Cronaca News

Governo, «Ora risposte per Taranto»

Il senatore Mario Turco a proposito del nuovo esecutivo guidato da Conte

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Fiducioso, ma con prudenza. Il senatore Mario Tur­co, parlamentare del M5S vicino al premier Giuseppe Conte, atten­de di sonoscere più nel dettaglio ruoli e programmi del nuovo go­verno prima di esprimere un giu­dizio più approfondito.

«Attendiamo di conoscere la defi­nizione dei contenuti, soprattutto attendiamo le misure per Taran­to, perché per Taranto attendiamo risposte», dichiara il senatore a TarantoBuonasera. Una dichia­razione non dissimile da quella rilasciata dal sindaco Rinaldo Melucci (ne parliamo a pag. 3) proprio a proposito del nuovo decreto che riscrive l’immunità penale per consentire la continu­ità produttiva nello stabilimento siderurgico Arcelor Mittal.

Probabilmente a frenare gli entu­siasmi del senatore Mario Turco è stato proprio il cosiddetto decreto “Salva Ilva”, varato dal consiglio dei ministri il 6 agosto ed emanato dal presidente della Repubblica il 3 settembre. Si tratta del decreto legge su “Misure urgenti per la tutela del lavoro e la risoluzione di crisi aziendali”, che comprende una serie di norme su diverse aree di crisi delPaese, tra cui Taranto.

«Il decreto – osserva Turco – è orientato verso l’impresa. Ora mi aspetto qualcosa che sia orienta­to verso Taranto, soprattutto per quanto riguarda l’introduzione della valutazione del danno sani­ tario nell’Aia. Mi aspetto misure copensative anche per le azpetta­tive economiche dell’ibndotto e per tutta l’economia territoriale. Dopo 14 mesi di governo M5S-Lega e ora che sta per comicniare questa nuova fase mi aspetto dal nuovo governo una accelerata per dare risposte ai tanti problemi del nostro territorio».

Tra questi, appunto, quelli delle imprese dell’appalto Arcelor- Mittal.

«Non è possibile – afferma l’eco­nomista e parlamentare – avere un approccio economico genera­le per tutti i siti industriali».

«ArcelorMittal – spiega il senato­re – se, da una parte, è legittimato sul piano decisionale a raziona­lizzare i costi di gestione, dall’al­tro non può pretendere, in manie­ra semplicistica, una riduzione del costo degli appalti del 40% invocando di voler uniformare i costi del sito di Taranto con quelli che sostiene in altri stabilimenti d’Europa. Le ragioni risiedono soprattutto nei differenti e più alti costi fiscali, contributivi e salariali tra l’Italia e gli altri Pa­esi come, ad esempio, Polonia e Francia. Prevedere un piano di revisione dei costi al ribasso del 40%, peraltro non preventiva­mente concordato con le imprese territoriali interessate, può rap­presentare un grave rischio per queste ultime che a fronte di tale repentina decisione si troveran­no ad affrontare una situazione emergenziale, con inevitabili ri­percussioni sul piano della loro stessa sostenibilità e permanenza sul mercato».

«Con riferimento poi alle gare di appalto che ArcelorMittal vorrebbe praticare al ribasso – continua il senatore Turco – av­verto un pericolo legato al fatto di favorire imprese che possono trascurare aspetti legati alla si­curezza ambientale e lavorativa, oltre che alla regolarità contribu­tiva. Il gruppo Mittal sostiene di basare i futuri affidamenti in ap­palto su criteri di competitività, qualità ed efficienza del servizio offerto, trascurando però il fatto di inserire tra gli stessi criteri di selezione dei fornitori in sede di affidamento degli appalti, aspetti come sicurezza e tutela dell’am­biente, oltre che di trattamento e smaltimento dei rifiuti di lavora­zione. Aspetti questi ultimi che mi auguro siano considerati ai fini della salvaguardia dell’am­biente e della salute pubblica».

«Per ciò che concerne l’affida­mento dei lavori – conclude Tur­co — sarebbe invece opportuno stabilire un criterio differente di offerta rispetto al prezzo al ribas­so, ovvero il costo standard. Tale parametro valutativo può garanti­re quel giusto connubio tra com­petitività ed efficienza con quelle necessarie garanzie ambientali, di sicurezza lavorativa e salutare, oltre che di rispetto degli obblighi salariali, fiscali e contributivi».

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