è non va. Le aspettative future a questo punto, lo riba­diamo, impongono che la ricor­renza del prossimo cinquanta­quattresimo, riesca veramente ad incrociare e comprendere insieme alla volontà popolare, anche un certo “adeguamento” dell’intera iniziativa ai giorni nostri. Lo scopo non può in­fatti essere più solamente quel­lo festaiolo che pur ci sta, ma deve contare necessariamente se non soprattutto a rivalutare il territorio che ospita l’evento ed i suoi maggiori interpreti economici e culturali. Chi non si accorge di queste necessità e continua a valutare solo la for­ma (affluenza di pubblico) più che la sostanza (tipo di proposte contenute nell’evento), non è si­curamente di Carosino e quindi non può capire quanto stiamo dicendo e quanto a cuore stia questa festa ai Carosinesi.

Bi­sogna allora, come si dice oggi, fare sistema e rete al contempo col circondario, almeno a livel­lo provinciale o dei Comuni di Montedoro, cui Carosino appar­tiene, specialmente per non ac­comunare ad esempio giorni di festa concomitanti con gli altri dei paesi limitrofi. E ancora oc­corre non ridursi, così come ac­cade oramai negli ultimi anni, a notiziare l’evento pochi giorni prima del suo inizio e datarlo a secondo di quel che capita. Da un lato gli operatori priva­ti del settore e non, potenzial­mente interessati all’iniziativa, risulterebbero spiazzati o quan­tomeno impreparati a potervi partecipare mentre, dall’altro, la maggior parte dei probabili turisti o stanno oramai per ri­partire o si sono impegnati in altre occasioni festive. Sarebbe fondamentale anche rafforzare la recettività di questi giorni di festa con i vari B&B della lo­calità e con strutture presenti anche nella zona, istituendo ap­posite aree di parcheggio e vari bagni pubblici. Infine la nota dolente che attanaglia da sem­pre la Sagra del Vino di Carosi­no: la macchina organizzativa a guida economica e decisio­nale degli amministratori poli­tici pro-tempore, che sin dalla nascita di questa festa si sono mostrati attaccati sempre più alla importante visibilità ester­na che garantisce loro l’evento. Al contrario, crediamo noi e lo andiamo ripetendo da anni, bi­sogna creare un apposito Comi­tato Sagra del Vino, formato dai vari aspetti locali del territorio (nessuno escluso da quelli eno­gastronomici a quelli culturali, per esempio), che siano parte integrante della macchina or­ganizzativa e comincino a lavo­rare per la prossima sagra esat­tamente il giorno dopo che si è conclusa quella corrente. Ma questa conversione di veduta, si sa bene da molto tempo, è tutta un’altra storia….

Floriano Cartanì

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