C’eravamo tanto odiati
C’eravamo tanto odiati

La foto, scattata mercoledì 4 settembre, è emblematica. Una schiera di buche per la posta a due passi dagli uffici di Poste Italiane, sul lungomare. C’è una mis­siva, ma non è imbucata. È lì, affissa ad una delle tradizionali buche rosse. Non ha biso­gno di essere affrancata né spedita. Basta la sua presenza, la sua esposizione agli occhi di tutti. Il messaggio è scritto in modo chiaro ed evidente: “Parlateci di Bibbiano!”.

In risalto ci sono la lettera P e la lettera D. Il riferimento è inequivocabile: il Pd; la vi­cenda, anche: quella del paese dove diversi bambini sarebbero stati strappati alle loro famiglie in un presunto giro di affidi illeciti.

Una storia raccapricciante, come raccapricciante è stato l’uso che ne ha fatto il Mo­vimento Cinquestelle. Un mantra sdoganato dal capo politico Luigi Di Maio, ora mi­nistro degli esteri, e ripetuto senza soluzione di continuità da attivisti e simpatizzanti su ogni canale di propaganda grillina, social in testa: “Parlateci di Bibbiano” era la provocatoria affermazione, spesso la risposta ripetuta pappagallescamente a quanti osavano sottolineare i dinoccolati passi pentastellati nel primo governo Conte. Uno degli attacchi più barbari e rivoltanti che siano mai stati fatti nella storia politica della Repubblica, con il chiaro intento di identificare nel Pd il partito degli affidi illeciti. Questo perché il sindaco di Bibbiano, coinvolto nell’inchiesta per una ipotesi di abuso di ufficio che nulla a che fare con i presunti affidi illeciti dei bambini tolti alle loro fa­miglie, è proprio del Partito Democratico.

Un uso squadristico della vicenda giudiziaria, utilizzata dal M5S nel suo momento di maggiore difficoltà nel governo con la Lega, quando Di Maio e i suoi erano sopraffatti dalla ingombrante presenza di Salvini. Un diversivo, quello di Bibbiano, per spostare le attenzioni dai propri affanni e dalle proprie incapacità e indicare al pubblico disprezzo il partito avversario, identificato come una sorta di caverna abitata da creature im­monde. Raramente si erano toccate punte tanto squallide per fare la guerra ai propri avversari.

A quella moltitudine di meccanici ripetitori di slogan coniati dagli uffici di comunica­zione grillina devono essere appartenuti gli attacchini di quegli adesivi, ormai un po’ sbiaditi dal sole, che aprono uno squarcio bianco sul rosso di quelle buche. Chissà, ora che è nato il governo giallorosso e che gli orchi di Bibbiano sono diventati propri amici, se gli attacchini di cui sopra andranno a rimuovere quegli adesivi. Forse lo faranno per evitare il rossore della vergogna, forse per nascondere orwellianamente la realtà di ieri, facendo leva sulla scarsa memoria degli italiani e, nel caso di specie, dei tarantini. Forse non faranno nulla. Più probabilmente resteranno in attesa delle direttive dagli strateghi della comunicazione. Perché di iniziativa propria è difficile che possano essere dotati gli automi della Repubblica di Rousseau.

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