Lucio Lonoce
Lucio Lonoce

«Mentre in città si susseguono emissioni di fumi inquietanti dallo stabilimento siderurgico, che molti cittadini giustamente allarmati diffondono sui social, ArcelorMittal continua con il suo inaccettabile gioco delle tre carte». È molto duro il presidente del consiglio comunale Lucio Lonoce. «Annuncia grandi investimenti e un rilancio a livello internazionale del polo tarantino, ma pone come condizione il mantenimento dell’immunità penale, minacciando in caso contrario un disimpegno totale. Nel frattempo (e prima della scadenza del 6 settembre) è stata puntualmente accontentata con l’ennesimo decreto “salva Ilva”, benché con qualche limitazione.

Continua poi a far ricorso alla cassa integrazione, dopo quella richiesta a luglio, per altre 13 settimane e per circa 1.400 dipendenti. Per non parlare delle centinaia di lavoratori ancora in carico all’Ilva in amministrazione straordinaria e tuttora in cassa integrazione. Il che significa meno potere d’acquisto per altrettante famiglie, in molti casi monoreddito, e tanti negozi del quartiere Tamburi, soprattutto ma non solo, in profonda crisi e addirittura costretti a chiudere». Continua Lonoce: «E che dire della sicurezza dei dipendenti? A parte il tragico incidente di luglio in cui ha perso la vita Cosimo Massaro, i sindacati stanno lamentando nelle ultime ore condizioni di lavoro poco rassicuranti, a causa di impianti obsoleti e in cui diventa sempre più difficile operare; non soltanto per il rischio infortuni, ma anche per le inalazioni di sostanze pericolosissime. E ArcelorMittal che fa? Minimizza tutto, rendendosi peraltro responsabile di un’azione di dubbio gusto, come quella di pagare un premio di produzione a quanti non avevano scioperato in occasione dello sciopero proclamato dopo la morte dello stesso Cosimo Massaro! Cito anche le drammatiche condizioni in cui versano le ditte dell’appalto (già creditrici di decine di milioni di euro nei confronti della precedente gestione del siderurgico in amministrazione straordinaria), costrette a licenziare tante persone (e forse a chiudere) dopo la decisione di ArcelorMittal di affidare alcuni servizi essenziali a una società ad essa molto vicina (l’Alliance Green Services) estromettendo di fatto le imprese locali. Per non parlare della riduzione delle tariffe che è stata imposta agli autotrasportatori, anch’essi in gravi difficoltà».

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