Luigi Einaudi
Luigi Einaudi

Preliminarmente, riferisco un concetto di Luigi Einaudi che affermava che “uno Stato coincide sovente con un Governo in un rapporto di autorevole consenso”. Ma lo “Stato” quale valore etico, soprattutto, diventa contemporaneamente “stato di cultura” ed in quanto è sovrano governa non nel significato deteriore di sovranismo o sovranità, ma quale voce democratica che è la stessa voce della libertà perché la “democrazia” nel suo valore pieno, e come attività dello spirito, è libertà. Libertà che si svolge e si determina nella più seria e profonda prassi perché diventa un problema politico e cioè di esistenziale eticità.

Dall’epoca dell’Illuminismo in poi, tranne modesti periodi storici, l’espressione “In nome del popolo sovrano” è stata alla base e lo è, fortunatamente ancora, di tutte le grandi attività istituzionali dello Stato. Anzi, ancor più evidente, le parole “In nome del popolo” diventano la metafora della stessa civiltà di una Nazione resa democratica proprio, si dice, per volontà del popolo, che è sovrano nelle sue decisioni; che si evidenziano attraverso i1 voto, espressione di una raggiunta e matura volontà politica, che vuole che uno Stato tale si dica perché complesso unitario di cittadini. I1 popolo, che tuttavia non può materialmente governare la “cosa pubblica” delega, attraverso il voto, ai suoi voluti eletti il “principio” che poi diventa il “fatto” di governare in suo nome. D’altra parte la stessa parola “democrazia” vuole intendere proprio questo chiarissimo concetto. Certamente in una compiuta democrazia c’è, proprio per effetto del voto popolare, chi deve governare e chi deve stare all’opposizione controllando proprio chi governa e come governa. Quindi puro e netto bipolarismo, come ormai in tutte le compiute democrazie della terra. Le cose cambiano quando la “democrazia” che significa eticamente “servire” il governo voluto dal voto popolare, diventa “potere” di partito e di partiti.

Se è di partito assume il ruolo non democratico di regime, se è di più partiti, quello di oligarchia; l’uno e l’altro ruolo sono la morta della democrazia. Questo in parole semplici il tutto. Il concetto di “Stato” deriva da quello, in fin dei conti, di “governo”; l’uno e l’altro comunque non sono la “nazione” quest’ultima può decadere, ma non passa; Stato e governo decadono e passano, come i fatti storici antichi e recenti insegnano. Il pericolo nasce da qui; di qui l’inganno alla democrazia perchè un partito, qualunque esso sia, che voglia assumere il ruolo di essere “tutta la democrazia” non solo ne è immancabilmente la sua morte, ma, senza dialogo con le altre forze democratiche, finisce con l’essere o voler essere tutto laddove è solo una parte del tutto. Allora al posto della voce “in nome del popolo sovrano” si fa avanti l’altra “in nome del partito o della coalizione di partiti” che sovrani non sono, nè possono essere. Allora la “Democrazia è tradita. Se poi, attraverso i partiti, si forma una classe dirigente che opera contro i “doveri” di un governo, se poi scandali giudiziari ed evasioni fiscali creano un’atmosfera di immoralità, se la stessa vita politica è in contrasto con i principi morali e politici degli stessi partiti, se il voto popolare espresso in una direzione, poi prende altre vie altri porti non in virtù di un principio politico immacolato, ma per calcoli di potere politico, allora il “popolo sovrano” diventa espressione di comodo, e non di fatto. E le conseguenze storiche si pagano; e le comincia a pagare proprio quel popolo che è la parte viva ed essenziale di una democrazia e non di un potere “democraticamente’’ altrui.

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